Applausi a scena vuota, il nuovo libro di David Grossman

Applausi a scena vuota David GrossmanDavid Grossman

David Grossman è sicuramente uno degli scrittori israeliani più apprezzati e conosciuti al mondo. Autore di opere che spaziano dalla narrativa per bambini alla letteratura più introspettiva e intima, fino a trattare temi importanti come la Shoah, Grossman è un autore interessante, che sa coinvolgere e stupire. E di certo con il suo ultimo libro, Applausi a scena vuota (Mondadori, 176 pagine) non delude le aspettative. .

Buona sera, Netanya!

Dova’le G. è un comico; ormai sulla sessantina, con una carriera mediocre e un fisico esile e smunto come quello di un malato. Si esibisce nei locali di cabaret, e questa sera è a Netanya. Come mille altre volte offre le sue battute al pubblico: c’è chi si diverte, e chi un po’ meno. Ma questa per Dova’le è una serata particolare: perché tra il pubblico c’è un suo vecchio amico, un giudice che non vedeva né sentiva da ormai quarant’anni.

Lo ha chiamato pregandolo di venire al suo spettacolo, di osservarlo, di soppesare la persona Dova’le, e non il comico, e infine di emettere la sua sentenza. Perché questa sera Dova’le si metterà a nudo, ripercorrendo, fra le risate amare del pubblico, il momento più tragico della sua vita, confessando una colpa che lo ha tormentato per anni. Lascerà cadere la maschera in cerca di una catarsi a lungo cercata.

Risate amare

La vicenda di Applausi a scena vuota dura lo spazio di una serata, il tempo di uno spettacolo di cabaret. Anzi, a ben vedere, neanche di vicenda si può parlare: si tratta quasi di un lungo monologo di Dova’le, raccontato dal punto di vista del giudice che lo osserva dal suo tavolo, e inframezzato da brevi flashback che aiutano a mettere meglio a fuoco i due protagonisti.

La prima parte dell’opera di Grossman lascia un po’ perplessi: è un calderone di battute graffianti, di barzellette volgari, un coro di risate amare. Dova’le si esibisce nelle sue gag, ed il pubblico ride. È qualcosa di propedeutico al resto della vicenda, che serve per costruire il ritmo e per inquadrare il personaggio: ma nonostante la prosa semplice e gradevole di Grossman, ci si annoia un poco, si resta un po’ scettici, chiedendosi dove davvero l’autore stia cercando di condurci.

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Il successivo racconto della storia di Dova’le, però, trascina il lettore in un’atmosfera più riflessiva, più rarefatta, quasi cupa: si rimane attaccati alle pagine, seguendo con curiosità e partecipazione il racconto di un ragazzino che quarant’anni fa ha conosciuto qualcosa di terribile. Sono pagine che, dietro il ricordo del viaggio intrapreso dal protagonista, aprono una finestra sulla sua interiorità. Dova’le racconta se stesso, si mette a nudo: ma in fondo è alla ricerca del perdono, e sa che l’unica assoluzione possibile sta nella condivisione. E il lettore stesso ne è parte integrante.

Durante tutto il libro, in sottofondo aleggia il ricordo terribile della Shoah: dalle battute a volte di cattivo gusto di Dova’le, al ricordo dei genitori che l’hanno vissuta in prima persona, l’Olocausto è una peso straziante anche per chi non l’ha vissuto in prima persona (e ciò avvicina forse quest’ultimo libro di Grossman al suo capolavoro, Vedi alla voce: amore).

Applausi a scena vuota è una lettura consigliatissima, una confessione emozionante e coinvolgente; di certo, non vi pentirete di assistere all’ultimo spettacolo di Dova’le G.

Autore: Stefano Pipi

Classe 1988, una laurea in Filosofia e una lista interminabile di libri da leggere. Entrato nel team di RecensioniLibri.org un po’ per gioco, un po’ per passione, adesso mi scervello ogni mese per decidere di quale libro parlare e per cercare di rispettare le scadenze. Da grande, forse, cercherò di fare lo scrittore.

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