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Il tempo del tamburo | Sabina Moretti

Il tempo del tamburo | Sabina Moretti

“Il tempo del tamburo” di Sabina Moretti è un appassionante e brutale romanzo corale, in cui sono presentati vari punti di vista narrati in prima persona da diversi personaggi; l’opera è ambientata alle pendici del monte Ararat a cavallo tra il mesolitico e il neolitico e ha come protagonista una bambina, Hay, che poi osserviamo crescere e diventare una donna forte e coraggiosa.

Hay fa parte di una tribù molto superstiziosa, i Kefna, che la considerano uno spirito maligno in quanto lei non è scura ma ha invece la pelle e gli occhi chiari, che sono anche di due colori, e i capelli rossi; per questo motivo decidono di farne la vittima di un sacrificio rituale. Il giorno designato, però, il destino guarda bonario dalla parte della bambina: uno sciamano straniero della tribù degli Akbi, Gnu, si rende conto dell’eccezionalità di Hay, soprattutto perché l’ha vista in un sogno premonitore, e decide quindi di reclamarla per sé. Il lettore segue la giovane protagonista mentre si adatta al suo nuovo clan, non senza problemi: l’intolleranza verso il suo aspetto è sempre presente, ed è spesso isolata; per fortuna la ragazzina ha Gnu, che la protegge e la guida, conscio che ella, un giorno, prenderà il suo posto come sciamano.

Sabina Moretti ci racconta le consuetudini delle tribù nel tardo mesolitico e i ruoli all’interno del gruppo, concentrandosi soprattutto sulle donne; è infatti un romanzo profondamente focalizzato sul femminile: a quei tempi le donne erano tenute in gran conto in quanto portatrici di vita, ed erano considerate esseri quasi magici perché non vi era stata ancora correlazione tra l’accoppiamento e la gravidanza.

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Hay cresce, si inserisce nel tessuto sociale e comincia a manifestare quella voglia di rinnovamento che poi farà di lei una rivoluzionaria: ella, infatti, guiderà la sua tribù verso cambiamenti importanti, sia individuali che collettivi. Il centro della storia è rappresentato dalla costruzione di due templi megalitici, uno dedicato ai defunti e l’altro dedicato alla Grande Madre, dove diverse etnie si incontrano per decenni: Gnu e la protagonista si recano in quel luogo e lì la ragazza, ormai quasi donna, comincia il suo apprendistato per diventare uno sciamano.

Sarà un percorso lungo e tortuoso, affrontato tra atti di violenza, forti passioni e propositi di vendetta; Hay acquisisce consapevolezza e forza mentre il mondo comincia a cambiare: molti saranno colti impreparati ma non certamente lei, che ha sempre saputo vedere oltre.

Autore: Antonio Pagliuso

Vive a Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei grandi classici della letteratura un traguardo cui ognuno di noi dovrebbe puntare. Oltre che su "Leggere libri" scrive anche su "Glicine rivista" "Vanilla magazine", è direttore artistico delle rassegne culturali "Al vaglio" e "Suicidi letterari" e autore dei romanzi "Gli occhi neri che non guardo più" e "L'arazzo algerino".

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