Intervista a Pasquale Lubrano Lavadera, autore de "Il coccio azzurro" Intervista a Pasquale Lubrano Lavadera, autore de "Il coccio azzurro"

Intervista a Pasquale Lubrano Lavadera, autore de “Il coccio azzurro”

Nato a Procida nel ’44, laureato in matematica, Pasquale Lubrano Lavadera ha insegnato in varie scuole della Campania. Giornalista e scrittore ha raccontato storie di uomini e donne del nostro tempo, amico di grandi scrittori come Mario Luzi, Anna Maria Ortese, Mario Pomilio, sta scrivendo il suo primo romanzo e una biografia del grande poeta romantico francese Lamartine.

Parliamo subito del tuo ultimo libro, Il coccio azzurro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

La storia di Luca, uno scugnizzo napoletano caduto, come un sasso nello stagno, nella scuola media dell’isola di Procida. La classe e l’intera scuola sono sconvolti. Le sue difficoltà personali e di ambientamento sono fatte proprie dai docenti e dai compagni. Ma è soprattutto la preside tifa per Luca che scopre il senso del vivere e si inserisce con successo nella nuova esperienza.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Da ragazzo, dopo aver letto Le avventute di Oliver Twist sognavo di scrivere almeno un libro nella vita. Sono nato scrittore nel 1974 con il libro Signurì Signurì: tra gli scolari della Napoli che non conta. Da quella volta ho continuato a scrivere pubblicando fino ad oggi 13 libri.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Lo scrissi nel 1996. Era un giorno d’inverno e mi trovavo da solo a scuola in biblioteca. Rivivevo tanti momenti passati e tra questi il mio rapporto con Luca. Ho cominciato a scrivere soprattutto nei pomeriggi quando calava il silenzio nel grande edificio. Due mesi e il racconto era scritto.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Forse a Edmondo De Amicis per l’aspetto pedagogico. Anche se su un diverso registro di scrittura le mie pagine possono richiamare qualche episodio del libro Cuore, oggi passato di moda.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

La bella addormentata di Chaikovsky.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Studiare matematica, italiano, storia… a nulla serve se la scuola non mette alla base dell’attività didattica l’insegnamento del bene relazionale.

Autore: Redazione

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