Intervista a Stefano De Sanctis, autore de "Giorgio" Intervista a Stefano De Sanctis, autore de "Giorgio"

Intervista a Stefano De Sanctis, autore de “Giorgio”

Giorgio di Stefano De Sanctis

Stefano De Sanctis non crede che i lettori “devono sapere chi sei e che cosa fai“, egli crede che la scrittura sia altra cosa dalla vita. Per questo si presenta parlando direttamente del suo libro dal titolo Giorgio

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Incontriamo Giorgio su un sentiero di montagna, che ha già percorso in un’occasione dolorosa. È un momento decisivo della sua vita, trascorsa fra Sudamerica e Italia, dove è dovuto tornare per scappare da vicende che gli hanno strappato le persone più care. Giorgio è un uomo insieme realizzato e incompiuto, che cerca, e forse troverà, una conclusione degna. È un romanzo, non amo i “generi”.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

L’ho capito dopo tanti anni, di aver cominciato a scrivere per curarmi da perdite irrecuperabili. Ora è un piacere ineguagliabile anche stare le mezz’ore a cambiare ordine alle parole di una frase finché renda ciò che volevo. E mi piace la posizione di dio, che sembrerebbe possa decidere dei destini dei personaggi, mentre è vincolato alla ricerca di coerenza, senso, e al rigore della forma.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Circa cinque anni, anche se non certo a tempo pieno. Avevo il vezzo di scrivere con una stilografica, priva di serbatoio, della quale intingevo il pennino nel blu della boccetta d’inchiostro. Poi trascrizione al pc, stampa, revisioni, etc. Sul tavolo da pranzo ingombro solo di fogli, appunti, ritagli.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Kundera è un punto di riferimento, per la dolente eleganza della sua scrittura e la malinconica ironia del suo sguardo.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Il quintetto per archi di Brahms.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Che dire? Ogni tanto ne rileggo qualche pagina, ne colgo alcuni limiti, e tuttavia mi confermo che sia ben scritto e che ci sia passione dentro. What else?

Autore: Redazione

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