Intervista a Daniele Versari, autore del libro Merkavah

Ciao Daniele. Cosa fai nella vita? Hai voglia di raccontarti un po’ ai nostri lettori?

Ciao Giusy. Certo che ne ho voglia. Il problema è chiedere ai lettori se hanno voglia di “ascoltare”. A parte gli scherzi. Sono un medico di 38 anni, vivo a Livorno e al momento lavoro al Pronto Soccorso di Pescia, una piccola cittadina in provincia di Pistoia. Mi sono occupato per quasi dieci anni di ricerca in ambito cardiovascolare all’Università di Pisa e per due anni ho anche vissuto negli USA. Quella americana è stata un’esperienza straordinaria e, anche se vivevo in una piccola e sperduta cittadina del Minnesota, avevo la possibilità di lavorare in uno dei templi della medicina mondiale, la Mayo Clinic. Ma la cosa più straordinaria è che nello stesso istituto lavorava anche mia moglie, Elena. A dire la verità non era ancora mia moglie.

Dopo l’esperienza USA, sia io che Elena abbiamo deciso di abbandonare il mondo della ricerca. Spinti dalla voglia di mettersi in “prima linea” con i pazienti critici, abbiamo deciso di diventare medici di pronto soccorso. Il mio attuale lavoro mi dà soddisfazioni, anche se non so se sarà il definitivo. Per come sono fatto, penso che poche cose nella vita siano definitive: tra queste c’è sicuramente mia moglie che mi supporta e sopporta quotidianamente.

Come nasce l’idea di Merkavah? 

Amo profondamente la storia e chi a lei si dedica, che raramente ha vita semplice. Appassionato di Storia e in particolare di quella medievale. Ritengo che il Medioevo, epoca storica quasi criminalizzata dall’ Illuminismo, sia stato invece un periodo straordinariamente intenso e interessante. Per questo, da anni, oltre a leggere saggi storici sono anche abbonato alla rivista Medioevo. È così che leggendo un articolo di questa rivista riguardante la celebrazione dell’architetto del Duomo di Orvieto, Lorenzo Maitani, nel 2010 mi è venuta l’idea di scrivere Merkavah. Sono dunque partito dall’ambientazione, ancor prima di avere una trama. Le vicende dovevano svolgersi prevalentemente a Orvieto. Naturalmente un romanzo medievale difficilmente può prescindere dalla Chiesa. Per questo e soprattutto grazie alla collaborazione con mia moglie, ho cercato di costruire una storia che andasse a sfiorare alcuni aspetti “deboli” della Cristianità. Non si riesce infatti a capire perché la datazione al radiocarbonio collochi la Sacra Sindone nel XIII-XIV Secolo. Oppure, perché Papa Innocenzo III abbia ratificato il dirottamento della IV Crociata verso Costantinopoli, città cristianissima, anche se ortodossa. Ancora: quello che sappiamo della vita di Gesù è ciò che fin da bambini ascoltiamo in Chiesa o leggiamo nei Vangeli sotto la guida di ecclesiastici. Tuttavia, se analizziamo con attenzione le Scritture, cercando di distaccarci da quanto ci è stato insegnato, possiamo interpretare i fatti in maniera diversa. Non voglio andare in particolari per non rovinare la lettura di chi fosse interessato. In ogni caso, Merkavah è una ricostruzione di fantasia che, basandosi su alcuni fatti concreti, tenta di dare una spiegazione ad alcuni di questi interrogativi. Non è certo la verità ma può insinuare qualche dubbio…

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Daniele, tu ha scelto la strada del self-publishing, sia in versione cartacea, che in digitale. La seconda, in particolar modo, nelle ultime settimane ti ha regalato belle soddisfazioni. Il tuo romanzo ha scalato le classifiche di iTunes Store. Ti aspettavi tutto questo successo? 

