Intervista a Roberto Bonfanti, autore di Suonando pezzi di vetro Intervista a Roberto Bonfanti, autore di Suonando pezzi di vetro

Intervista a Roberto Bonfanti, autore del romanzo Suonando pezzi di vetro

Roberto Bonfanti, lecchese, autore del libro Suonando Pezzi di vetro

Roberto Bonfanti, lecchese, autore del libro Suonando Pezzi di vetro

Di seguito l’intervista a Roberto Bonfanti, autore del libro Suonando pezzi di vetro

Salve Roberto, le va di raccontarsi un po’ ai lettori di recensionilibri.org?

Certo! Suonando pezzi di vetro è il mio quarto libro pubblicato, dopo Tutto passa invano, L’uomo a pedali e In fondo ai suoi occhi. Per citare un mio caro amico, sono fondamentalmente un “romantico rincoglionito”: uno di quelli che si illudono (o illudono i lettori) di scrivere storie intimiste e tormentate, ma finiscono in realtà, loro malgrado, col cadere sempre nella stessa storia d’amore (che risulta ovviamente fuori dagli schemi più canonici e sprovvista del “vissero per sempre felici e contenti, così gli editori non se ne accorgono e ti chiedono di continuo “ma perché questa volta non scrivi una storia d’amore?”). Insomma, sono uno che ama scavare nelle proprie malinconie e nei propri disequilibri per poi cercare di infilarle, insieme a qualche fotografia del mondo che mi circonda, in delle storie, forse per cercare di metterle un pochino più a fuoco e capirci qualcosa in più.

Suonando pezzi di vetro è il diario di un giovane musicista alla ricerca di un equilibrio. Quanto c’è di autobiografico nel suo romanzo?

Molto. Poi ovviamente dipende da cosa si intende per “autobiografico”: se si intende “quante delle cose raccontate del romanzo sono accadute realmente” credo che si tratti di un aspetto decisamente poco interessante. Mi ritengo uno scrittore decisamente “emotivo” per cui per me, prima ancora della storia, nasce la sensazione di fondo che voglio trasmettere. E, in questo senso, sicuramente molte delle sensazioni raccontate del romanzo mi appartengono, o quanto meno appartenevano al periodo in cui ho scritto quelle pagine. Penso per esempio al rapporto viscerale che il protagonista ha con le ombre che aleggiano sulle parole delle sue vecchie canzoni oppure, più semplicemente, al senso di smarrimento che prova in alcuni passaggi in cui si trova combattuto fra ciò che è stato e ciò che (forse) dovrebbe diventare. È  un romanzo nato in un periodo per me, a livello personale, “di transizione”, e questo credo si percepisca.

Il suo è un libro contemporaneo, racconta la storia di un ragazzo, figlio del caos di questi anni senza identità. A chi vorrebbe far conoscere, in particolar modo, questa storia?

Per associazione di idee, la domanda mi ha fatto venire in mente quella frase de Le Luci Della Centrale Elettrica che recita: “e cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?”. Forse potrebbe essere una buona risposta.
Più prosaicamente, non ho in mente un interlocutore ideale. Mi piace pensare che le storie vengano scritte soprattutto per se stessi e per rispondere a una propria esigenza (non a caso, in questo caso, la forma scelta è quelle del diario e non, per esempio, della lettera), ma anche che, una volta pubblicate, inizino a vivere una vita propria andando incontro a chiunque voglia accoglierle, ascoltarle e farle proprie.

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Francesco Renga, De Gregori, Giorgio Canali, Giovanni Lindo Ferretti, Le Luci della centrale elettrica, anche loro animano le pagine di questo romanzo: la curiosità ci spinge a chiederle qual è il suo background musicale.

Sono cresciuto con i cantautori storici (da Fabrizio De André a Roberto Vecchioni passando per Francesco De Gregori, Piero Ciampi, ecc…) e il rock italiano degli anni ’90 (i C.S.I., gli Afterhours, i Massimo Volume e via via fino ai Timoria). La musica ha sicuramente avuto un’importanza fondamentale per me e mi ha insegnato molto, tanto che sul desktop del mio pc ho ancora oggi una foto di Giovanni Lindo Ferretti, che reputo una della più grandi menti della nostra epoca: mi serve soprattutto a ricordarmi che a volte è necessario ignorare il rumore di fondo e andare avanti per la propria strada, seguendo ciò in cui si crede e cercando sempre di scavare un po’ più a fondo.

Last but not least. Due nomi e due tempi: il suo presente e il suo passato inseriti nel panorama letterario. Qual è l’autore di riferimento di sempre e qual è invece l’autore emergente per il quale nutre stima e ammirazione?

Se devo dire un nome solo, nel passato citerei sicuramente George Simenon nella sua produzione “non gialla”: credo che lui sia stato un maestro assoluto nello scavare nell’animo dei protagonisti e far vivere al lettore esattamente le sensazioni provate dai personaggi, anche quando si è trattato di vite tormentate e decisamente fuori dall’ordinario.

Fra gli “emergenti” attuali ho una forte stima verso Vincenzo Di Pietro, abruzzese autore già di diversi romanzi molto interessanti e dotato di una sensibilità letteraria davvero rara. Anche lui fa parte della schiera dei “romantici rincoglioniti” di cui parlavo in apertura. Consiglierei il suo Zona di guerra oppure Senza te.

Tra l’altro approfitto per dire che proprio Vincenzo Di Pietro ha scritto il brano d’apertura di un progetto che si intitola Schegge di vetro e che altro non è che una  mini raccolta di racconti che cercano di dare nuova vita ad alcuni personaggi di Suonando pezzi di vetro. Come una serie di piccoli spin-off, ma dotati di una propria dignità letteraria. Insieme a lui ci saranno altri cinque autori e il tutto sarà disponibile, a partire dal 26 febbraio, in formato elettronico in download gratuito dal sito di Neverlab.

Autore: Giusy Casciaro

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