Madame Bovary. Il buco nero del desiderio raccontato dal romanzo di Flaubert

Madame Bovary, il romanzo di Gustave FlaubertCon le immagini si possono costruire linguaggi, e attraverso il linguaggio allestire immagini che parlano del dramma in esse custodito con la sola dimensione figurativa. È questo il canale di comunicazione scelto da Gustave Flaubert nel suo primo romanzo Madame Bovary, recentemente ripubblicato da Giunti (febbraio 2012; disponibile su lafeltrinelli.it a € 5,95). Un affresco di un tempo, di una società segnata dall’ascesa borghese e per questo oltraggiata, ma anche appassionata, dalle vicende che la riguardano. Che ne mettono a nudo l’ipocrisia. Ma questa non è che una cornice, vero protagonista il desiderio.

Best seller già nella seconda metà dell’800, Madame Bovary racconta la storia di un desiderio inappagabile. Un vortice che assorbe al suo interno, in un movimento a spirale fatto di alti e bassi, la serenità di una vita, in chiave borghese, appagante. L’amore di un partner, forse mediocre, ma sincero oltreché sereno, non è abbastanza. E come un piccolo tarlo si insinua nella vita di Emma Bovary un senso di mancanza. Così decide di trasferirsi, immaginando un altrove meno provinciale, e il marito per amore acconsente.

Ma no, non era il luogo ma il bisogno di una famiglia, il bisogno della maternità. Nasce una bambina, Berthe, che conosce una mamma sfuggente, egocentrica, che come un fantasma alberga il mondo della piccola innocente. Il vero motore del desiderio di Emma è la noia di una vita tranquilla, dove non le spettava che occuparsi della famiglia, coadiuvata dalla servitù casalinga, e coltivare le proprie passioni. Esistenza appagante se vista in prospettiva, insoddisfacente nella sua realizzazione.

Quello è comunque il paradigma interno alla stessa Emma, che non scardina il sistema assiologico borghese, ne applica delle banali perversioni che la riportano, immancabilmente, al punto di partenza. Al momento della noia, dell’insoddisfazione. Il dramma scatta quando questa sua inclinazione si sposa con quella dell’amore semplice del coniuge, disposto a tutto. Quindi i tradimenti (falliti), le spese folli, le crisi isteriche.

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Madame Bovary, dunque, come storia di un desiderio incapace di sublimare in altro. Emma come vera quintessenza di una mediocrità che tenta un salto di cui non è capace e non se ne rassegna. Fallimento della concezione di un’alternativa prospettiva esistenziale. Emma è incapace di riscrivere il contenuto della parola amore come quello dell’odio. Né odia davvero, né ama a fondo, è sospesa in un eterno fluttuare tra un alto e un basso, senza risposta. Anzi, la risposta al termine della sua vita la scopre nella morte, culla di una rinascita impossibile.

La trama scorre rapida attraverso le immagini che richiamano una regia fanatica dei dettagli, della ricerca de le mot juste, al prezzo di spezzare a volte il ritmo narrativo. Sensibilità di un pubblico lontano da quello contemporaneo, al tempo stesso eterna nella rappresentazione di contesti sociali e profili umani. Un’antologia tassonomica dell’uomo di provincia nella Francia ottocentesca, nonché sua poderosa critica.

Autore: Iacopo Bernardini

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