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Il portiere | Giuseppe Tecce

“Il portiere” di Giuseppe Tecce è la nuova opera di un autore che ama parlare dell’attualità e offrire il suo particolare punto di vista sugli eventi.

Il portiere | Giuseppe TecceNel suo precedente romanzo, “Storia di un presidente che si credeva un topo” ha raccontato il coronavirus da una prospettiva decisamente originale, presentando una storia in cui è rimasto aderente alla realtà ma ha anche offerto una fuga immaginifica.

In questa nuova opera, una raccolta di racconti brevi, il leitmotiv che unisce tutte le storie è rappresentato dalla guerra tra l’Ucraina e la Russia: un conflitto ancora in corso che sta destabilizzando gli equilibri europei, e che diventa terreno di confronto e di scontro per tutti i personaggi coinvolti nelle vicende. Giuseppe Tecce ha deciso di ambientare i dieci racconti di cui è composta la raccolta in hotel sparsi per l’Italia; l’azione si svolge sempre di sera o di notte e ha come presenza costante il portiere, una figura che acquista un notevole significato in virtù del suo essere un testimone passivo degli eventi o in altri casi il protagonista, ricoprendo a volte ruoli positivi e altri negativi. Il portiere di notte incontra i protagonisti delle storie e vive con loro dei fatti bizzarri o assolutamente ordinari, in cui il conflitto ucraino-russo fa da sfondo ai dialoghi o diventa il punto cardine della discussione.

L’autore imbastisce trame veloci e avvincenti, e offre anche la possibilità al lettore di metterci del suo: i racconti, infatti, sono concepiti in modo da non avere un finale, affinché possano essere conclusi nella mente di chi li ha letti, se ne ha piacere. Un esercizio interessante per chi ama confrontarsi con la propria fantasia; l’interruzione a volte brusca delle storie lascia un po’ spiazzati ma in realtà è anche affascinante: del resto il libro è dedicato a tutti i sognatori, che amano inventare, immaginare, sognare appunto.

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Tra i dieci racconti ve ne sono diversi che spiazzano, altri che fanno indignare; poi ci sono piccole perle che fanno riflettere, come ad esempio il secondo racconto. Antonio entra nella hall di un modesto hotel del centro di Milano con in mano una pistola di piccolo calibro; minaccia tutti, per poi chiedere di accendere la radio per ascoltare della musica: purtroppo ci sono solo notizie del conflitto tra Ucraina e Russia. Antonio è esasperato, si lancia in un’invettiva contro la guerra, giudicata «la più tremenda delle vicende umane», ed è a questo punto che rivela il vero motivo del suo gesto insensato; una ragione che farà riflettere, e che emozionerà.

Redazione

Autore: Antonio Pagliuso

Vive a Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei grandi classici della letteratura un traguardo cui ognuno di noi dovrebbe puntare. Oltre che su "Leggere libri" scrive anche su "Glicine rivista" "Vanilla magazine", è direttore artistico delle rassegne culturali "Al vaglio" e "Suicidi letterari" e autore dei romanzi "Gli occhi neri che non guardo più" e "L'arazzo algerino".

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