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Intervista a Gabriella Mosso, autrice de “I miei, i tuoi, i nostri”

I miei, i tuoi, i nostri

Gabriella Mosso, ormai felicemente nonna, da sempre lettrice compulsiva. Studi tecnico-scientifici ma, per volere del padre, accompagnati privatamente da studi di latino ed italiano. Ama il giardinaggio, i viaggi, il nuoto e i cani. In questa intervista ci parla della sua opera I miei, i tuoi, i nostri

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Il romanzo narra la saga della mia famiglia dai primi del ‘900 fino alla mia storia personale, ai nostri giorni. Si tratta di una famiglia sui generis non solo con legami di sangue ma soprattutto affettivi. Inizia con la descrizione dei singoli personaggi, ciascuno con le sue peculiarità, così da comporre un puzzle famigliare colorato. Gioie, dolori, grandi amori, ma anche ironia.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

La mia infanzia solitaria mi ha fatto trovare nella lettura una compagna sempre presente, di conseguenza scrivere le mie emozioni, i miei pensieri, era un piacevole gioco. Ho scritto racconti, piccoli interventi su rubriche, questo è il mio primo romanzo. Sono stata fortunata, ho inviato, da perfetta sconosciuta, una sola bozza ad Araba Fenice, che ha creduto in me.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

In tre anni si è completato il mio libro. Era partito come diario, dopo aver condiviso brevi brani delle descrizioni dei miei famigliari con una carissima amica bibliotecaria, l’ho trasformato in romanzo a seguito del suo commento: “Questi personaggi sono troppo incisivi, meritano dialoghi, ambientazioni, devi farli rivivere”.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Sono molto autocritica, preferisco parlare di grande ammirazione. Cesare Pavese, Italo Calvino sono nel mio cuore, ho letto volentieri Elena Ferrante così come Dan Brown e potrei elencare saltando da italiani a stranieri. Virginia Wolf diceva che il Paradiso per lei era leggere continuamente, il mio pensiero è simile.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Quale miglior scelta di “Memory” di Barbra Streisand?

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

I miei, i tuoi, i nostri è stato scritto con il cuore. Solo rileggendolo ho scoperto di aver ricreato nella mia vita, cento anni dopo, la stessa realtà famigliare. Parenti non solo di sangue ma affettivi ai primi del 900 ed ora, nella mia realtà.

Autore: redazione

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