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Da qualche parte in Toscana | Filippo Tofani

Da qualche parte in ToscanaMeg Sanders è una bella e giovane professoressa di Storia dell’Arte dell’Università di New York, dalla vita frenetica e con una relazione tormentata alle spalle finita in malo modo. La nostra protagonista lotta giornalmente per terminare di pagare i debiti del proprio appartamento. Un giorno, dopo aver terminato d’impartire la sua lezione all’università, si reca con la sua amica Anne ad una riunione accademica nel corso della quale viene a conoscenza del fatto che di lì a breve la sua cattedra di Storia dell’arte sarà cancellata, poiché il consiglio d’amministrazione universitario, non ritiene più le materie umanistiche indispensabili per la formazione e futuri impieghi aziendali degli alunni.

In preda alla disperazione e pur di salvare il posto di lavoro, unica fonte di reddito capace di pagare i debiti dell’appartamento, Meg si vede costretta ad accettare la proposta del proprio direttore del Corso di Laurea, Simon Wald, che vuole mandarla temporaneamente a realizzare una supplenza di una collega che si è fatta male a una gamba durante un programma d’intercambio in Italia, più precisamente all’Università per stranieri di Siena. Mentre tanto lei starà in là, Simon promette di candidarla a una posizione a tempo indeterminato.

 Inizialmente indecisa e frustrata per la decisione da prendere, anche grazie all’aiuto di Anne, Meg decide di intraprendere la nuova avventura lavorale. Una volta giunta in Toscana però, quello che doveva essere solo un viaggio di lavoro momentaneo si trasformerà ben presto in un’esperienza indimenticabile fra tradizioni, arte e buon vino; dove nuovi sentimenti prenderanno il sopravvento sui vecchi e la porteranno a dare una nuova svolta alla propria vita.

Qui infatti conoscerà Mario, piccolo produttore di vino, squattrinato che sogna di vincere il concorso regionale dei giovani produttori vinicoli, e che s’innamora follemente di lei; entrerà a far parte della contrada della Civetta al Palio di Siena e grazie all’aiuto del suo nuovo direttore accademico, Giovanni Guerrini, imparerà a conoscere e scoprire molte cose e curiosità sulla storia e le tradizioni toscane, dell’arte e del vino. Ben presto però Meg si troverà nuovamente a dover fare una scelta; ancora una volta dovrà decidere se dare ascolto a ciò che le dice il suo cervello e il buon senso, o se lasciar stare la razionalità e spingersi invece a ciò che il suo cuore segretamente le sussurra al suo interno.

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Filippo Tofani nasce a Pietrasanta in provincia di Lucca il 21 settembre del 1983. Dopo aver frequentato il Liceo Michelangelo a Forte dei Marmi ha ottenuto la Laurea in Media e Giornalismo all’Università di Firenze nel 2009. Durante i successivi anni ha risieduto insieme a sua moglie dapprima a Salt Lake City, Utah dove ha conseguito una specializzazione in lingua inglese presso l’University of Utah e ha raccolto numerose testimonianze sull’emigrazione italiana nel Far West.

Successivamente trasferitosi a Città del Messico, ha lavorato dapprima come professore di lingua e cultura Italiana presso la Società Dante Alighieri, collaborando anche come professore di lingua italiano presso l’Instituto Politecnico Nacional e l’Universita Autonoma Metropolitana.

Successivamente ha prestato servizio come professore di lingua straniera e direttore dei programmi multiculturali presso l’Instituto Tecnológico de Estudios Superiores de Monterrey. Rientrato in Italia dopo la pandemia del 2020, attualmente risiede insieme alla moglie Alcmena e ai figli Valentina e Nicolas, a Marina di Pietrasanta in Versilia dove gestisce una casa vacanze.

Autore: Antonio Pagliuso

Vive a Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei grandi classici della letteratura un traguardo cui ognuno di noi dovrebbe puntare. Oltre che su "Leggere libri" scrive anche su "Glicine rivista" "Vanilla magazine", è direttore artistico delle rassegne culturali "Al vaglio" e "Suicidi letterari" e autore dei romanzi "Gli occhi neri che non guardo più" e "L'arazzo algerino".

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