2666, l’ultimo capolavoro di Roberto Bolaño

2666Leggere 2666 di Roberto Bolaño è senz’ombra di dubbio un’indimenticabile esperienza letteraria. 2666 è qualcosa di diverso da qualsiasi altro romanzo, a cominciare dal titolo: non sperate di comprenderne il significato una volta terminata l’ultima pagina, non lo capirete. Nessuno sa perché fu intitolato così, e l’autore non si diede mai la briga di spiegarne il senso.

Pubblicato postumo, 2666 è l’ultimo romanzo scritto da Roberto Bolaño, ed è anche quello per cui lo scrittore cileno è più famoso. Successivamente a “I detective selvaggi”, Bolaño aveva giurato a se stesso che non avrebbe più scritto un romanzo; poi, nel 2004 esce in Spagna questo libro divenuto ormai leggendario, consistente di oltre mille pagine nella stesura in spagnolo e di qualcuna in meno nell’edizione italiana di Adelphi.

Contravvenendo al suo stesso giuramento, Bolaño spese cinque anni nell’intensa stesura di questo romanzo, quando la malattia che di lì a poco lo avrebbe portato via aveva già fatto la sua comparsa. L’opera è composta di cinque parti, in pratica cinque romanzi distinti che, nell’idea dell’autore, avrebbero dovuto essere pubblicati distintamente e a distanza di un certo tempo l’uno dall’altro, ciò anche con lo scopo di permettere alla sua famiglia di avere qualcosa di cui vivere negli anni successivi alla sua scomparsa. In realtà, non andò poi così.

Sempre nell’idea di Bolaño, le cinque parti erano intercambiabili e i lettori avrebbero potuto scegliere l’ordine in cui leggerli a propria discrezione. In ogni caso, facendo riferimento all’edizione in unico volume di Adelphi (in cui l’ordine delle cinque sezioni è il medesimo dell’edizione spagnola), ritengo che “La parte dei critici” sia giustamente la prima da leggere, così come credo sia necessario terminare con “La parte di Arcimboldi”; le altre tre possono sicuramente venire lette in ordine diverso, ma personalmente credo che le due citate siano le opportune introduzione e conclusione di questo complesso costrutto letterario. Grazie alla prima sezione, quella dei critici, veniamo a conoscenza di questo fantomatico scrittore tedesco, Benno von Arcimboldi, che da anni sembra scomparso nel nulla: nessuno ne ha più traccia, nessuno ne conosce la storia, nemmeno la sua casa editrice, con cui peraltro ha sempre continuato a pubblicare i suoi romanzi. Quattro critici letterari fanno la reciproca conoscenza proprio grazie all’ossessione che nutrono per questo scrittore, e pur di trovarlo arriveranno fino in Messico. Nell’ultima parte, quella appunto di Arcimboldi, si ripercorre la vita dello scrittore, fino alla sua scomparsa; si racconta la sua intera esistenza, dalla giovinezza nella Germania hitleriana alla guerra in Russia, fino ad arrivare in Messico…

Perché tutto, alla fine, riconduce al Messico. I cinque libri sono ambientati anche in altri luoghi, tra cui l’Europa, l’Unione Sovietica, l’Arizona, ma è il Messico il trait d´union, peraltro a volte molto labile, tra le cinque parti. Il Messico, e in particolare la città immaginaria di Santa Teresa (che non è difficile identificare come Ciudad Juárez), in cui da anni si susseguono interminabili gli assassinii di donne e ragazze povere, nella maggioranza dei casi lavoratrici nelle maquiladoras che sorgono nella periferia della città, non di rado violentate e massacrate selvaggiamente, e che le autorità non riescono, ma è evidente che neanche lo vogliano, riuscire a fermare. Risulta lampante il parallelo con l’inarrestabile catena di femminicidi che ha realmente luogo a Ciudad Juárez a partire dal 1993, e che prosegue ancora oggi: è proprio intorno alla metà degli anni ’90 che si dipana “La parte dei delitti”, che è la più corposa del romanzo (400 pagine). In questa sezione, la penultima nel volume di Adelphi, i ritrovamenti dei corpi assassinati e brutalmente mutilati di giovani donne si susseguono in ordine cronologico, delitto dopo delitto, e Bolaño ci descrive con linguaggio forense, quasi fosse un rapporto di un medico legale, il luogo in cui è stato trovato il corpo, lo stato in cui versava e le cause di morte. Si piomba nell’orrore di questi delitti infiniti, che ha un triste parallelo con la realtà che si vive quotidianamente in quell’angolo del deserto, e che accompagna ossessivamente il lettore, diventando sempre più inquietante alla luce della evidente complicità della polizia.

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Se nella prima parte i quattro critici quasi non vengono sfiorati dalla macabra atmosfera delittuosa durante la loro ricerca, con “La parte di Amalfitano” e “La parte di Fate”, ambientate pressoché per intero a Santa Teresa, veniamo a conoscenza di questi omicidi seriali che segnano da anni la vita della città e dei suoi abitanti. L’atmosfera si fa più lugubre e la narrazione più tesa rispetto alla sezione dei critici, preparando il lettore ad affrontare le crudeltà raccontate in quella dei delitti. Oscar Amalfitano, professore universitario di filosofia, e Oscar Fate, giornalista sportivo americano, i protagonisti di queste due parti, vedranno le proprie vite lambite dalla violenza che contamina la città.

È dunque molto difficile, se non impossibile, sdipanare una trama di 2666, in quanto essa è composta da molteplici fili che si intrecciano, personaggi che si ritrovano, avvenimenti che si collegano, anche a distanza di centinaia di pagine, in ognuno dei cinque romanzi diversi. E poi, soprattutto, le cinque parti hanno in comune un luogo (Santa Teresa) in cui tutto si svolge o infine confluisce, e una catena di eventi (i femminicidi), che sono le sole cose che le uniscono, in modo più o meno fragile; ma sono cinque parti completamente differenti sul piano dello stile oltre che del contenuto, e che si estendono su archi temporali disomogenei (da pochi giorni ad alcuni decenni).

In definitiva, 2666 è un grandissimo libro, senza dubbio il capolavoro dello scrittore cileno e uno dei grandi romanzi di questo inizio di secolo. Non è certo un libro semplice, che disturba per la sua violenza inquietante e ipnotica così come affascina per la prosa magistrale in cui è scritto, ma che sicuramente non lascerà indifferenti neanche i lettori più esigenti.

Autore: Fabrizio Biolchini

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