Storia della bruttezza di Umberto Eco, da Omero a Star Wars

storia della bruttezza recensioneCos’è che accomuna i bestiari medievali, le raffigurazioni del martirio di San Sebastiano e le performance di body art, le incisioni di Dürer e l’inferno di Dante, i miti greci e Freaks di Tod Browning? La risposta è più semplice di quello che potrebbe sembrare: si tratta di diverse declinazioni (il mostruoso, il satanico, il repellente, lo sgradevole, l’indecente) di uno stesso concetto, quello, cioè, di bruttezza. Un campo spesso evitato da molti storici dell’arte, ma non per questo meno interessante, che non poteva non attirare l’attenzione di uno studioso “onnivoro” come Umberto Eco. Così, in questo Storia della bruttezza (Bompiani 2007, 455 pagine), seguito ideale del volume del 2004 Storia della bellezza, il semiologo di Alessandria ci guida in una lunga carrellata delle manifestazioni del brutto attraverso la storia della civiltà occidentale.

Da Omero a Star Wars

Storicamente, e soprattutto in epoca classica, il brutto è stato definito unicamente per opposizione al bello: brutto è ciò che è sproporzionato (e il brutto in musica è la discrepanza, la disarmonia), di contro alle proporzioni precise e armoniche della scultura greca; brutte sono le rappresentazioni di personaggi immorali, mentre belle sono le immagini che mostrano esempi di virtù e bontà; brutto è ciò che è demoniaco, peccaminoso, perturbante, mentre bello è ciò che è angelico, sacro, familiare. Eppure, la storia dell’arte, così come la letteratura, ci mostrano come la bruttezza abbia rivestito un ruolo importante e variabile durante le diverse epoche. Eco ripercorre quasi tremila anni di storia (dalla Grecia antica, passando per il Medioevo e l’età moderna fino ad arrivare alla contemporaneità) alla scoperta di come la concezione del brutto sia cambiata nel corso del tempo. Ad esempio, dall’idea di brutto come immagine del nemico (presso i romani brutte erano le popolazioni barbare) e del mostruoso (si pensi al grandissimo campionario di creature orribili presenti nella mitologia greca) si è passati in epoca cristina all’immagine del brutto come qualcosa di empio, laido, profano, satanico. Ma il brutto è stato a volte anche utilizzato per veicolare insegnamenti morali: è il caso delle raffigurazioni dei martiri. Tra l’antichità e la modernità sta la Commedia dantesca: l’Inferno rappresenta una vera summa delle immagini medievali e antiche di bruttezza, tra diavoli, lordure e racconti di punizioni tremende. Col romanticismo si assiste poi a una sorta di riabilitazione dell’idea di brutto. Non più disprezzato, ma dotato ora di una certa fecondità e di una valenza ontologica positiva, il brutto diviene uno dei temi più cari a letterati e poeti. Una riabilitazione che sfocerà, secoli dopo, in un’arte all’insegna del brutto come simbolo di anticonformismo e capacità di guardare la realtà con occhi nuovi: Eco ci mostra le opere di Wahrol, Manzoni, Cattelan. Senza dimenticare le incarnazioni della bruttezza cinematografica, fra horror e fantascienza.

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Le immagini del brutto

Il libro Storia della bruttezza è strutturato in capitoli, ordinati cronologicamente, incentrati su un particolare aspetto della bruttezza. Ogni capitolo presenta una trattazione del tema e ripercorre brevemente i punti salienti dell’evoluzione e delle diverse sfumature del concetto di brutto. Soprattutto, sono presenti un gran numero di immagini (a colori), prese per le maggior parte da testimonianze pittoriche. Le illustrazioni sono di gran pregio, e rappresentano di sicuro il punto forte dell’opera di Eco. Alla fine di ogni capitolo, poi, è presente una breve raccolta di passi letterari riferiti alle varie connotazioni del brutto, dalle descrizioni di mostri nell’Odissea, alla patristica, attraverso le formulazioni dei filosofi moderni fino alla fantascienza e alla saggistica contemporanea. Con la consapevolezza della relatività dei concetti di bello e brutto: variabili non solo tra le diverse culture, ma mutevoli anche e soprattutto nel corso del tempo. Sempre di Umberto Eco, consigliamo la lettura anche del suo classico per eccellenza, Il nome della rosa, e del suo ultimo libro: Numero Zero.

Autore: Stefano Pipi

Classe 1988, una laurea in Filosofia e una lista interminabile di libri da leggere. Entrato nel team di RecensioniLibri.org un po’ per gioco, un po’ per passione, adesso mi scervello ogni mese per decidere di quale libro parlare e per cercare di rispettare le scadenze. Da grande, forse, cercherò di fare lo scrittore.

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