Avatar | Théophile Gautier Avatar | Théophile Gautier

Avatar | Théophile Gautier

Avatar Théophile GautierCentocinquant’anni prima dell’omonimo film campione di incassi di James Cameron fu lo scrittore francese Théophile Gautier (1811-1872) a utilizzare per primo il termine “avatar” per un’opera letteraria. Pubblicato nel 1857, il romanzo breve Avatar (in questa pubblicazione di Leone editore) è una pietra miliare della letteratura fantastica.

Avatar narra la storia di Octave de Saville, un giovane uomo affetto da una malattia che nessun medico riesce a diagnosticare. L’uomo è abbandonato alla sua condizione, deciso a

passare i giorni con l’indifferenza di un uomo che non spera più nel domani.

Al suo capezzale giunge lo stravagante dottore Balthazar Cherbonneau, metà taumaturgo, metà alchimista, il quale riuscirà a capire quale patologia colpisce Octave. Una malattia tremenda perché morale e non fisica: pene d’amore. Octave de Saville sta letteralmente morendo d’amore.

La celebre e saporita prosa di Gautier ci espone il dramma di Octave che, durante un soggiorno estivo a Firenze, tra lente giornate spese a visitare musei, chiese e caffè, si imbatte nella sublime bellezza di una giovane contessa. La ragazza si chiama Prascovia Labinska. Octave ne resterà irrimediabilmente innamorato; un amore che la contessa non potrà ricambiare perché già sposata e, soprattutto, innamorata di suo marito, il conte Olaf Labinski.

«Immaginate che io sia partita per sempre, che sia morta. Dimenticatemi.»

Il dottor Cherbonneau, denominato anche il «medico dei morti» per le sue mirabolanti imprese in campo sanitario, riuscirà a portare nel suo studio parigino Octave e il conte Labinski e, in maniera prodigiosa, attuerà uno scambio d’anime: «il rito dell’avatar era compiuto».

recensione Avatar Gautier

Théophile Gautier

Grazie all’inganno, l’amore senza speranza di Octave de Saville sembra destinato a trasformarsi in una grande storia d’amore con la desiderata Prascovia, ma il diavolo (in questo caso nelle vesti del dottor Cherbonneau) fa le pentole, non i coperchi. De Saville e Labinski si troveranno a sfidarsi a duello per conquistare il cuore della contessa: la drammatica vicenda sarà risolta nel sangue?

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Le atmosfere magiche (e magicamente descritte), le citazioni letterali, musicali e artistiche e l’amara ironia tipici di Gautier sono già presenti in tutta la loro forza nel breve romanzo, mentre in germe sono lo sfarzo dei periodi e la ricercatezza e la gustosità delle parole che sarebbero esplose da lì a pochi anni con opere più mature come Jettatura, opera recensita QUI

Autore: Antonio Pagliuso

Ventenne (da sette anni) di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Collaboratore e redattore di alcune testate online, scrive di sport, cultura e spettacoli. Autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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