Mauro Mogliani ci parla del suo thriller "Cerco te" - RecensioniLibri.org Mauro Mogliani ci parla del suo thriller "Cerco te" - RecensioniLibri.org

Mauro Mogliani ci parla del suo thriller “Cerco te”

Cerco te, intervista a Mauro Mogliani

Abbiamo il piacere di intervistare Mauro Mogliani, autore del thriller Cerco te, edito da Leone Editore. Un romanzo che ci conduce nelle profondità più recondite dell’animo umano attraverso il personaggio dell’ispettore Nardi, incaricato di risolvere l’enigma condotto dall’anonimo sequestratore conosciuto come Nessuno.

Mauro Mogliani, il tuo Cerco te è un romanzo che ha dell’inquietante, una storia che tiene il respiro sospeso fino alle ultime pagine. Quali sono i maestri del giallo alla base della tua passione per questo genere di narrativa e a quali ti sei ispirato per questa ultima fatica?

Tenere con il respiro sospeso fino alla fine il lettore e farlo riempire di inquietanti domande è lo scopo di chi scrive gialli o thriller e non sempre tutti ci riescono, anzi… considero la domanda un complimento, grazie. Di maestri ce ne sono molti, a me sono rimasti impressi, parlando di scrittori contemporanei, Faletti con Io uccido, Carrisi con Il Suggeritore e L’uomo del Labirinto, Sebastian Fitzek con Il bambino e La terapia, Wulf Dorn con La psichiatra. Tornando indietro nel tempo ne cito uno su tutti: Allan Poe.

Cerco te è un romanzo che parla di donne emarginate, messa da parte, in un angolo dai propri mariti troppo impegnati col lavoro. Per non abusare del già tanto abusato termine “femminista”, possiamo indicare il tuo come un romanzo di ribellione?

È ribelle, come il sottoscritto. I contenuti del libro vorrei urlarli al mondo. Cerco te è un romanzo che dà voce a quelle donne che “cercano” nel proprio uomo i loro desideri, le loro esigenze, i bisogni, ma l’uomo egoista e maschilista non riesce ad ascoltarle, o finge di non ascoltarle e prosegue dritto per la sua strada.

Nel tuo libro descrivi chiaramente il luogo in cui la vicenda si svolge, la città di Tolentino, tanto che il luogo diventa un personaggio stesso del romanzo. Non è una critica quella che sto muovendo, ma la scelta di circoscrivere in questa maniera tanto netta i confini della storia talvolta può rivelarsi controproducente al lettore, perciò ti chiedo come mai questa scelta?

Ho scelto Tolentino e la provincia di Macerata perché è il luogo in cui vivo e che naturalmente conosco meglio di qualsiasi altro luogo.  Trovo molto difficile ambientare un romanzo in una città o provincia che non conosco. In Cerco te i luoghi sono tutti reali,  La Stuzzicheria di Mario è il bar dove negli anni ottanta uscivo con i miei amici, via Cappuccini è la via dove abitavano i miei, le vie che cito sono strade in cui passo tutti i giorni. Quando si scrive di luoghi o di persone che hai nel cuore, perché ti appartengono, a mio avviso, tutto riesce nel migliore dei modi e diventa oggettivo. La provincia di Macerata, nascosta lì,  nel centro Italia, silenziosa e apparentemente tranquilla, ha invece il suo male e gli stessi problemi delle grandi metropoli… purtroppo negli ultimi tempi si è fatta svegliare dai casi di Pamela Mastropietro e Luca Traini. Tutte le province d’Italia sono Macerata, questo è lo slogan.

Mauro Mogliani, alla fine del libro dici che Cerco te è una storia che rispecchia la tua vita. Puoi spiegarci meglio questa frase che detta così, al netto di ciò che il romanzo racconta e dunque senza anticipare troppo l’evolversi della storia, può apparire un po’ ambigua?

LEGGI ANCHE:  Vendemmia rosso sangue | Maurizio Castellani

La storia di Cerco te è nata grazie a mia moglie, precisamente quando un giorno mi ha sbattuto in faccia chiare e tonde queste parole: “Mauro, ti sei appiattito e non riesci più a darmi quello che io come donna mi aspetto da te, l’attenzione. L’attenzione quella vera, spontanea e non quella appiattita dalla routine della vita quotidiana. Ho bisogno di te, ho bisogno della tua attenzione, io ti cerco e cerco di fartelo capire, ma tu vai sempre dritto, per la tua strada. Ti assicuro che se ti fermi un attimo e rifletti, capisci i tuoi sbagli e la mia richiesta.” Da quel giorno ho capito molte cose, ho pensato alle conseguenze se non l’avessi ascoltata e le ho riportate in Cerco te, drammatizzando e narrando il tutto.

Utilizzando un solo aggettivo, non scelto finora da lettori e recensori, come definiresti il tuo romanzo?

Dark!

Autore: Antonio Pagliuso

Ometto di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Redattore di altri canali di recensioni e divulgazione culturale, è ideatore della rassegna "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

Condividi Questo Post Su

Invia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *