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Intervista a Giuseppe Caridi, autore de “Sette passaporti”

Giuseppe CaridiBancario con la grande passione per i viaggi, Giuseppe Caridi ha fatto trekking nei campi base delle vette più elevate del pianeta, oltre ad essersi immerso nei siti più belli dei mari tropicali. Ed ha iniziato ad amare raccontare le proprie esperienze.

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Sette passaporti” è il libro dei miei viaggi…Ho visitato più di 150 Paesi e in questa raccolta ne racconto cinque. Il sesto racconto, l’ultimo, parla del mio paese di origine, Gallipoli.
È fondamentalmente un reportage di viaggio, arricchito da considerazioni personali, valutazioni geopolitiche, suggerimenti e itinerari per la visita. Ho cercato di raccontare di mete di viaggio un po’ insolite…

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Voglio essere sincero: i miei amici mi hanno esortato a scrivere, dopo aver ascoltato i miei racconti al ritorno dai miei viaggi. Poi, dopo aver vinto un premio letterario col mio racconto “Afghanistan” ho maturato la convinzione di avere davvero delle storie interessanti da raccontare.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Ho impiegato poco più di un anno a completare i sei racconti. Ho scritto a casa nelle serate libere ma anche in viaggio, di sera, nei ristoranti o durante lunghi tragitti in bus o aereo; talvolta in biblioteca, quando è stato necessario consultare dei testi per completare le mie nozioni e i miei ricordi. Ho anche approfittato di qualche giornata al lavoro particolarmente tranquilla…

Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

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Ecco appunto stando al gioco…. Tre sono gli autori ai quali mi ispiro: Claudio Magris, Ryszard Kapuczynsky e Paolo Rumiz: destinazioni inconsuete, riflessioni profonde, emozioni intense. E, soprattutto, una grande voglia di incontro con “l’altro”.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Heroes” di David Bowie perché incarna la tenacia con cui intraprendo i miei viaggi; ” Alla turca” di W.A. Mozart per il coinvolgimento che assaporo quando mi ritrovo in certi contesti; “Hymn to the mother” di Charles Lloyd per il senso di pienezza che mi rassicura dopo ogni impresa, e infine ” Prodigal son” degli Iron Maiden perché è bellissimo tornare a casa!

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Ho avuto la fortuna di conoscere individui e di vivere esperienze che mi hanno cambiato la vita… Con molta modestia mi piacerebbe condividerle con chi avesse la voglia di mettersi in gioco.

Autore: Redazione

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