Intervista a Stefano Di Ubaldo, autore de "Verso un forse" Intervista a Stefano Di Ubaldo, autore de "Verso un forse"

Intervista a Stefano Di Ubaldo, autore de “Verso un forse”

Verso un forse

Stefano Di Ubaldo nasce a Lecco nel 1993. Dopo il Liceo Scientifico, si laurea nel 2015 in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università Milano-Bicocca, e sta ora ultimando il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata a Bologna. Attivo nel volontariato sociale da diversi anni, si occupa di ragazzi, forme di disabilità, cure palliative e carcere. In questa intervista ci parla del suo Verso un forse

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Verso un forse è una raccolta di poesie o quasi. “Poesie” perché scritte in versi, “quasi” perché scritte (e talvolta da leggere) come piccole narrazioni. Trattandosi di poesie, il libro non ha una trama, ma articola un percorso (appunto “un”, piuttosto che “il” percorso) che funga da filo rosso. E non che questo filo riveli una via d’uscita, ma, conscio del labirinto, ricerca la libertà.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Ho iniziato a scrivere nel momento in cui mi sono innamorato della lettura, nell’estate successiva alla mia maturità. É stato strano constatare che leggere mi stimolasse ad estrarre qualcosa dall’interno, ad andare oltre il testo attraverso quello che mi comunicava, soprattutto a livello emotivo. E, dopo le prime fasi di folle passione, è andato costruendosi e alimentandosi un grande amore.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

La raccolta comprende poesie scritte (e più volte limate e modificate) in periodi cronologici differenti. La maggior parte di queste viene da riflessioni e sensazioni dell’ultimo anno, ma sono anche presenti componimenti che risalgono ai miei primi esercizi di scrittura e che, solo in seguito ad aggiustamenti e sgrossature, ho deciso di condividere.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Restringendo il campione degli autori che più mi ispirano (piuttosto che suscitare aspirazioni), direi che sul podio salgono Dostoevskij, Bolaño e Cortázar. Sono quelli che più mi coinvolgono e che trovo geniali nel dare lo spazio al lettore per entrare nella narrazione. Un’impropria e riduttiva ispirazione del mio libro potrebbe essere “Storie di cronopios e di famas” di Cortázar.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Non penso di riuscire a trovare un’unica colonna sonora per la raccolta, a causa delle varie e diverse poesie che ne fanno parte. Comunque sceglierei la musica degli artisti che più spesso ascolto, anch’essa fonte di ispirazione per la mia scrittura. Tra i tanti, Tv on the radio, Lera Lynn, Whitey, Caparezza, Battiato.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

“Leggere è sempre più importante che scrivere”. Lo ha detto una volta Bolaño in un’intervista e penso valga e varrà sempre per tutti.

Autore: redazione

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