Intervista a Filippo Tofani, autore di “Da qualche parte in Toscana” Intervista a Filippo Tofani, autore di “Da qualche parte in Toscana”

Intervista a Filippo Tofani, autore di “Da qualche parte in Toscana”

Intervista a Filippo Tofani, autore di “Da qualche parte in Toscana”
 
La protagonista del romanzo Da qualche parte in Toscana (edito da PAV Edizioni) è Meg Sanders, una giovane professoressa di Storia dell’Arte all’Università di New York. Un giorno, al termine di una lezione, le viene comunicato che la sua cattedra sarà cancellata. Così come i progetti che aveva in testa. Il tuo romanzo si ispira alla precarietà lavorativa del nostro tempo?
  
In parte si, oggigiorno le certezze si fanno sempre più esigue e sottile. Il lavoro fisso è diventato una rarità, specialmente in Italia, io per trovarlo sono dovuto andare all’estero. Bisogna dire che sono cambiate anche le generazioni: quella di mio padre era una generazione che si adattava a fare di tutto pur di tenere una stabilità economica e mandare avanti la famiglia; oggi si punta molto di più a fare un lavoro che ci piace anche se meno stabile, o con benefici minori.
 
L’ipotesi che le materie umanistiche non siano più indispensabili per la formazione delle nuove leve è uno scenario distopico o un quadro che presto potrebbe appalesarsi?
 
Purtroppo è qualcosa che nelle università straniere si è preso in considerazione e in alcuni casi attuato. Io come docente mi sono sempre schierato contro tale idea, semplicemente perché ritengo che le materie umanistiche servano a creare nelle persone senso critico e di analisi, oltre che coscienza e identità. Nel mio libro c’è una frase che io riporto, e che mi fu detta da un mio direttore che diceva: sai perché nella macchina c’è un parabrezza e uno specchietto retrovisore? Perché bisogna sempre sapere dove si va ma anche da dove si viene. La coscienza nelle persone non si fa con le leggi fisiche o matematiche, dell’informatica o dell’economia. Pensi a temi come democrazia, libertà, sovranità, identità che sono temi che oggi si dibattono tanto. Ci si lamenta sempre più della perdita di valori della società, ma i valori ce li danno le materie Umanistiche.
 
 
In preda allo sconforto, Meg decide di accettare un incarico temporaneo in Italia, all’Università per stranieri di Siena. È un esempio di emigrazione atipico quello che ci propone nel suo lavoro: una donna americana che, causa disoccupazione, emigra in Italia. Quello dell’emigrazione è un tema a te molto caro.
 
Ma sicuro il tema dell’emigrazione è un tema a me caro, essendo stato io emigrante e immigrato, l’aver dovuto lasciare il mio paese per andare a vivere in un altro ti lascia sempre un segno dentro. Nel caso di Meg si ricollega un po’ al discorso fatto sopra. E’ una ragazza che ama il lavoro che fa e che pur di conservarlo è disposta a fare un sacrificio. Ora nel caso degli americani, rispetto agli italiani bisogna anche dire che, nella loro mentalità gli spostamenti sono meno traumatici. A cosa mi riferisco: negli USA è cosa difficile che una persona nasca e muoia nello stesso posto: sono un popolo generalmente disposto a trasferirsi dentro il proprio paese e anche all’estero. Per loro è del tutto normale, e anzi si meravigliano che noi italiani ed europei siamo tanto attaccati alle nostre radici. Però anche vero che il nostro attaccamento deriva da una storia ben differente dalla loro. L’America è un paese che ha realizzato la propria grandezza sull’immigrazione, quindi su persone disposte a viaggiare; L’Italia no! Noi solo il fatto che qualcuno parli una lingua diversa è già una barriera. Tutto ciò che generalmente è diverso viene sempre visto con diffidenza se si può dire.
 
Da qualche parte in Toscana
 
È chiaro che una volta giunta in Toscana, circondata dai paesaggi fantastici di Siena, le valli dell’Arbia e dell’Elsa., ben lontani dal grigio dei grattacieli della Grande Mela, la donna si innamorerà della nuova terra. Riverbera l’amore per la Toscana dell’autore?
 
