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Intervista a Carlo Ceccon, autore de “Chinin”

Chinin

Carlo Ceccon è nato e vive a Biella. Sposato, ha due figli, lavora in ufficio. Si è scoperto scrittore a posteriori, a maturità abbondantemente raggiunta, nonostante la sua indimenticabile professoressa di lettere avesse già visto giusto tanti anni prima. Scrive da anni per il teatro, suo primo amore artistico. Chinin, il suo primo romanzo, ha vinto il concorso Mondadori, fra 750 partecipanti.

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Chinin è la storia di un ragazzino ingenuo ma tenace, che sul finire della Seconda Guerra Mondiale decide di mettersi in cerca del proprio padre, disperso, disertore, partigiano, chi lo sa. I nonni e la madre credono di proteggerlo tenendolo all’oscuro, non immaginando che il ragazzino inizierà la propria personale ricerca del genitore, attraversando il periodo partigiano, fra pericoli immensi.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Scrivo da anni testi musicali e teatrali. Ma ho preso il coraggio di tentare a scrivere un romanzo solo a seguito di un momento molto malinconico della mia esistenza. Avevo bisogno di uscirne con le mie gambe, e mi sono regalato l’immersione in un mondo bellissimo: quello dei pensieri e delle emozioni, vissute e fissate sulla carta. E ho vinto il concorso nazionale Romanzi in cerca d’autore

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Ci ho messo circa sei mesi, rubando brandelli di tempo alla famiglia quasi ogni sera, cercando un luogo tranquillo e solitario che solitamente poteva essere la cucina o la camera da letto… Momenti in cui potevo viaggiare con l’immaginazione per poi tentare di raccontarli. Momenti meravigliosi.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Purtroppo non riesco a ricordare né cosa né quando io avessi letto, ma mi fu di grande ispirazione molti anni dopo, quando decisi di scrivere “Chinin” coniugando tutto alla seconda persona singolare, con l’intento di portare l’empatia del lettore il più vicino possibile al protagonista del libro. E sembra aver funzionato.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Una colonna sonora per “Chinin” sarebbe perfetta solamente se composta da Francesco De Gregori.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Non è mai facile trovare un nuovo libro con cui emozionarsi ancora. Dicono che Chinin faccia piangere di gioia. Vi va di metterlo alla prova? Se avrò avuto ragione, vi chiedo qualcosa in cambio: passare parola.

Autore: redazione

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