Senza paura di Flavio Pagano, il mondo degli ultrà

Senza paura recensione

Le auto della polizia arrivarono da nord e da sud e gli agenti accerchiarono le due bande. Nessuno badava ad Antonio che, zoppicando, si era avvicinato al corpo di Bruno steso sull’asfalto. Il ragazzo perdeva sangue: la pallottola aveva scelto lui. Antonio si sentì imprigionato in un incubo. Le immagini pulsavano intorno a lui, i suoni rimbombavano, gli sembrava di percepire la rotazione della Terra sotto i piedi. Si lasciò cadere in ginocchio e finalmente riuscì a chiamare aiuto.
Ispirato alla vicenda di Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli ucciso allo Stadio Olimpico di Roma nel maggio del 2014 prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina, Senza paura è un romanzo che racconta attraverso i suoi personaggi il meccanismo dannato e folle che ormai vige dietro al calcio e alle sue tifoserie. Quello che dovrebbe essere solo uno sport, un momento che unisce seguendo una passione, diventa sempre più un corollario di notizie nefaste che vede, di volta in volta, danni a cose e persone. Flavio Pagano prende così a soggetto una storia reale per plasmarla seguendo i canoni narrativi, una storia dove si intrecciano vite e ombre, passione e violenza, realtà e amarezza. Attualmente l’opera è finalista al Premio Bancarella Sport 2015.

La storia

La voce narrante di Senza paura è il nonno del ragazzino protagonista, un ex arbitro, una persona che ha nel cuore il bel calcio di un tempo che sa non esistere più; uno sport che ha però imparato ad odiare con tutte le sue forze. È attraverso le sue parole che conosciamo Bruno e suo padre Antonio. Il primo segnato dalla morte prematura della madre, alla costante ricerca del consenso del padre, del suo affetto; il secondo, capo della tifoseria e sempre impegnato nel lavoro, fa del calcio la sua valvola di sfogo più insensata. Il rapporto fra i due non è affatto semplice, anzi. Ma in questa storia c’è anche spazio per l’amore, quello di Bruno verso la bella Na’weh, una giovane straniera cresciuta in Italia che ancora difende il calcio e la sua essenza di semplice gioco con una palla. Bruno vorrebbe tanto un po’ di normalità nella sua vita, nel rapporto col papà. Grazie alla complicità del nonno che i due vanno per la prima volta assieme allo stadio. Quello che non sanno è che quella non sarà una semplice giornata di svago, ma una trappola mortale.

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Terroristi o ultrà?

Il parallelismo che nasce da queste pagine fra ultrà violenti e terroristi è drammaticamente reale, e per comprenderlo basta aprire un giornale l’indomani da una qualunque partita “a rischio”. Un ultrà (attenzione, parliamo di gente che vive il tifo con violenza, non di chi è appassionato di calcio!), al pari del terrorista, è una persona normale, che lavora e magari ha anche una famiglia, ma che una volta allo stadio “esplode”. Alle pagine di Rainews.it, Pagano, parlando di criminalità e ultrà sostiene «Gli ultrà più violenti sono armati, cannati, esaltati e soprattutto abituati a sentirsi impuniti: esattamente come la manovalanza della malavita, che sia camorra o mafia capitale. Sono una specie di versione moderna dei “bravi” manzoniani. Chi li copre, e perché? Ecco, questa è una domanda che ci può portare molto lontano…».

Autore: Laura Landi

Sono ­ per ammissione estrema ­ lettrice compulsiva, anche se molto molto esigente. Andare in libreria mi fa sentire come Alice nel paese delle meraviglie. Il mio amore letterario segreto? Gabriel García Márquez.

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