“La sconosciuta” di Mary Kubica

La sconosciutaOgni donna sogna di poter costruire “qualcosa” nella propria vita, fatta con le proprie mani, magari plasmata con fatica e impegno, fino a renderla precisamente come la si desiderava. Non sempre si tratta di una famiglia, e nello specifico di un figlio o di una figlia, ma spesso è proprio quel desiderio: chiunque vi si metta in mezzo, ostacolandolo o impedendone l’esito positivo, merita di essere punito. Nel suo romanzo “La sconosciuta” (edito per la collana Mondadori – Harlequin), la scrittrice Mary Kubica va a scavare nel grande mistero della maternità, nel miracolo della vita che prende forma e che spesso non si rivela così idilliaco come lo si dipinge.

Heidi è una donna, madre di Zoe, figlia dodicenne che le sta regalando tutte quelle piccole delizie strafottenti tipiche dell’adolescenza, ma anche moglie di Chris; una donna che lavora con persone più sfortunate di lei, persone analfabete e senza cultura, che vivono per la strada. Già questo di per se stesso basterebbe a farle onore, ma Heidi è inoltre mossa da una devozione e uno spirito di compassione decisamente forte, verso qualunque essere vivente che si trovi in difficoltà, partendo dagli animali abbandonati per la strada. Ed è proprio così che, alla stazione davanti al treno, in una piovosa mattina primaverile, i suoi occhi entrano in contatto con quelli di Willow: Heidi scorge negli occhi di questa giovanissima ragazza una tristezza e una paura fuori dal comune. Tuttavia, a far muovere Heidi e a spingerla verso di lei, è soprattutto quel piccolo fagottino che la ragazza tiene al riparo sotto la propria giacca: Willow non è sola, ma ha una figlia di pochi mesi che si chiama Ruby, che ha assolutamente bisogno di cure e che non può assolutamente stare sotto la pioggia torrenziale tipica del mese di marzo. Heidi decide così di portarsi a casa “il lavoro” e introdurre nella propria quotidianità queste due persone, imponendole, in realtà, anche agli altri due membri della famiglia. Purtroppo (o per fortuna) il marito di Heidi non sembra così entusiasta della novità, mosso dai timori di non trovare notizie nemmeno su internet di questa giovane ragazza madre.

Mary Kubica sa affrontare con la giusta delicatezza il significato di essere madri: la capacità di non farsi prendere dal panico quando il bambino piange disperato, l’attitudine a capire quando debba essere cambiato e nutrito, la delicatezza nel prenderlo in braccio e farlo addormentare tra le proprie braccia, magari dondolandosi su una sedia.

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Heidi avrebbe desiderato avere altri figli, ma purtroppo la vita le ha riservato un destino differente: un aborto la costringe a perdere Juliet, fino ad una sorta di condanna definitiva da parte del fato. Il cancro all’utero non le concede tregue e rivela la sua temibile realtà: l’unico modo per salvarsi è l’asportazione del proprio apparato riproduttore, azzerando ogni speranza di avere altri figli. Solo chi lo ha vissuto può conoscere il dolore e la sofferenza che una donna può provare di fronte a una situazione così traumatica: i risvolti psicologici sono enormi, gli strascichi si trascinano dietro per anni fino ad arrivare all’odierno.

Heidi rivede una speranza nella piccola Ruby, quasi si aprisse per lei una nuova possibilità di essere ancora madre, senza rendersi conto che la piccola Ruby non è affatto figlia sua.

Rovesciarsi in un mondo dove esistono le violenze sessuali, l’abbandono e la povertà: questo vuol dire entrare invece nel mondo di Willow, che da quando ha perduto i propri genitori in un brutto incidente, non ha conosciuto altro che tristezza e sofferenza, fortemente acuite dalla separazione forzata da sua sorella Lily, quando ancora era una bambina. 

Due donne, due realtà diversissime si incontrano e si incrociano, l’una bisognosa dell’altra, ma anche così restie a fidarsi davvero vicendevolmente. La gravidanza, l’aborto, la maternità, un matrimonio che scivola verso un forte fallimento, una figlia dimenticata. Tutto questo, ma molto altro ancora, è “La sconosciuta” di Mary Kubica, dal quale non ci si stacca nemmeno per cinque minuti.

Autore: Rebecca Cauda

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