Intervista a Stephano Giacobini autore di Vederla Morire

Intervista a Stephano Giacobini autore di Vederla Morire

Intervista a Stephano Giacobini autore di Vederla Morire

Dopo la recensione della sua opera, Vederla Morire, abbiamo deciso di intervistare l’autore Stephano Giacobini. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

 

Quanto è attuale ancora oggi il romanzo noir-giallo?

Ciò che è ancora attuale è il romanzo. E lo sarà finché qualcuno sarà in grado di accarezzare la carta e percepirne i profumi. Ciò che non è mai stato attuale è la ghettizzazione del romanzo in schemi prestabiliti. Il giallo, il noir, il rosa, il thriller… I romanzi sono storie, e le storie sono sempre multicolori. Un libro è una ricchezza se sfugge alla catalogazione, se possiede diverse anime, se tracima dagli argini che gli si sono costruiti attorno per pura comodità. “Vederla morire” per qualcuno è un giallo che al contempo contiene una guida turistica un po’ insolita di Torino; per altri è un romanzo d’amore, per altri ancora un’analisi della nostra società passata e presente.

Visto il ruolo giocato dai tribunali e dalla legge, quanto della sua professione è presente nell’opera?

Gli aspetti legali della vicenda nascono da una domanda che mi pose tempo fa un cittadino: se esiste la legge, se siamo circondati da norme che regolamentano praticamente tutto, perché allora esistono i giudici? Sono forse la massima espressione della nostra imperfezione? Siamo così inetti da dover delegare a un terzo le decisioni più importanti, confidando che assecondi la nostra avidità? I giudici sentenziano in materia di denaro e di libertà personale. Se il primo fosse ripartito più equamente, non ci sarebbe troppo bisogno di incidere sulla seconda.

I suoi personaggi e la città di Torino descritta in che misura attingono dalla sua esperienza di vita?

I personaggi di “Vederla morire” sono inventati, eppure li ho incontrati tutti, nel corso della mia vita. E li ha incontrati anche ogni lettore. Questi personaggi sono frammenti di noi, sono cassetti che si aprono nel magazzino della memoria. E la città di Torino non è solo il teatro della vicenda, ma è il personaggio principale, che in questo romanzo dà una spiegazione di sé.

Perché scrivere? Cosa l’ha avvicinata a quest’arte?

Perché la vita è fatta di storie che cercano persone che le sappiano raccontare. Ed è per me il modo migliore, forse l’unico, per creare un’emozione.

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