Intervista a Matteo Gentile, autore de "La coscienza del male" Intervista a Matteo Gentile, autore de "La coscienza del male"

Intervista a Matteo Gentile, autore de “La coscienza del male”

Matteo Gentile

Nato a Basilea (Svizzera) nel 1965 da genitori emigranti, Matteo Gentile è cresciuto e vissuto a Martina Franca (TA) dall’età di 6 anni. Laureato in informatica, lavora in un’azienda di elettronica. Da diversi anni è giornalista pubblicista, e ultimamente si occupa solo di cultura e notizie di “cronaca bianca”. Ha scritto il romanzo storico “Danza di passione”, due opere teatrali e diretto 2 cortometraggi. 

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

É la storia di persone normali che si trovano a dover fare delle scelte in situazioni forse più grandi di loro. Il terrorismo, le migrazioni, gli intrighi internazionali fanno da sfondo a storie d’amore e di amicizia, tra passioni condivise, paure da superare e pregiudizi da scavalcare. Il genere è l’action-thriller, con approfondimenti emotivi che cercano di andare nel cuore della coscienza.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Ho amato la scrittura dai tempi della scuola elementare, quando scrivevo nel mio quaderno segreto racconti e pensieri che non osavo svelare a nessuno. Ho ripreso la mia passione da adulto, cercando di raccontare i fatti attraverso uno sguardo diverso. Ho deciso di pubblicare dei libri perché mi piaceva condividere emozioni e sensazioni senza dovermi necessariamente riferire a fatti reali.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Ci sono voluti sei mesi, ma ci sono stati giorni più intensi e giorni vuoti durante i quali sognavo a occhi aperti. Scrivevo di notte al computer, solo in uno studio, oppure in pieno giorno, al cellulare, seduto su una panchina oppure in riva al mare. Ho riletto e riscritto pagine in aereo, immaginando i pensieri dei personaggi, ma anche al tavolino di un bar, immaginando di dialogare con loro.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Ho amato e amo Alessandro Manzoni e Ken Follett, e probabilmente mi sono ispirato al loro modo di raccontare le storie comuni che interagiscono con la Storia dei grandi avvenimenti. Da questi autori ho cercato di capire come entrare nel cuore dei personaggi per trovare in loro aspetti individuali ma anche universali. Mi piacerebbe che il mio libro fosse paragonabile a “Caccia a ottobre rosso”.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

In realtà ci ho inserito riferimenti a Nirvana e Bon Jovi, perché il rock può dare ritmo a molte scene. Ma inserirei anche brani più classici, come “La cavalcata delle Walkirie” o i “Carmina Burana” per sottolineare passaggi drammatici. E Chopin per le parti più introspettive.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Vi auguro di emozionarvi, commuovervi e appassionarvi leggendo e volando sulle ali della fantasia. Perché un libro vive nella mente di ogni lettore, che ne scrive pagine sempre nuove e diverse. È questa la vera magia.

Autore: Redazione

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