I sette peccati di Hollywood di Oriana Fallaci

I sette peccati di Hollywood

Ph di Chiara Nicolazzo

La sala aveva le pareti e il soffitto dipinti di rosso, il pavimento di marmo rosso, le poltrone di velluto rosso, i camerieri con le giacche rosse, e le lampade erano spente. Le statue di cera sedevano a tavoli rotondi, illuminate da quelle candele che in chiesa si mettono davanti ai quadri dei santi, e in quella penombra colore del sangue i loro volti spiccavano senza espressione, immobili sotto la cipria.

I sette peccati di Hollywood è il primo libro che ho letto di Oriana Fallaci, nel tentativo di rimanere fedele alla mia promessa di scoprire questa donna leggendo i suoi libri in ordine cronologico. Questo libro, infatti, pubblicato nel 1958 da Longanesi è il primo libro in assoluto di Oriana Fallaci, nato da un viaggio in America che la giornalista fece nel 1955-56 con l’obiettivo di scrivere un’inchiesta sui divi di Hollywood per il giornale L’Europeo. In quest’occasione la Fallaci intervistò grandi artisti dell’epoca, come Judy Garland, Gene Tierney, Kim Novak, Jayne Mansfield, Yul Brynner, Cecil Blount De Mille, Burt Lancaster, Orson Wells (il quale scrisse anche la prefazione con cui si apre il libro), facendo la spola tra Los Angeles e New York.

Con mia grande sorpresa ho amato questo libro, anche se non si tratta di un romanzo, quindi non racconta una storia ma uno spaccato della società e alcune tendenze sociali che sono presenti tutt’oggi. Ne I sette peccati di Hollywood, infatti, la Fallaci ci propone una descrizione e una critica di Hollywood estremamente contemporanea, nonostante siano trascorsi ben cinquantasei anni.

La Fallaci analizza in maniera attenta l’industria cinematografica più importante del mondo e con essa i divi di Hollywood, emblema per eccellenza di un mondo “finto” che tuttavia esiste per davvero. Forse ad essere “finto” non è allora Hollywood (che ha una precisa posizione geografica, una connotazione politica e una sua storia) ma i divi che la popolano. Se da una parte c’è chi è stato creato e manipolato per diventare una diva lasciando alle spalle la vera se stessa (processo di glamourizzazione delle star ndr), dall’altra ci sono gli artisti veri e propri (grandi attori e registi) che meritano il proprio successo ma ai quali tutto è concesso e tutto è perdonato in virtù della loro fama, di ciò che rappresentano agli occhi della massa e del loro potere. Hollywood, quindi, diventa, in questa descrizione, la regina dei contrasti: tutto è spettacolo, anche la quotidianità e la morte; tutto è pettegolezzo ed è proprio su questo che si basa spesso la fama dei divi; tutto è produrre, perché Hollywood non è, in fin dei conti, che un’industria la quale produce denaro e che non andrà mai in crisi perché troverà sempre il modo per rinnovarsi insieme al mondo che la circonda.

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[…] A ogni crisi, Hollywood rinasce con una medicina qualsiasi: la ragazza platino, il sistema nuovo di produzione, lo schermo gigante, la medicina dei vincitori. E costoro, rimettendo in moto questa pazzesca macchina di illusioni e di quattrini, non fanno che mantenere Hollywood come è sempre stata: con i suoi miti e i suoi peccati. Appena accenna a fermarsi trascinando nella sua corsa tutto quanto ne fa parte veramente, persino i vecchi miti del divismo non si spengono mai. Ecco perché ci sono celebrità quasi ferme nel tempo, ecco perché si respira l’aria macabra di un museo di statue di cera. Ma i veri morti sono soltanto la piccola cameriera, fallita star, l’attendente del gas station, fallito divo, il tassista petulante, fallito caratterista, che non diventeranno mai «qualcuno» e che se ne andranno a invecchiare come tutti gli uomini normali in qualche altro luogo dove morranno. A Hollywood, dove tutto ricorda un cimitero e si sente puzzo di fiori appassiti, non si muore mai. 

Questo libro mi ha decisamente colpita e mi ha convinta a continuare questo mio processo di conoscenza di Oriana Fallaci, che già da questa prima produzione si è rivelata la donna intelligente e forte di cui avevo sentito parlare. Sarebbe stato facile, credo, cadere ai piedi di Hollywood, splendente con il suo luccichio e i suoi eventi mondani, ma la Fallaci rimane fedele al suo compito di consegnare al lettore un’analisi di questo mondo che rispecchiasse la realtà. Ha avuto il coraggio e l’intelligenza di andare in fondo alla verità e I sette peccati di Hollywood è ciò che vi ha trovato.

Autore: Chiara Nicolazzo

La mia passione per i libri è nata grazie al romanzo Il mio paese inventato di Isabel Allende, una storia autobiografica che mi ha aperto un mondo, quello dei libri, che conoscevo solo superficialmente. Da quel momento ho iniziato a leggere sempre e ovunque. Mi piace perdermi nelle parole e vivere mille vite diverse.

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