Buonvino e il caso del bambino scomparso | Walter Veltroni | RecensioniLibri.org Buonvino e il caso del bambino scomparso | Walter Veltroni

Buonvino e il caso del bambino scomparso | Walter Veltroni

Riecco Buonvino. Dopo il successo di Assassinio a Villa Borghese, Walter Veltroni ritorna nelle librerie con il suo amabile commissario Buonvino, protagonista del nuovo giallo edito Marsilio Buonvino e il caso del bambino scomparso.

 

recensione Buonvino e il caso del bambino scomparso | Walter Veltroni

Nell’anno fuori dall’ordinario che stiamo traversando, sospeso, inutile o utilissimo – ai posteri l’ardua sentenza –, il commissario Giovanni Buonvino si trova nel suo ufficio del piccolo commissariato di Villa Borghese. Riflette su quanto accaduto nell’ultimo periodo, sul mondo condotto inconsciamente all’autodistruzione, sulla quotidianità ieri quanto di più immutabile, oggi duramente compromessa. È estate, il sudore gli si appicca sulla camicia e guarda, protetto dalla mascherina d’ordinanza, la sua Roma che prova a rinascere e a tornare reboante dopo i mesi che l’hanno vista spaventata e silenziosa come non mai.

Tutti liberi, tutti rinati, “non più nemici, non più reciproca minaccia”.

Quella di Buonvino e il caso del bambino scomparso, il titolo del nuovo giallo di Walter Veltroni pubblicato da Marsilio, è la Roma che esce dal primo lockdown, che emerge dalla “valanga” originata da un fiocco di neve arrivato quatto quatto dalla Cina. È la Roma – e cioè l’Italia, l’Europa, la Terra – che si illude che tutto sia oramai alle spalle, come un brutto incubo.

Durante una passeggiata a Villa Borghese il commissario Buonvino è avvicinato – se così si può dire dato il distanziamento sociale, “ossimoro devastante” – da Daniela Nodari, una giovane donna che cela dentro sé un passato terribile. Undici anni prima il suo fratellino è scomparso nel nulla di ritorno da una gita di primavera, pare, se ne è convinta, per una sua negligenza. Il padre si è tolto la vita pochi giorni dopo dinanzi a lei, a punirla per l’eternità, e la madre è impazzita dal dolore.

“Eravamo tornati a casa […]. La piazzetta era deserta. Mio fratello, vedendo nell’aiuola di fronte a casa un gatto, aveva chiesto se poteva giocarci un po’. Naturalmente gli è stato detto di sì. Mia madre mi ha chiesto se volevo restare con lui. E io, come una scema, ho risposto di no. Sarebbe cresciuto con noi, non gli sarebbe successo nulla, se fossi stata meno egoista.”

La donna, devastata dal senso di colpa – “Mio fratello è scomparso per causa mia, mio padre si è suicidato davanti a me per punirmi” –, riferisce i suoi dubbi sul caso irrisolto – come tanti, specie nella Città Eterna – e frettolosamente archiviato dopo aver battuto senza frutti la pista, troppo ovvia, della pedofilia.

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Emerge una manciata di elementi per riaprire le indagini e Buonvino ci si butta a capofitto insieme al suo gruppo di agenti – pittoresco, ma che non scambierebbe neppure con Starsky e Hutch o RoboCop messi assieme – già conosciuto nel precedente giallo Assassinio a Villa Borghese (Marsilio, 2019) cui si sono aggiunti due elementi: Cavallito, un torinese borioso e arrabbiato con se stesso, e Veronica, giovane vedova così simile al suo ideale di bellezza, l’amata Alida Valli, che Buonvino più volte vacillerà al cospetto della sottoposta.

Il commissario Buonvino è sempre l’investigatore mezzo “bambacione”, direbbero a Roma, conosciuto nel primo episodio della serie veltroniana: la moglie lo ha lasciato per mettersi con una donna – e il poliziotto, commoventemente, talvolta si consola pensando che abbia scelto una donna semplicemente perché non esiste un uomo migliore di lui –, è assillato da violente cefalee, altruista, ansioso ma razionale, dotato di grande bontà d’animo. Un uomo amabile, che non può che fare tenerezza e diventare amico del lettore. Un eroe positivo, alla ricerca della felicità, quella vera, irraggiungibile seppur sovente ci appaia a portata di mano.

Buonvino raggiungerà la soluzione dell’enigma e tenterà di dare risposte pure alle domande del suo cuore ansioso di riprendere a pulsare, mentre Walter Veltroni, attraverso la sua creatura, si diverte e fa divertire dando sfoggio, come un divertissement, sfiziosi bocconcini tra una pagina e l’altra, delle sue conoscenze e passioni, dal cinema (soprattutto) alla musica, dallo sport alla letteratura.

Walter Veltroni, già fondatore del Partito democratico, ministro per i Beni e le attività culturali e sindaco di Roma, si conferma sensibile e gradevolissimo narratore di genere e rinverdisce con leggiadria il giallo all’italiana – a debita distanza, molto più del metro del distanziamento sociale, da thriller, cold case e americanate varie –, componendo un nuovo omaggio all’amata Roma e ricalcando i contorni di un personaggio ormai pronto al “grande salto” in televisione.

Autore: Antonio Pagliuso

Vive a Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei grandi classici della letteratura un traguardo cui ognuno di noi dovrebbe puntare. Oltre che su "Leggere libri" scrive anche su "Glicine rivista" "Vanilla magazine", è ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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