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Pordenonelegge2020| Ritrovare nella letteratura il sentiero nascosto del nuovo oggi

«Se devo risolvere un problema tecnico, convoco un esperto. Se devo conoscere il mondo come sarà nei prossimi decenni, chiedo ai poeti e agli scrittori.» (cit. Adriano Olivetti)

Incipit di apertura di PordenoneLegge 2020, che mai come quest’anno particolare ha trovato motivazione e spessore. L’edizione questa, come più volte affermato dai curatori Garlini Gasparet e Villalta oltre che dalla direzione tutto di Fondazione, voluta caparbiamente, con forza, ai limiti dell’ostinazione e della cocciutaggine per essere presenti e vivi testimoni in quest’anno pandemico. Conviti come non mai che “Un libro (davvero) accorcia le distanze. Distanze di qualsiasi natura esse siano: geografiche, di “distanziamento sociale”, di pensiero.

La convinzione che ha animato (dando ragione) la volontà di realizzarlo ha già dai primi dati risultati lusinghieri fatti di 141 eventi in presenza esauriti in ogni ordine di posto possibile, affiancati al grande successo di connessioni alla new entry “PnleggeTV”: spazio digitale dove l’assembramento era concesso. Le  del festival attraverso sito e social nè sono testimonianza destinata, con concreta certezza, a crescere con la comunicazione dei dati ufficiali previsti per la seconda metà di ottobre.

Un coraggio premiato che ha trovato nelle corna apotropaiche il vero antidoto.

Non secondaria, poi, la confermata e ancora maggior cura di ogni dettaglio (sia di gestione degli spazi che di contenuti) che ha permesso che tutto si svolgesse nel modo più vicino alla natura della manifestazione, garantendo a lettori, giornalisti e autori (quest’ultimi in presenza e a distanza) di potersi ritrovare, confrontare ancora, nuovamente e più di prima per fare il punto su di noi e il nostro contingente vivere. Fatto non solo di persone “singole”, ma identificabile in quell’”essere collettività” che in questo anno è stato ritrovato, riscoperto e rivalutato divenendo valore globale, condiviso e unificatore.
Parametro vero e non più solo economico, che la pandemia ha palesato essere reale, evidente non più ineludibile. Una globalizzazione che hai molti appariva fatua e dai confini imprecisi, ma che de facto la letteratura, il libro hanno sempre messo in evidenza, dando alle loro parole “ruolo chiave” capace di andare oltre le apparenze e di, delicatamente o con forza, aprire la porta della conoscenza e della coscienza degli uomini.

Nelle righe di poesie, romanzi o saggi da sempre troviamo pertugi, più o meno evidenti, che parlano a noi e al nostro vissuto. Lo fanno spesso in modo sfumato, alle volte violento sempre reale.

In quello spazio prezioso fatto dei confini di una pagina o di un libro lo straordinario, diventa ordinario. Il coraggio prende forza diventando prima barriera e poi riscoperta di una fratellanza che credevamo estinta, ma che era poi solo dimenticata. Una fratellanza che Galimberti (che ha dato incipit con una lectio magistralis inappuntabile) definisce salvifica. “Anima Securitate” dell’essere umano impaurito che cerca il conforto di cui pensava di non aver (più) bisogno e che scopre con un nome nuovo: “solidarietà”.
Parola usata e stra – usata. Soprattutto nell’ultimo periodo. Affiancata a lodevoli operati. Parola (come tutte le parole del resto) capace di tacitare la violenza. Tutta la violenza, ogni violenza.
Perché dove ci sono parole la consolazione fatta di atto e ascolto diventa insegnamento che inizia a raccontare. E si fa romanzo saggio e poesia ritrovando quel significante pedagogico di sapore pasoliniano (come ricordato e citato Filippo La Porta) che guida ed aiuta a incamminarsi in sentieri nascosti dalle foglie di un inverno inaspettato, che abbiamo visto trasformarsi stando alla finestra, in primavera e subito in estate.

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Cercare e ritrovare quei sentieri ci impegnerà, inevitabilmente, a intraprendere un viaggio. Non in luoghi lontani, ma in quello che siamo stati e che abbiamo lasciato alle spalle.

Olga Tokarczuk stigmatizza questo viaggio, suggerendoci di

“Ritrovare quella dimensione fisica del movimento nel tempo e nello spazio. A me accade quando scrivo i miei romanzi. E come accade – credo – a chiunque scriva storie”.

Le forme del passato, non c’è dubbio infatti, hanno la capacità di raddensarsi immodificate nell’oggi, permettendoci di comprendere le sfumature di un nuovo umanesimo fatto di decise incertezze e di preziose e rinnovate libertà.

Libertà che sempre la letteratura può dare: a chi legge, a chi scrive, a chi solo sfoglia un libro e rimane fisso impressionato o riflessivo su una parola, una frase, un pensiero.

Libertà che diviene “Memoria delle cose” e di tutte le più minuscole esperienze dell’uomo e del mondo.
Mondo che è unica indivisibile e reale entità vivente fatta di uomini. Capace di lottare contro l’Inferno della paura e dell’incertezza, senza prendersi un attimo di riposo.
Di questo Roberto Cazzullo ne è certo e lo afferma e lo sottolinea quando a chiosa del suo intervento afferma:

“Saremo e ci sentiremo, noi tutti un po’ come Dante e Virgilio attraverseremo quella apertura circolare, porta d’uscita di questo oggi e .

“E di lì uscimmo (e usciremo) per rivedere le stelle.”

E saranno stelle fatte di libri letteratura e autori che dal 15 al 19 settembre 2021 saranno li ad aspettarci alla festa del libro con gli autori – Pordenonelegge 2021 .

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un'unica passione: la letteratura. Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie. Completano il quadro personale altre due passioni più "movimentate" , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non). Sono Accredited Press al festival di Pordenonelegge dal 2015.

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