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Tre vivi, tre morti | Ruska Jorjoliani

Recensione Tre vivi, tre morti | Ruska JorjolianiRuska Jorjoliani, classe 1985, georgiana di nascita, ma palermitana di adozione è l’autrice di Tre vivi, tre morti, l’ultimo romanzo edito da Voland per la collana Amazzoni.

Tre vivi, tre morti è un romanzo che si dispiega dagli anni Quaranta (con alcuni flash che arretrano fino ai Trenta) alla fine dei Cinquanta, cavalcando l’ultimo conflitto mondiale.

I primi personaggi con cui ci si imbatte sono Aurora e Modesto, una coppia, entrambi insegnanti ed entrambi con il più classico amante, a spezzare le logoranti abitudini di coppia, “la fisica delle cose quotidiane”: Clio, attrice, bei capelli rossi e strana cognizione del tempo, per l’uomo; Luciano, giornalista, schivo e con qualche fisima, per la donna.

Un rapporto, quello tra Aurora e Modesto, in cui chiaramente regna l’inerzia, e l’autrice è brava a far respirare al lettore il tanfo di una coppia tenuta in piedi dalle convenzioni e dalle menzogne più banali, per le quali oramai non ci si sforza neppure di essere originali. Un rapporto di quelli che, paradossalmente, sono destinati a durare a lungo, a meno che non sopraggiunga un accadimento.

E l’accadimento arriva quando Modesto riceve una strana missiva, senza firma, che parla di “antichi errori”, di vecchie faccende che verranno presto a galla. Una piccolezza, un minimo ostacolo su un percorso tracciato, ma è dalle cose minime che “possono nascere col tempo dei cambiamenti imprevisti che alternano cose che sembravano grandi grandi.” Il messaggio anonimo turberà l’uomo e lo condurrà a fare i conti con un passato nascosto negli angoli più torbidi della memoria.

La seconda parte del volume è quella del salto indietro, alla guerra, alla morte, alla sofferenza. In questa parte, quella dei ricordi, si intravedono in maniera più definita le influenze letterarie di Ruska Jorjoliani: Aracoeli di Elsa Morante, Paesi tuoi di Cesare Pavese, Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern che, come sostiene la giovane autrice al termine dell’opera, sono soltanto alcuni dei libri che riecheggiano in Tre vivi, tre morti.

Nello scorrere delle pagine si incontrano vari riferimenti storici indicativi della grande conoscenza storica dell’autrice. Attraverso gli occhi del misterioso soldato Santoni, infatti, assistiamo alla terrificante ritirata di Russia degli italiani, dopo la disfatta di Nikolaevka combattuta il 26 gennaio 1943, ultimo atto della campagna italiana di Russia durante la Seconda guerra mondiale.

“A giorno fatto, dovette fermarsi all’improvviso: davanti a Santoni, a perdita d’occhio, si stendeva un immenso piano imbiancato tagliato o trapassato, per chilometri e chilometri, da un lombrico scuro di uomini.”

Il soldato Santoni diviene così protagonista: il giovane militare ripercorre la sua fanciullezza, i primi indottrinamenti alla cultura fascista, la guerra, la bestialità che caratterizzò i mesi successivi all’8 settembre (l’armistizio di Cassibile che decretò la resa dell’Italia e la gettò nel caos più totale).

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Ma cosa hanno a che vedere le violenze e la guerra con la lettera anonima ricevuta da Modesto? 

Penna fresca, agile e a tratti ironica, ma mai superficiale, Ruska Jorjoliani ci accompagna senza fretta pagina dopo pagina, facendoci ritrovare sempre più in una dimensione noir, alla scoperta del mistero celato dietro una coppia italiana del dopoguerra.

Autore: Antonio Pagliuso

Ometto di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Redattore di altri canali di recensioni e divulgazione culturale, è ideatore della rassegna "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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