Ponte del Lovo di Maurizio Gelli. Il coraggio e la forza

Ponte del Lovo - Maurizio Gelli

Ponte del Lovo – Maurizio Gelli

Sera di Natale. Un portacenere traboccante di mozziconi, le luci dell’albero che si riflettono sul monitor di un computer portatile e Maurizio, un giovane uomo stanco di cercare una creatura che non esiste. Una bellissima donna, aggraziata, coraggiosa, inquieta, sessualmente intensa e buona d’animo, una creatura generosa e ironica, consapevole e intelligente: Maurizio ormai ne è certo, una donna simile non esiste. È da una vita che Maurizio la sta cercando ma ormai ogni speranza si è spenta, soffocata dal silenzio assordante del mondo “così com’è”. E allora dai Maurizio, forza, madre natura è stata generosa con te, ti basta poco per trovare chi ti presterà la sua bocca per poterci annegare dentro la solitudine; poche parole e un fiotto caldo, al riparo dei vetri umidi della tua auto.

L’incipit di Ponte del Lovo è crudo, come cruda sa essere la vita e leggendolo mi è tornato alla mente un incipit famosissimo, quello di “The love song of J alfred Prufrock” di T.S:.Eliot: “Let us go then ,you and I, when the evening is spread out against the sky, like a patient etherized upon a table…”

Paragonare un esordiente scrittore ad uno dei più grandi poeti di tutti i tempi è decisamente azzardato ma Gelli non ha nulla da invidiare a conosciuti e osannati scrittori contemporanei. Partire da uno spunto autobiografico per raccontare in prima persona una storia incredibile, tenendoti con il fiato sospeso e il cuore palpitante per ben 293 pagine non è da tutti. Eppure Maurizio Gelli – classe 68, una promettente carriera da manager gettata nella spazzatura, un’indole ribelle, una mente tanto grande quanto grande è la voragine nel suo cuore – beh, lui ci riesce benissimo. Perché madre natura non gli ha donato soltanto l’avvenenza e quello spunto mentale in più. No.  Gli ha fatto dono della capacità di “plasmare” la carta. Uso il verbo plasmare non a caso, perché quale altro verbo si potrebbe usare per descrivere una potenza narrativa che non è semplice scrittura ma è graffio, scultura, dipinto, musica ? Con uno stile unico, originale, ritmato, denso, Maurizio Gelli ti trascina in territori lontani nei quali a tratti ti perdi per poi ritrovarti, e quando hai ritrovato le coordinate ecco che, con ironia e poesia ti avvolge, ti strappa un sorriso, ti accarezza e infine ti abbraccia con la forza e il calore di un amante. Ponte del Lovo non lascia scampo, è meglio prendersi un po’ di tempo per leggerlo, un pomeriggio è sufficiente, perché una volta iniziata la lettura è davvero difficile staccarsene e non si vorrebbe più riemergere da sotto quel ponte. Un piccolo ponte di Venezia, uno di quelli non lontani dai classici itinerari turistici ma anche il luogo in cui si compie un destino, in cui si realizza un sogno a lungo sognato.

Sera di Natale. La creatura che non doveva esistere improvvisamente appare in cima al monitor, dentro un minuscolo quadratino, tra mille altri volti.
È lei. Maurizio la riconosce all’istante, ancor prima di sapere, ancor prima di poter zoomare su quella microscopica immagine.

E, in questa incredibile storia che riserva risvolti a dir poco magici, il merito di condurre i due protagonisti davanti all’ennesima prova del loro coraggio sarà proprio di Maurizio che, una volta riconosciuta la sua Musa la inseguirà, la braccherà, sarà implacabile nel farle riconsiderare la sua esistenza, convincendola ad abbandonare quel percorso di resistenza che ella stessa aveva creato, riuscendo, dopo trenta giorni, ad incontrarla su un piccolo ponte, sotto un cielo d’inverno.
Ponte del Lovo non è una banale storiella nata sul Web, è molto, molto di più: è la storia di due creature inquiete che si incrociano casualmente nel loro assurdo vagabondare e immediatamente si riconoscono, anime coraggiose che, nella loro precoce ribellione, mai hanno rinunciato alla limpidezza del loro sguardo: la limpidezza necessaria ad abbracciare il tutto con una visione ampia, grande, completa.

L’evoluzione narrativa in Ponte del Lovo traccia un itinerario diametralmente opposto al classico vacuo terreno su cui nascono, e spesso immediatamente muoiono, la maggior parte dei rapporti virtuali; opposto in quanto processo di conoscenza profonda, di profonda corrispondenza che sonda senza scampo quelle voragini buie che spesso preferiamo chiudere in un cassetto, perché sappiamo quanto ci costerebbe affrontarle.

E dunque Ponte del Lovo è mettersi a nudo senza ipocrisie né retorica, è bisogno di verità, è inquietudine e coraggio, il coraggio di essere ciò che realmente siamo; il coraggio e la necessità di  mirare diritto alla faccia delle cose, l’orgoglio di rimboccarsi le maniche e riprovarci, riprovarci ancora, che se le mazzate precedenti non ci sono riuscite, questa sicuramente t’ammazzerà.

Coraggio di amare e amare sé stessi fuori da ogni retorica, con il cuore di un bambino e il sorriso sulle labbra. E coraggio ci vuole a leggere Ponte del Lovo perché questo romanzo è tutto fuorché melenso, tutto fuorché ipocrita, tutto fuorché fintamente rassicurante. È forte e vero perché questi sono gli elementi necessari per vivere una vita limpida e in armonia con sé stessi.

Fortemente sconsigliato a chi ha scheletri negli armadi o antri bui ancora inesplorati: potrebbe provocare gravi crisi di orticaria.

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