Intervista Igor Nogarotto: autore di Volevo uccidere Gianni Morandi

Intervista Igor Nogarotto: autore di Volevo uccidere Gianni Morandi

Intervista Igor Nogarotto: autore di Volevo uccidere Gianni Morandi

Intervista Igor Nogarotto: autore di Volevo uccidere Gianni Morandi

– Nella sua opera s’intrecciano descrizioni vicine al gusto evenemenziale della cronaca a passaggi surreali, coordinati in una sequenza d’azione che prescinde dalla necessità cronologica. Saprebbe indicarci quanto di autobiografico è effettivamente presente in Volevo uccidere Gianni Morandi?

Tutto quello che scrivo è assolutamente veritiero ed autobiografico. Credo di non poter prescindere da ciò, perché il mio “patto con il Lettore” è quello di essere autentico, di raccontare spaccati di quotidianità in cui tutti, in un modo o nell’altro, si possano riconoscere, per trarne spunti di riflessione o per cogliere un’ironia sdrammatizzante rispetto agli ostacoli del cammino esistenziale, che permetta di affrontare con maggior spirito (pro)positivo le difficoltà. Certamente utilizzo delle formule non canoniche, sconfinando anche nel surreale, ma sempre partendo da una base di fatti avvenuti e vissuti sulla mia pelle. L’incedere non strettamente cronologico del romanzo è figlio dello stesso principio: proprio come avviene nella nostra testa o nella nostra pancia, in cui si susseguono pensieri e/o ragionamenti non sempre consequenziali, ma dettati spesso dall’umore o da “come ci sentiamo” in quel dato momento, così il mio modus di scrivere è spontaneo, istintivo ed istintuale, più attento a fornire un quadro emozionale che non una connessione temporale razionale. Mi piace che mi abbiano definito “Un Aratore di emozioni”.

 

– Saprebbe indicare alcuni testi che l’hanno maggiormente influenzata nella creazione dell’opera?

Sono un fagocitatore di libri e penso che il proprio ventaglio espressivo si possa ampliare a dismisura leggendo generi diversi, andando alla ricerca di autori proveniente dalle più disparate culture: in questo modo il processo creativo ha tanto materiale da metabolizzare, per poi rigettarlo nella propria creazione attraverso il filtro della propria sensibilità. Andando nello specifico, come dichiaro nel mio libro, Anhtony De Mello, con “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, mi ha sicuramente fornito input fondamentali, per lavorare su me stesso e sulla mia interiorità emotiva. Poi mi piace ricordare Ouspensky con “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Zygmunt Bauman con “Vita liquida”,  Paulo Coelho con “L’Alchimista” e Manlio Sgalambro con “Del pensare breve”.

 

– Qual è il suo rapporto tra passione per la musica e per la scrittura? Che cosa hanno in comune queste due forme artistiche?

Sono un creativo: questa è la mia urgenza: CREARE e COMUNICARE! Amo farlo in varie forme e sicuramente, quella della scrittura, è, ad oggi, la modalità che mi gratifica maggiormente, dandomi la possibilità di esprimermi in maniera più completa. Le canzoni hanno un modulo espressivo limitato: occorre seguire cliché consolidati, ti “giochi” tutto in 3 minuti e mezzo. Il “vantaggio” è che la Musica può fornire un apporto emozionale attraverso un tessuto connettivo sonoro che può sopperire ad un testo non egregio. La Scrittura è “monodimensionale” e “monosensoriale” da questo punto di vista. E’ più difficile entrare in contatto con le corde emotive di chi ti legge, rispetto a chi ti ascolta. Ma sicuramente, c’è più spazio per poterci riuscire. Ad un certo punto, i miei polpastrelli sono stati calamitati dalla tastiera: ho iniziato e scrivere e non mi sono più fermato… per ben 3 anni! Non saprei dire perché. Era arrivato il momento di farlo. Tutto qui. Da un punto di vista realizzativo, scrivere un libro è decisamente più semplice ed economico rispetto all’incidere un album: non dipendi dagli altri, ma solo da te stesso, non necessiti di studi di registrazione, musicisti… di realizzare mixaggio, master… di girare videoclip… insomma, in tempo di crisi, se una persona è indecisa sul da farsi, consiglio vivamente l’arte della scrittura.

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– Diario, racconto, manuale, autobiografia, saprebbe definire il portato più profondo della sua opera facendo riferimento a una categoria narrativo-letteraria?

Sinceramente no. Non penso che questo libro sia canalizzabile in un genere specifico, per il suo essere molto originale, sperimentale a tratti. Ma questo lo considero, dal mio punto di vista, uno dei punti di forza che lo rendono maggiormente interessante, perché, citando De Mello: “I concetti sono sempre congelati, mentre la realtà scorre”. Però non vorrei che pensasse che voglio eludere la domanda. Ecco quindi la mia definizione: “Narrativa esistenziale d’avanguardia con venature umoristiche agrodolci“.

Vi aspetto su http://www.volevouccideregiannimorandi.it

BUONA LETTURA A TUTTI

Autore: Iacopo Bernardini

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