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Intervista a Vincenzo Benvenuto, autore de “Le dita del Comandante”

Le dita del comandanteVincenzo Benvenuto, avvocato ha al suo attivo “Tra le pieghe di un sorriso” del 2010 e “Le dita del Comandante” del 2017. Curatore del blog Deambulandosolvitur,  è collaboratore del quotidiano “Zon-Zerottonove”.

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca

Adriano, responsabile di “nera” di un piccolo quotidiano, non riesce a credere ai suoi occhi: finalmente, invece che “il solito cane che morde il postino”, si trova a diventare la “voce” del serial killer.
Nove morti, quasi dieci. Per ogni vittima, il cuore sventrato da un machete, entrambe le mani tagliate e, da ognuna di esse, un dito mancante. Scoperto l’omicida, illuminerà la sua vita.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Tra le pieghe di un’ufficialità (avvocato) che mi dà da vivere, si annida la mia passione per la scrittura che non mi stanco mai di coccolare. Leggere e scrivere, per poi riprendere di nuovo a leggere e a scrivere.
La scrittura è una forma di ribellione, un modo per non arrendersi e per non darla vinta alla “finitudine” della vita.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Sfruttando i ritagli di tempo che la mia professione ancora riesce a concedermi, ho impiegato 4-5 mesi per la stesura de “Le dita del Comandante”. Mi metto davanti al PC, preferibilmente di sera, mentre cerco di far rivivere storie capaci di emozionare me per primo. Dopo un po’ di righe messe su, strimpello qualche nota al pianoforte, e poi riprendo a immillarmi tra i caratteri di stampa.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Mi piacerebbe avvicinarmi alle atmosfere magiche di Gabriel Garcia Marquez, alla lucidità di Pirandello; e ancora, alla razionalità enigmatica di Umberto Eco, alla vitalità di Josè Saramago.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

In verità, non  ci avevo mai pensato… una colonna sonora come sottofondo de “Le dita del Comandante”. Inviterei i lettori a scegliere la propria, secondo il proprio gusto e gradimento.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Per me scrivere resta qualcosa di artigianale. Le parole devono essere smussate, adattate ai moti dell’anima.

Autore: Redazione

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