Itinerario della mente verso Thomas Bernhard | Martino Ciano Itinerario della mente verso Thomas Bernhard | Martino Ciano

Itinerario della mente verso Thomas Bernhard | Martino Ciano

recensione Itinerario della mente verso Thomas Bernhard Martino CianoNella stanza con il camino, luogo di ricordi, imprecazioni e persecuzioni, c’è una poltrona rossa; il pavimento è di piastrelle grigiorosa e c’è pure una finestra, sempre chiusa, che fa della stanza con il camino la più sicura della casa. Qui sono morti, senza dare un segnale, a cadenza annuale, forse, la madre, il padre e la sorella dell’anonima voce narrante di Itinerario della mente verso Thomas Bernhard, l’ultimo travolgente romanzo di Martino Ciano.

Travolge e stravolge, fin dalle primissime pagine, il volume di Ciano, pubblicato per i tipi di A&B Editrice. Lo fa attraverso una scrittura viva e sovversiva, che non si livella acquiescente e pavida a quell’unica penna che pare scrivere tanti e tanti romanzi pubblicati dai grandi marchi editoriali, quei libri che danno il benvenuto tanto nei supermercati del libro delle grandi città quanto nelle piccole librerie di provincia.

Una manciata di esempi? Martino Ciano, attraverso il suo malvagio protagonista, epiteta la donna, anzi la “donnetta”, come “cagna randagia”, ne denuncia il suo essere “succube del marito e della prole”, dedita a “cucinare, pulire la casa, sciacquare pantaloni e mutande”. L’autore parla di incesti fraterni, di “tracce di sesso” ricercate negli indumenti altrui, di violenza che all’apparenza risulta subita ma che a una analisi più minuziosa sembra addirittura richiesta, di stupri legittimati dall’anello nuziale, di disgusto verso il proprio corpo e quello degli altri, che si manifesta con tutta la sua brutalità quando l’amplesso finisce e ci si ritrova raffreddati, sporchi, miseramente nudi accanto – o sopra, o sotto – a un corpo per il quale proviamo orrore e che ci smaschera nella nostra viltà, nella nostra animalità, tanto che ce ne vergogniamo, tanto che ci piacerebbe pulirci la mano e afferrare un revolver e spararci un colpo in fronte.

Ecco, il suicidio, la morte indotta, uno dei temi che Martino Ciano scaraventa subito addosso al lettore, oramai irrimediabilmente rapito dalla lettura.

“La morte è tutto ed è l’unica cosa che ci rende la vita più allegra.”

Ma ritorniamo all’anonimo protagonista, un uomo abbandonato, remissivo, narcisista, misogino, misantropo, affezionato alla sua sofferenza e pertanto impossibile da guarire, un uomo del sottosuolo che ha deciso di scomparire, di non sentire e non comunicare, ché attorno vede soltanto gente “ammalata di autodistruzione”. A cominciare dai famigliari, trapassati – di questo ne è sicuro – e per questo divenuti dei traditori sulle cui tombe sputare, ché ci si sente sempre traditi da chi ci abbandona, da chi credevamo che avrebbe resistito a ogni nostra angheria, a tutti i nostri malumori, ubbie e negligenze. “Traditori della nostra tranquillità”, maledetti parenti di sangue che hanno provato a plasmarci a loro immagine e somiglianza impartendoci una educazione posticcia, fine a se stessa, non facendoci mai sentire all’altezza della loro presunta morale e quindi in colpa e quindi avvelenati e quindi bisognosi di vendetta.

“L’amore non è altro che il tentativo di plagiare un altro essere umano, di farlo sentire succube di un buon sentimento che la natura non contempla, perché la natura non si rivela attraverso i buoni sentimenti, ma grazie alla violenza.”

E mentre l’odio monta e la rivalsa viene legittimata, nella stanza con il camino si ode un rumore: è un monotono ticchettio di tasti, di una macchina per scrivere o una tastiera, che annuncia la presenza di uno scrittore, un “ignobile” homo litteratus buono soltanto a sfruttare le vite altrui, a spremerle fino a cavarne fuori una storia che possa trasformarsi in un romanzo, un “romanzo-truffa” da migliaia di copie e da migliaia di euro di diritti d’autore guadagnati attraverso “il più stupido e ripugnante degli esseri umani”, vale a dire il lettore.

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È così che si materializza Thomas Bernhard (1931-1989), scrittore austriaco avvezzo alla critica, espressa attraverso lunghi monologhi, verso il suo mondo, il solo – scrive Ciano – che sia “stato capace di disintegrare la coscienza”. Nasce un dialogo tra l’anonimo narratore e Bernhard, nel quale si corteggia la possibilità che quest’ultimo possa trascrivere i pensieri della voce, fissare il suo soliloquio affinché i posteri possano venire a conoscenza di ciò che ha subito, di come il folle registro della vita ne abbia alterato la condotta.

Si schiude così la reale storia del protagonista di Itinerario della mente verso Thomas Bernhard; si schiude in un confronto finale in cui anche il Cristo e le sue onniscienza e onnipotenza, sì come la sua necessità, si troveranno sotto accusa, vulnerabili, soverchiati.

Autore: Redazione Leggere Libri

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