E disse. In questo romanzo di De Luca, attraverso il Verbo, la bellezza e la spiritualità di Mosè

E disse, di Erri de Luca“E disse”(ed. Feltrinelli, 8 € su Feltrinelli.it), di Erri de Luca, è un libro piccolo (96 pagine), come molti dei suoi romanzi,  che si può leggere in un paio d’ore oppure in un mese. Dipende tutto da come uno lo vuole gustare.

L’autore parla della storia di Mosé –primo alpinista della Storia – che sale sul monte Sinai per avere il fatidico incontro con Dio, forgiare l’Alleanza e ricevere le Tavole della Legge.

Il romanzo inizia proprio quando si trova sul monte, dove salirà per tre volte, la prima a piedi nudi, e incontra le fiamme che sono la manifestazione di Dio. Comincia così il suo incontro che lo porterà a seguire il suo destino, ovvero guidare il popolo di Israele verso la Terra Promessa.

Ma lì sul monte si consuma un dialogo ben preciso tra Mosè, uno dei Padri dell’Umanità, e il Divino. Tramite le fiamme Mosè capisce che Dio crea e disfa, benedice e annulla, in un processo continuo che è la Creazione. E da esse scaturiscono le sillabe e poi parole che verranno iscritte sulla pietra dell’alleanza. E il popolo, appena liberato, come sappiamo dalla Bibbia al momento si identifica con esse: “Faremo e ascolteremo”, dicono. Mentre le donne, parte importante di questo disegno, guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati.

Le Leggi infatti si rivolgono, in antico ebraico, a un Tu maschile, come se, almeno a quel tempo, solo gli uomini avessero bisogno di esse.

De Luca non è la prima volta che pubblica un romanzo ponendo la narrativa al servizio della religione, o per meglio dire della spiritualità. Perché Mosè è uno dei suoi fondatori.

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Per esempio, con “Penultime notizie circa Ieshu/Gesù” ha provato a dare una nuova voce introspettiva a Gesù, mentre con “In nome della madre” ha raccontato la storia di Maria sottolineando come fu lei, giovanissima donna ebrea di Galilea, a stravolgere ogni legge e costume.

Tuttavia il personaggio di Mosè, umano, si mischia in qualche modo con il Divino. Come tutti i Santi e Profeti si sente un po’ a disagio tra la gente comune, infatti com’è scritto: “Andava per desiderio di staccarsi dal campo, dalle voci, saliva per allontanamento”.

Mentre l’uomo si vede nella fatica della salita, nella sofferenza ma anche nella sua grandezza, anche per ricordarci che il cammino spirituale, di evoluzione personale, deve essere spontaneo e naturale come una camminata in montagna, ma che non può esimersi da una forte volontà e il sacrificio di qualcosa che non ci serve più, da lasciare in basso.

D’altronde Mosè – il cui nome non è mai pronunciato, così come Gesù non disse mai di se stesso Figlio di Dio – è uno dei “salvati”, ovvero uno di coloro che sono scampati allo sterminio dei bambini ebrei da parte del Faraone, ed in lui dunque si condensa tutta la forza di coloro che non ce l’hanno fatta.

Il personaggio biblico nel romanzo di De Luca soffre di balbuzie, ma non come difetto vocale, piuttosto per il sovraccarico di parole che deve esprimere. Ma infine “E disse”, con un titolo che condensa bene il concetto del “Verbo”, è un romanzo che inneggia alla libertà e all’uomo. Mentre, stilisticamente, rende Mosè un personaggio attuale anche se così lontano nel tempo, ma il tutto con una particolare grazia.

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Questo anche grazie al fatto che De Luca ha studiato questo antico idioma, l’ebraico, fino a leggere i testi biblici in lingua originale. Da questi ha tradotto diverse parti e in questo libro, nella storia, si rifà direttamente ai testi che spesso trascrive, forse con alcuni errori, ma con altre parti più corrette. Ma la particolarità è che De Luca è uno studioso autodidatta, e proprio per questo ci dona una sua interpretazione della storia, attraverso le lenti di un narratore di qualità come lui.

Rispetto alla Bibbia, infatti, il Sacro qui prende una tonalità molto semplice, ma dona anche una sensazione di grande dinamicità. Gli eventi narrati sono vivi e diretti, come se l’autore fosse stato testimone oculare, lì presente.

L’autore pone inoltre molti excursus in altri testi delle Sacre Scitture, soprattutto sono citati episodi di Genesi, Deuteronomio ,Isaia, Salmi e il Vangelo stesso. In questo non si deve vedere però una contraddizione: il messaggio Divino non conosce tempo, ed è sempre Dio a parlare, che sia prima o dopo nella Storia.

Dopo che Mosè ha incontrato Dio nella Sua manifestazione, si sente come rinato, e De Luca ci fa fare un volo pindarico per descrivere questa sensazione in maniera magistrale: non ricordare nulla perché nulla vi è di razionale quando si è rapiti da ciò che è trascendentale.

E molto particolare e sentita è anche l’immagine, per esempio, del popolo che con disciplina si pone in ascolto, orgoglioso di ascoltare un uomo, intermediario tra loro e Dio, che grazie all’Alleanza con Lui non rimarrà più solo, fiero di questa eterna amicizia. E chiaramente è un po’ difficile digerire la stessa profezia del Signore, quando predice le difficoltà che le generazioni a seguire incontreranno nel rispettare i comandamenti. Ma qui non si tratta di fede, quanto invece di bisogno, necessità di trascendenza insita in ogni essere umano.

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Consigliato per la lettura.

Autore: Alex Buaiscia

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