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Per metà fuoco per metà abbandono | Sabrina Nobile

Sentirsi a metà, separati da ciò che eravamo prima e da ciò che siamo ora. Diversi, irriconoscibili agli altri e a noi stessi. Chini a terra, nel tentativo di ricomporre i piccoli pezzi della nostra esistenza,  con la volontà di ritrovare una nuova via ancora credibile agli occhi della nostra anima per non perdersi definitivamente e per continuare a vivere malgrado tutto.

Temi certamente densi, condivisi da molti (se non da tutti), forse non del tutto nuovi ma che Sabrina Nobile (reporter delle Iene) con la sua opera prima “Per metà fuoco per metà abbandono” (edita da SEM editore, nelle librerie già dalla scorsa primavera) ci propone e che presenterà al prossimo festival della letteratura di Pordenonelegge 2018.

La storia ha lineamenti femminili, attuali, ai limiti del quotidiano.

Protagonista assoluta è Sara una quarantenne come tante, compagna di Andrea,  mamma di due bambini con esigenze comuni, dalla scuola allo sport, figlia di un padre dall’esistenza complicata, convinto di essere malato e con cui (tra un caffè e un pranzo) tenta di recuperare un rapporto vissuto a singhiozzo dopo il divorzio da sua madre, sorella di Marco, uomo dai rapporti affettivi complessi che usa la fuga, il nascondersi e l’accettazione del vivere a metà come “scelta migliore per vivere”.

E poi c’è il personaggio che fa da sponda proprio a Sara ed è in fondo parte di lei. Silenzioso e osservatore. La guarda ogni mattina, quando si alza, si pettina, si lava i denti, cerca di capire se quell’abito o quei pantaloni li stiano bene o meno: la sua immagine riflessa nello specchio.

Su questi cardini, si snoda la vicenda fatta di piccoli e grandi drammi delle due famiglie di Sara che hanno un orizzonte comune: l’Abbandono.

Il primo quello di Andrea, padre dei suoi due figli che, in un silenzio lento e vigliacco, la lascerà preferendo una compagna più giovane.

Il secondo, più complesso, riguarderà il padre, che dopo un primo abbandono ai tempi del divorzio con la madre di Sara, preanuncia quello definitivo, convinto come è di essere definitivamente malato e inguaribile. Malato di una malattia che sente dentro di sé, fatta di sintomi palesi nel corpo ma ancor più nell’anima che lo rendono smarrito e senza più meta. Avulso da una vita che più non gli appartiene.

Sara, circondata da tutta questa inquietudine, si sente spersa smarrita, inadatta totalmente colpevole tanto da non riconoscersi nell’immagine riflessa nello specchio.

Il suo crescere nel timore della perdita e dell’abbandono le ha insegnato a vivere nel e di dolore. Alimento essenziale per andare avanti, prima a carponi, poi a occhi aperti e infine a passi decisi.

Il dolore di aver perso chi si ama, non lo si può distruggere, annullare, dimenticare, ma con difficoltà lo si può accettare nella sua complessità e incomprensione, scavando dentro di sé alla ricerca di quella forza capace di ricomporre il bandolo sfilacciato della vita che solo apparentemente sembrava perduta: e quel bandolo è fatto di Fuoco.

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Alla presa d’atto di questa riscoperta, l’immagine nemica e ignota nello specchio sorride ricomponendo i tratti della donna che ritrova e riconosce nuovamente se stessa.

Ora

“…Dopo tutti questi anni la frenesia della fuga dal dolore non c’è più, ma l’esito rimane comunque alquanto incerto”

per quanto riguarda il futuro che l’attende.

La storia che Sabrina Nobile propone appare come una finestra aperta nel cortile di qualsiasi esistenza. Un attimo di tregua, di attenta analisi di “fare il punto” su ciò che siamo, pensavamo di essere e saremo dopo.

Una sorte di “nel mezzo del cammin di nostra vita” dove la selva oscura degli abbandoni e degli insuccessi sono punti nevralgici attorno a i quali ruota l’intera narrazione.

La scrittura fresca, fluida e colloquiale dà a Sara, protagonista indiscussa, i crismi di una semplice universalità in cui il lettore può facilmente identificarsi nel suo dolore, nel suo sentirsi inadatta e impreparata, inesperta e colpevole della vita.

Il suo

Mi cerco, ma non ci sono più. Non riesco più a trovarmi da nessuna parte, eppure sono nascosta ovunque.” 

riesce a poggiarsi sulle labbra e nei pensieri di chiunque sia lacerato dallo spaesamento che la vita inevitabilmente ci mette di fronte.

Ma lo smarrimento, comprensibile, non deve e non può essere semplice ammissione di sconfitta e di colpa. Resa incondizionata verso il nemico “Abbandono”, dove l’oblio e l’eliminazione del proprio sé appaiono unica soluzione, che relega e obbliga a quello stare rannicchiati, in disparte in un angolo di un’esistenza apatica e incolore, nell’attesa che altro da noi (uomo o destino che sia) tracci la nostra sorte definitiva.

La paura deve essere vinta, l’insuccesso e i dubbi compresi, la perdita lentamente ma dolorosamente accettata. Solo così, piano piano, l’immagine riflessa nello specchio dell’anima riacquisterà margini noti: scorgeremo un viso marcato da rughe, e capelli bianchi saranno lì, vicino alle tempie, e nello sguardo timido e flebile riconosceremo il tepore ritrovato che solo il “Fuoco” del vivere diffonde.

Saremo un po’ più forti e decisi, sorretti da quella dignità e da quel coraggio che nasce dal comprendere limiti ed errori di un esistere fatto di azioni, decisioni e scelte, dove rimorsi e rimpianti sono solo schegge di un vivere perfettibile.

E riprenderemo lentamente a vivere. Consapevoli, come Sara, che quell’immagine riflessa potrà, ancora, riapparire per sorriderci o semplicemente per osservarci. La troveremo cambiata nei tratti, forse, o in compagnia di un nuovo amore oppure spezzata per un altro inevitabile abbandono, ma certamente conscia che Abbandono e Fuoco non sono altro che pesi per l’equilibrio dell’esistere, che ridanno la voglia di respirare e di sentire nelle narici l’inebriante profumo della vita.

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un'unica passione: la letteratura. Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie. Completano il quadro personale altre due passioni più "movimentate" , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non). Sono Accredited Press al festival di Pordenonelegge dal 2015.

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