Direi proprio di no. La scelta dell’autopubblicazione, da un lato, è stata un po’ una sofferenza. Tuttavia, al momento gli editori ricevono un numero di manoscritti molto elevato ed è difficile ottenerne l’attenzione. Un’alternativa sono gli editori che richiedono un contributo per la pubblicazione. Uno di questi mi ha proposto un contratto che in apparenza avrebbe portato ad una distribuzione capillare accompagnata da mega-campagne pubblicitarie. In effetti, la serietà di questi editori, come noto, lascia un po’ a desiderare. È logico che se un editore crede in un libro ci investe e in questo caso un autore è sicuro che farà di tutto per vendere il libro. Ma se è l’autore ad investire, non ha nessuna garanzia. Ci sono troppi casi in giro di persone che hanno pagato 1000-2000 euro come contributo di pubblicazione della prima edizione del proprio romanzo, trovandosi poi in brache di tela, con un romanzo che non leggeranno che gli amici ed i parenti. Ho ritenuto quindi la soluzione dell’autopubblicazione come la più adatta a me. Non sono uno scrittore e non mi voglio neanche paragonare a quelli “veri”. Ho avuto un’idea, l’ho portata in fondo e l’ho potuta distribuire a molte persone grazie all’autopubblicazione. Puntualizzo: non quella cartacea. La stampa di piccole quantità di libri ha un costo troppo elevato. Chi spenderebbe 15-20 euro per un romanzo di uno sconosciuto? Poche persone, sicuramente. Al contrario, il libro digitale permette di vendere ad un prezzo abbordabile per tutti. Merkavah è in vendita al prezzo di un caffè su iTunes Store, Amazon e gli altri distributori di ebook ed è soprattutto per questo che sono riuscito a venderne un numero di copie che non mi sarei mai aspettato. Penso che per un autore esordiente questa sia la cosa più importante, cioè che più persone possibile leggano le proprie sudate carte e ne diano una opinione distaccata. Oltretutto, sto ricevendo molte critiche positive…

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Quale consiglio daresti ai piccoli autori che si avvicinano, per la prima volta, alla tanto temuta Industria del Libro? 

Dipende dall’obiettivo. In ogni caso, per un autore all’esordio la scelta dell’autopubblicazione digitale credo che sia un buon compromesso e renda l’editoria più democratica. Un autore si mette in gioco distribuendo ad un prezzo simbolico la propria opera e cercando di ottenere il maggior numero di opinioni e critiche possibili. In fondo, anche l’editore tradizionale, pur con servizi professionali di editing, correzione di bozze, marketing non assicura un buon libro.

In sostanza, credo che un esordiente debba sicuramente tenersi alla larga dagli editori che richiedono un contributo di pubblicazione. Consiglierei di tenere invece in considerazione l’autopubblicazione, soprattutto quella digitale. Il libro di carta forse non scomparirà mai, ma è inevitabile che sempre di più si leggeranno ebook.  E magari, se tra gli autori che si autopubblicano ce ne sono di validi, un editore tradizionale potrebbe anche interessarsi a lui. In America succede sempre più di frequente.

Autori preferiti?

Come ti dicevo, la mia passione sono i saggi storici e qui posso citare, tra gli altri, Alessandro Barbero, Jaques Le Goff e Franco Cardini. Per la narrativa leggo molto i romanzi thriller di vari autori e i romanzi storici. Tra questi non posso non citare quelli di Valerio Massimo Manfredi e Ken Follet. Ci tengo a precisare che alterno sempre gli autori da bestseller agli esordienti autopubblicati e spesso, tra questi mi imbatto in piacevoli sorprese.

Il genere, forse, è un po’ lontano dalla tua quotidianità e dal tuo mondo. Ma un lettore attento nota una certa affinità fra te e il personaggio della storia, Marzio…

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È così palese? Ti devo dire che alcuni dei miei amici che hanno letto il libro, talvolta, mi chiamano Marzio… Penso che sia inevitabile per chi scrive un romanzo, soprattutto se esordiente, immedesimarsi in uno dei personaggi ed esprimere pensieri e opinioni attraverso di lui. Come me, Marzio è un po’ sconclusionato. È sostanzialmente razionale ma irritato da chi ha fatto della razionalità estrema l’unico mezzo per raggiungere la verità, come gli Illuministi. È affascinato dalla spiritualità ma contrario al dogmatismo religioso. Si è impegnato al massimo negli studi ma si è poi sentito soffocare dall’ambiente universitario. Fondamentalmente rifiuta qualsiasi schema preordinato e qualsiasi fanatismo o semplice etichetta. Per tutto questo, non posso che confermare che c’è più che una semplice affinità fra me e Marzio…

Altri romanzi nel “cassetto”? 

In effetti, sono nella fase di studio e ricerca. Ho già in testa una bozza. Questa volta avrà più a che fare con la medicina moderna ma toccherà anche – non riesco ad evitarlo – il Medioevo e la tarda antichità. Il nodo della storia sarà la famosa, quanto inattesa, vittoria della Coppa del Mondo di calcio nel 1954 da parte della Germania Ovest contro l’imbattibile Ungheria. Un filo sottile lega questa partita alla vittoria di Costantino il Grande su Massenzio nella battaglia del Ponte Milvio del IV Secolo. Per ora non posso dire di più se non affermare come sia affascinante inventarsi una storia e scoprire quante vicende del passato si possano trovare a sostegno della propria ipotesi. Coincidenze? Forse.

Autore: Giusy Casciaro

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