Il serpente di Dio, un romanzo che fa riflettere | Nicolai Lilin

nicolai lilin recensioneTutti sappiamo chi è Nicolai Lilin: è diventato famoso per il capolavoro Educazione Siberiana, da cui è stato anche tratto un film di Salvatores (con il grande John Malkovich). Ce lo ricordiamo anche perchè è stato nell’occhio del ciclone qualche tempo fa perchè aveva spacciato quel libro come autobiografico salvo poi scoprire che erano tutte fandonie e che niente di ciò che si era attribuito era mai accaduto.

Il serpente di Dio è la sua ultima creazione, e l’autore ha espressamente dichiarato che si tratta di una fiction, così almeno questa volta non ci saranno critiche di sorta. Anche perchè questo libro è impossibile da criticare: è semplicemente perfetto. Scritto bene, sviluppato anche meglio. Una storia un po’ cruenta, ma se si decide di leggere Lilin si sa già a cosa si va incontro, ma così densa di sentimenti e considerazioni, fatti e emozioni che non si può non apprezzarla. È un libro duro, schietto, sincero.

La trama de Il serpente di Dio

Siamo nel Caucaso. Il territorio soffre battaglie intestine tra terroristi islamici, esercito russo, servizi segreti, cristiani e musulmani. L’esercito dovrebbe combattere contro i terroristi, ma di fatto sono alleati nei traffici loschi di droga e armi che riempiono le casse dello stato russo. I potenti governano tutto usando agenti segreti come pedine al servizio dei loro scopi. Tutto va bene sino a quando i potenti sono sempre gli stessi, ma quando le cose al vertice cambiano, coloro che sanno devono essere eliminati e sostituiti da nuovi personaggi di fiducia.

L’unico modo per sopravvivere è dimostrare di essere forti, di riuscire a cavarsela e ristabilire il proprio comando. Ma quando tutti sono contro di te e sai che ti stanno già cercando per eliminarti, come fai a venirne fuori? Questa è la domanda che si fa Konstantin, agente segreto dell’esercito russo ma di fatto capo di un grosso giro di droga. L’unica sua possibilità è trovare un’altra strada per i suoi traffici affinché non siano interrotti, e dimostrare così che lui sia la persona giusta, quello di cui potersi continuare a fidare.

E allora con l’aiuto di Hassan, capo di una banda di terroristi, decide di costringere gli abitanti di un pacifico villaggio sperso in mezzo ai monti a collaborare con lui.

Ma le cose non saranno così semplici: gli abitanti sono vincolati da un patto di pace che rispettano da millenni. Vivono in armonia ed amicizia musulmani e cristiani amandosi come fratelli. Si sono scambiati dei doni, degli oggetti sacri, e questo scambio ha fatto sì che il loro patto non potesse mai essere infranto. Quando gli abitanti, per puro caso, vengono a sapere dei piani ai loro danni affidano questi oggetti a due giovani coraggiosi Andrej e Ismail (l’uno cristiano, l’altro musulmano). I due amici avranno il compito di salvaguardare i preziosi cimeli… ci riusciranno?

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La critica

Sì lo so sembra che vi abbia raccontato tutta la storia.. e invece sappiate che non vi ho raccontato nulla. C’è tutto un mondo in mezzo. C’è la vita dei personaggi, i loro ricordi, le loro nefandezze e le loro sofferenze. L’amicizia, l’amore, il sacrificio. C’è il presente, il passato, la storia e i ricordi. Ho trovato un’introspezione, una capacità descrittiva come non la vedevo dai tempi di Dostoevskij… Chissà forse dipende dal fatto che gli scrittori russi fanno così? Non saprei. Mi piace pensare che in realtà Lilin sia italiano. Sì lo so è nato in Russia, ma vive da noi dal 2004, da quando aveva 24 anni (eh sì è giovanissimo!!! e pure bello!!) e scrive nella nostra lingua e non so neanche se i suoi libri siano stati tradotti in russo (Educazione Siberiana sicuramente no…) quindi posso dire che è italiano?

Il serpente di Dio mi ha davvero emozionato. E mi ha fatto riflettere sugli orrori della guerra, o meglio degli orrori che nascono dopo la guerra, quando l’attenzione dei media si spegne e noi non sappiamo più nulla di cosa accade in quei posti. La povertà di tanti e la ricchezza di pochi nata proprio sulla sofferenza, sulla povertà e sulla paura. Mi ha fatto riflettere su come uno si ritrovi a vivere una vita fatta di crudeltà, diventando un mostro senza pietà ma conservando sempre nel cuore un briciolo di umanità, sentendo sempre quella vocina che ti dice che la vita è altro e che sarebbe bastato poco per viverla diversamente.

Il serpente di Dio di Nicolai Lilin (343 pagine) è stato pubblicato da Einaudi a maggio di quest’anno, e lo si trova anche in versione ebookwidth=1. Buona lettura.

Autore: Egidia Lentini

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1 Commento

  1. Concordo pienamente sulla recensione, Lilin di libro in libro ha affinato le sue capacità narrative e con questa pura fiction si è potuto esprimere al meglio, mescolando una storia di fantasia con un intreccio così ben costruito che ci fa pensare che per descriverlo così qualche cosa l’abbia vissuta, visti i suoi trascorsi nell’esercito e in vari conflitti. Concordo un po’ meno sull’incipit, scritto così lo fai passare per una persona falsa e calcolatrice. Io credo più ad un insieme di inesperienza (era il suo primo libro, si occupava di tutt’altro nella vita, cosa ne poteva sapere di strategie editoriali?), scelte di marketing editoriale che magari lo hanno fatto passare per vita vissuta al 100%, mentre l’autore ha sempre ammesso di aver romanzato dei ricordi che appartengono alla sua infanzia. In Educazione siberiana, così come nei suoi due libri successivi, c’è molto di lui, scritto sotto forma di romanzo, e in ogni caso aprono al lettore un mondo nuovo, che esiste e che non è nemmeno così lontano geograficamente da noi. Poi io credo che i romanzi debbano far viaggiare la mente, e i suoi lo fanno, se uno cerca informazione probabilmente legge la saggistica.
    E’ solo il mio pensiero, intanto complimenti per il sito! Ciao.

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