Senza ragione di dubbio! Io amo profondamente la mia terra e il mio paese, con tutti i difetti che ci si possono trovare e che può avere. Anzi ti dirò che poi quando ne sei lontano molte cose che vedevi di cattivo occhio, poi sotto sotto ti sembrano migliori di tante altre. La Toscana in particolare è una regione iconica dell’Italia. Tutti la conoscono, tutti aspirano a visitarla, tutti  o per lo meno la maggior parte non gli dispiacerebbe viverci; magari da pensionati, perché nessuno mi ha mai detto che ci vorrebbe venire a lavorare, ma a viverci e ritirarcisi sì. Perché comunque ci si vive bene, è sicura, tranquilla, servita bene, piena di arte e cultura, si mangia bene e soprattutto si beve bene! La Toscana nella mente degli stranieri viene subito associata alla qualità della vita, alla bellezza dei paesaggi, alla loro tranquillità, al senso di relax che questi trasmettono. Il posto dove si può ben mettere in pratica il dolce far niente. Poi quando ci stai ti rendi conto che la Toscana è ancora la terra dei Guelfi e Ghibellini: dove il campanilismo è più acceso che mai e chi ci vive si lamenta di tutto, e i toscani passano molto del loro tempo a maledire le tasse, le donne e il governo. Però questo anche un po’ parte della nostra personalità bisogna dire.
 
 
Aspetto fondamentale del tuo libro è la continua lotta tra cuore e ragione. Nel tuo lungo peregrinare da una sponda all’altra dell’Atlantico si è trovato talvolta dinanzi a decisioni intricate?
 
Si perché mia moglie è straniera, e quindi anche da fidanzati, quando io stavo in una parte del mondo e lei in un’altra, ti trovi comunque a dover fare decisioni, che malgrado il cervello ti dica di fare  in un modo, il cuore ti dice di fare in un altro. Perché poi ciò che vuoi veramente in una relazione è stare insieme alla persona che ami, e quindi pur di farlo sei disposto anche a sacrificare ciò per cui hai lottato per anni, in cui hai investito per anni: non mi riferisco solo ai solti ma anche al tempo che magari hai dedicato per raggiungere una posizione, ai sacrifici che hai dovuto fare, e di tutto quello che hai dovuto ingollare. Il cervello ti dice che non ne vale la pena, ma il cuore ti dice che stare lontano da quella persona sarebbe infinitamente più sbagliato, più doloroso. Mia moglie dovette scegliere fra la carriera diplomatica e me! Io fra lei e continuare il mio lavoro di ricercatore documentarista. Perché poi quando trovi il vero amore hai subito paura di perderlo, e la prima cosa che ti chiedi è se stai facendo la scelta giusta e se ti ricapiterà un’altra occasione in futuro o se invece te ne pentirai amaramente e lo rimpiangerai per il resto della vita. Suona un po’ da adolescenti ma poi sostanzialmente funziona così.
 
Da qualche parte in Toscana è un libro che non nasconde di essere una dichiarazione d’amore verso la Toscana, regione ricca di bellezze naturalistiche e dal patrimonio culturale invidiabile. Tu, a questo punto della tua vita, pensi di essere finalmente nel tuo posto nel mondo?
 
Ma guarda, io mi son reso conto di una cosa: l’essere umano passa la maggior parte della sua vita a fare progetti per il futuro e poi termina per fare tutto il contrario di ciò che ha pianificato per anni. Il destino ci pesa sulla testa come una spada di Damocle, anche perché noi crediamo di esserne padroni, in realtà una persona non decide le cose fondamentali della vita come ad esempio dove nascere, con che colore della pelle, in che cultura o religione, di che sesso etc etc… tutto è affidato al caso e al destino. Noi possiamo indirizzarlo con le nostre decisioni però non abbiamo mai la garanzia che poi ciò si realizzi al 100% .  Personalmente non credo di essere ancora arrivato al traguardo, non mi piace chiudermi le porte diciamola così.

 

Autore: Antonio Pagliuso

Vive a Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei grandi classici della letteratura un traguardo cui ognuno di noi dovrebbe puntare. Oltre che su "Leggere libri" scrive anche su "Glicine rivista" "Vanilla magazine", è direttore artistico delle rassegne culturali "Al vaglio" e "Suicidi letterari" e autore dei romanzi "Gli occhi neri che non guardo più" e "L'arazzo algerino".

Condividi Questo Post Su

Invia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.