Gli antipatici di Oriana Fallaci

Gli antipatici recensioneIn un mondo, quello degli anni ’60, in cui i cosiddetti vip, le celebrità insomma, ricoprivano già un ruolo sempre più importante, ad Oriana Fallaci vengono commissionate una serie di interviste ad attori, scrittori, registi, musicisti ecc, da pubblicare su L’Europeo, giornale per il quale lavorava. In un secondo momento, insoddisfatta del suo lavoro, la Fallaci decise di selezionare 18 interviste tra quelle pubblicate e di raccoglierle in un unico volume, pubblicato nel 1963 da Rizzoli sotto il titolo de Gli Antipatici.

Inutile parlare del successo di questo libro – di cui ne furono stampate ben cinque edizioni solo fino al 1970. Parliamo invece dei protagonisti di queste interviste. Chi sono “gli antipatici”? Come accennato, si tratta di attori, registi, scrittori, nobili ecc, talmente celebri e di cui si parlava talmente tanto da renderli, appunto, “antipatici” ai più (e a quanto pare anche alla Fallaci).

Ovunque si parla di loro, ovunque si discute di loro, delle loro gesta, dei loro amori, delle loro corride, delle loro poesie, dei loro gol, della loro musica, dei loro comizi, dei loro film, dei loro miliardi, della loro miseria, e la celebrità è così vasta, così rumorosa, così esasperante che ci ossessiona, ci tormenta, ci soffoca al punto da farci esclamare «Dio che rompiscatole! Dio che antipatici!».

Più che interviste, in realtà si tratta di chiacchierate che la Fallaci realizzò con gli intervistati, registrando e poi trascrivendo tutto, in cui spesso ho trovato le domande della giornalista più interessanti e più stimolanti delle risposte dell’intervistato di turno. Anzi, per dirla tutta, alcuni personaggi sono stati una vera delusione. Mi riferisco, per esempio, a Fellini e a Hitchcock, il primo grande egocentrico e il secondo uno sprovveduto. Altri sono stati, invece, una rivelazione. Penso alla scrittrice Natalia Ginzburg e all’attrice Anna Magnani, ma anche al musicista Giancarlo Menotti e al torero Antonio Ordòñez, tutti, per me, una rivelazione.

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Oriana Fallaci: «Senta, don Antonio, lo sa cosa pensavo?» Antonio Ordòñez: «Jesùs! Cosa pensava?! Sentiamo cosa pensava.» Oriana fallaci: »Che lei è un uomo felice. Forse l’unico uomo famoso, fra quanti ne ho conosciuti, che sia anche felice. La gente famosa, di solito, è sempre un poco più infelice dell’altra. Lei, no.» Antonio Ordòñez: «Hombre! certo che sono un uomo felice. Muy felicissimo. Io, quando qualcuno mi dice, Antonio, la felicità non esiste, la felicità cosa è?, rispondo: guarda, la felicità è quella che tengo: la gioventù, una posizione, una famiglia. i miei amigos, uno sputo sopra il denaro. La felicità… è fatta di una cosa grande: apprezzare la vita sapendo che dopo viene la morte. […]»

Le interviste riportate nel libro sono corredate da un’introduzione dell’autrice, in cui viene spiegato il modo in cui avvenne l’intervista e vengono anche esposte, senza troppi giri di parole, le impressioni generali  – ma per niente superficiali – della Fallaci.

È chiaro che questo libro (almeno per me) non può essere paragonato al romanzo Penelope alla guerra né all’inchiesta giornalistica Il sesso inutile, ma credo si tratti comunque di un tassello importante per capire la donna e la professionista che si nasconde dietro al personaggio Oriana Fallaci, spesso troppo minimizzato o accusato. A mio avviso, Gli antipatici è la prova  della professionalità di questa giornalista, che prima di essere l’ormai famosa Oriana Fallaci, è stata una donna dedita alle proprie passioni e alla propria indole.

Autore: Chiara Nicolazzo

La mia passione per i libri è nata grazie al romanzo Il mio paese inventato di Isabel Allende, una storia autobiografica che mi ha aperto un mondo, quello dei libri, che conoscevo solo superficialmente. Da quel momento ho iniziato a leggere sempre e ovunque. Mi piace perdermi nelle parole e vivere mille vite diverse.

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