La banda della Uno bianca, le BR e Rimini fanno da sfondo al romanzo “Folle estate”. Intervista all’autore Giulio Pinto

In “Folle estate” sono presenti accadimenti che hanno determinato la storia degli anni ’80 del nostro paese, tu sei nato a ridosso di questo periodo, come mai hai scelto proprio questi avvenimenti? Che ricordi hai di quel periodo?

Essendo io nato nel 1978, riguardo a quel che ho vissuto personalmente, degli anni ‘80 ricordo le comuni e non particolarmente interessanti esperienze di vita puerile che non riporterò mai in un testo da proporre al pubblico (non perché le voglia nascondere ma perché non credo catalizzerebbero l’attenzione di qualcuno). Ovviamente degli anni ’70 non rimembro nemmeno quelle.

Nel mio libro alcuni discorsi della coppia protagonista e di qualche altro personaggio vertono sulla Banda della “Uno” bianca, sul terrorista Mario Moretti e su altri fatti storici, perché rientrano nell’ottica di rottura degli schemi che esso vuol esporre. I componenti della Banda della “Uno” bianca facevano tutti parte della Polizia di Stato tranne Fabio Savi, eppure si dedicavano alle rapine, alcune delle quali sfociarono nel sangue, conservando il loro ruolo in questa struttura istituzionale che ha proprio il compito di reprimere la criminalità. Anche se Mario Moretti entrò nelle Brigate Rosse nel 1971, e tra il 1974 e il 1981 ne è stato il leader, secondo quanto teorizzato da Silvia, la lei della coppia protagonista, era manovrato da figure che non solo non avevano nulla a che fare con la sinistra ma anzi erano di essa antagoniste.  Nei discorsi della coppia protagonista del romanzo viene dato un particolare risalto alle maschere portate da taluni personaggi storici.

– Molto spazio è dedicato ai cavalli, come mai? Che rapporto hai con l’equitazione?

Mi piace montare a cavallo, comunque nel libro non parlo molto di equitazione, alla quale dedico pochissimi cenni, ma d’ippica, soprattutto per quel che concerne le corse al galoppo in piano. Ho scelto di presentare il mondo dei cavalli da corsa visto non tanto dalle tribune degli ippodromi (come è abbastanza conosciuto) quanto osservato da dietro le quinte, quindi dalle scuderie e nell’ottica degli addetti ai lavori (come ben pochi lo hanno presente). Per restare in linea con l’intento di esprimermi rompendo gli schemi stereotipati, in una società dissoluta, faccio apparire la spesso bistrattata ippica, che nell’immaginario collettivo è una sorta di bisca dove i cavalli sostituiscono carte, roulette e macchine da gioco elettroniche, come uno degli elementi più sani che ci siano.

Da dove nasce la scelta di ambientare buona parte della narrazione a Rimini? Cosa rappresenta nel tuo immaginario questa località?

Mi garbano Rimini e le altre località della Riviera romagnola. Le ritengo un’ottima meta per le vacanze estive per i numerosi servizi che offrono, i quali posson costituire delle alternative o delle integrazioni alla classica giornata in spiaggia. Tuttavia i due protagonisti di Folle estate durante le loro vacanze in Romagna, pur recandosi quotidianamente a Rimini o a Riccione, alloggiano a Coriano, un paese che si raggiunge inoltrandosi da Riccione nell’interno della fascia costiera. I centri abitati di limitata estensione dell’entroterra son abitualmente luoghi quieti che molti abitanti delle grandi città, come i protagonisti del mio libro che risiedono a Bologna, trovano ideali per trascorrere le vacanze lontano dal caos e dallo smog che affliggono i grandi capoluoghi.

E’ un piccolo centro dell’entroterra anche quello in cui è ambientato un altro capitolo della mia opera, ossia San Lorenzo in Campo (che si trova nella provincia di Pesaro e Urbino). Consentitemi di ringraziare il dottor Antonio Di Francesco, Sindaco di San Lorenzo in Campo, per aver concesso a Folle estate il patrocinio comunale col Protocollo 6526 del 25/07/2011.

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Nel libro, fai un’ analisi molto critica della realtà di oggi, di suoi mali che si manifestano nella corruzione dell’uomo: da dove pensi che nascano?

Sinceramente trovo alquanto limitativo il sintagma “di oggi” nella premessa a questa domanda. “Tutto il mondo è paese” a mio avviso è un aforisma tanto giusto quanto non esaustivo, in quanto ritengo che il concetto espresso dalla succitata massima abbracci in realtà oltre al contesto spaziale anche quello temporale. Sostengo che la corruzione sia presente nell’uomo in egual misura oggi e ieri, ed è questo che emerge nel mio romanzo, dove però si procede ad una netta bipartizione delle varie forme di deterioramento morale: quelle che provocano spargimento di sangue vengono ricercate (spesso in fatti storici che solitamente vengono ignorati o propinati in maniera ben diversa dalle nostre istituzioni culturali) per presentarle nella loro drammaticità ai lettori affinché siano condannate, mentre quelle incruente viste con leggerezza ed in un certo qual modo giustificate. Questo rientra nello spirito trasgressivo dell’opera.

Penso che la corruzione sia intrinseca un po’ in tutti noi. Chi si è sempre fatto  inibire da freni morali ogniqualvolta poteva ottenere vari benefici in maniera poco ortodossa? Ne attribuisco la paternità alla volontà di soddisfare i nostri desideri e all’interazione con altre persone corrotte.

Ci parli del tuo rapporto con la poetica di Alda Merini? E’ entrata in qualche modo nella scrittura del libro?

Alda Merini ha avuto una vita molto travagliata. La sua esistenza è stata segnata co me è noto dal suo malessere psichico, ma anche da eventi molto concreti che ne son stati delle concause: la guerra, la povertà, i tradimenti perpetrati dal primo marito Ettore Carniti, e soprattutto le molte violenze subite. Queste vicissitudini si riverberano nelle sue opere, che son per lo più autobiografiche. E’ vero che da esse trapela pure un’immensa voglia di vivere della poetessa, in quanto anche in situazioni assai funeste riesce a scorgere un che di positivo, tuttavia vi aleggia una palese tristezza per le sue problematiche di carattere psichiatrico e per l’evanescenza dei suoi amori.

Son rimasto molto colpito dalla vitalità e dal coraggio nell’affrontare le avversità della vita che trapelano dalla produzione letteraria di questa donna (assai copiosa in versi e molto esigua in prosa); comunque essa è scevra di legami con Folle estate, che, nonostante contenga dei passi drammatici ai quali si è qui accennato, è un romanzo prevalentemente ironico e bizzarro.

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