Una donna spezzata, un romanzo di Simone de Beauvoir

simone de beauvoir

La copertina dell’opera edita Einaudi

Se una donna è completamente se stessa, perde. Perde stima e affetto. Perché mai? Si tratta di una lunga tradizione di ingiustizie. Colei che si è fatta portavoce dei diritti delle donne, approfondendo le ragioni che avrebbero aiutato il genere femminile ad affermarsi in una società patriarcale, è Simone De Beauvoir con Il secondo sesso, opera preambolo dei movimenti femministi degli anni sessanta e settanta. Meno in voga ma dello stesso valore narrativo (ma non sociologico e storiografico) è l’altro suo libro, Una donna spezzata.

Suddiviso in tre racconti ─ Una donna spezzata, L’età della discrezione, Monologo ─ , fornisce al lettore la descrizione di tre differenti protagoniste accomunate da un’estrema e sottile sensibilità, la stessa che frammenta l’anima in molecole di spirito a cui si vuole, costantemente, trovare ragion d’essere per risolvere tristezza e rabbia.

Una donna spezzata

La casalinga Monique, nel primo racconto, Una donna spezzata, scopre che il marito, Maurice, ha un’amante;  in prima persona, sotto forma di diario, scrive del suo mondo leso, proiettato in un’unica immensa bolla d’incertezza:

Soltanto ora mi rendo conto di quale stima io avessi, in fondo, di me stessa. Ma tutte le parole con le quali potrei provare a giustificarla, Maurice le ha assassinate. Il codice in base al quale giudicavo gli altri e me stessa, lui l’ha rinnegato. Non avevo mai pensato a contestarlo, e cioè, a contestarmi”.

Queste pagine rappresentano lunghi anni di annullamento. Ci si cancella per chi si ama, ci si dimentica delle proprie indole e mente perché donne dedite alla famiglia. Beh, Monique ne è consapevole e vuole rialzarsi da sola tra le macerie del suo intelletto.

L’età della discrezione

Nel secondo racconto, una scrittrice e studiosa di letteratura francese, si trova in conflitto con suo marito, André, e con suo figlio, Philippe, che ha deciso di muoversi alla stregua di un’impronta di vita lontana da quella che l’educazione di famiglia gli ha suggerito. Le riflessioni di questa donna sono evolute, mature ma comunque limitate (come per Monique) da idee che d’un tratto sembrano non più scontate. L’insofferenza trasforma tutto in insensatezza:

“La tristezza mi era ripiombata addosso e non mi ha più lasciata. Ormai, se al mattino mi attardavo a letto, era perché mi era difficile risvegliare senza alcun appoggio il mondo e la propria vita”.

Imparare a vivere alla giornata è dura, tanto quanto accettare la vecchiaia. Ma se si hanno mani da toccare la percezione del nulla muta, e il bene infinito trova dei perché in tutto.

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Il monologo

L’ultimo parte, Il monologo, si apre con una frase di Flaubert “Lei si vendica col monologo”, di una potenza evocativa così forte, che si passa alla pagina successiva solo dopo dieci minuti. Il monologo non è certo associato a un tedioso e iracondo sfogo, né è il sintomo di una nevrosi da quattro soldi. Chi parla è Murielle, una donna sconfitta da relazioni con uomini che odia e da una figlia suicida. Ha un figlio e ciò le dà la forza di risolvere i suoi problemi scombinati.  Odia il mondo, si appella agli altri con il termine “porci” e in un capodanno in cui tutti si dedicano al baccano, Murielle prega un dio che non c’è:

“Fa’ che ci sia un cielo e un inferno passeggerò per i viali del paradiso col mio ragazzino e la mia cara figlia e tutti loro si torceranno nelle fiamme dell’invidia […] e riderò riderò riderò e i bambini rideranno con me”.

Quante donne in Simone De Beauvoir? Monique ha un tono controllato ma non saggio; in L’età della discrezione, la studiosa ha basi esistenziali più solide, ma anche lei fatica a lasciare ancoraggi materiali che chiamo falsi valori; Murielle è la violenza dell’amore terreno, materno: frenesia, voglia di giustizia e di veder prevalere l’armonia dopo tanto subbuglio, la portano in un flusso di coscienza che va forte, va veloce. Le parole sono sostanza e colpiscono dritte ai colpevoli.

Quanta intelligenza e quanto senno in questi tre racconti che pongono ordine nell’irrazionalità e nelle contraddizioni che la donna si porta con sé? Le stesse caratteristiche potremmo scovarle anche nella nostra storia quotidiana. Una donna spezzata è solo un’occasione in più di lotta contro l’ignoranza che appanna le questioni di genere.

Una donna spezzata è edito da Einaudi ed è disponibile per l’acquisto su Ibs a 9,35 euro.

Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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