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Il grande me | Anna Giurickovic Dato

Un romanzo rabbioso sui giorni troppo lunghi e troppo brevi che precedono la morte del padre. Il grande me è il titolo del nuovo libro di Anna Giurickovic Dato (Fazi Editore).

 

recensione Il grande me | Anna Giurickovic DatoDopo il felice esordio con La figlia femmina, già tradotto in varie lingue europee, Anna Giurickovic Dato torna in libreria con Il grande me (pubblicato da Fazi Editore), un nuovo potente romanzo con protagonista Carla, una giovane donna la cui età è stravolta dal sopraggiungere della scomparsa del padre gravemente malato.

La morte del padre, autentica cesura tra il prima e il dopo nella vita di un essere umano, quell’evento che ci fa comprendere che tra noi e la morte non c’è più nessuno a frapporsi come uno scudo, l’attimo esatto in cui capiamo che domani toccherà a noi. Ma anche quel momento – e su questo si concentra la storia – in cui lo spazio delle domande sta per finire e l’unica azione realmente essenziale è dimostrare vicinanza e affetto al caro che ci sta lasciando.

Da par suo, Simone, il padre ormai prossimo all’aldilà, sa che, tra deliri e improvvise prese di coscienza, ha a disposizione pochissimo tempo per recuperare il rapporto con i tre figli, il suo prolungamento nella vita, il segnale inequivocabile di esser vissuto, angosciato dal pensiero di non essere stato abbastanza e che loro, alla sua dipartita, potrebbero stilare un bilancio poco lusinghiero sul suo conto.

Per padre e figli, mentre la malattia dell’uomo procede sempre più veloce, spedita verso l’unico indirizzo possibile, quello dell’oscurità, si apre un tempo supplementare, dove è ancora possibile mettere in discussione quanto è passato e capovolgerne la visione.

Fino a quando si è ancora in tempo per recuperare un rapporto lasciato scadere?

“Quanto sei solo papà… La televisione, il letto, la musica e qualche libro di storia antica, questa è stata la tua vita senza di noi? Se lo avessi saputo che eri così solo… O lo sapevamo tutti?”

Carla, voce narrante del romanzo, prova a dimostrare solidità alle parole intrise di retorica e indifferenza di medici e infermieri, dinanzi il dramma che la sta travolgendo, quel “male” – parola impronunciabile – da non accettare neppure quando la rassegnazione ha offuscato ogni barlume di speranza. Sconfitta, Carla si ritrova a essere figlia, compagna, moglie, mamma e amica del padre, stringendo con lui taciti patti che possano alimentare (fingere di alimentare) la speranza di guarire, l’illusione di non morire. Non ancora, non adesso.

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I dialoghi tra i personaggi de Il grande me sono intensi e grondanti dolore, di quel dolore che stringe lo stomaco, come uno straccio logoro; il dolore di vedere i nostri cari che con la vecchiaia si rimpiccioliscono sotto i nostri occhi, prima da ragazzi affettuosi o ribelli, ma pur sempre vicini, e ora da adulti, distratti dalle nostre occupazioni e dimentichi di quanto rapidamente la clessidra della vita stia soffiando giù gli ultimi granelli.

E in quel tempo piccolo, mentre le ultime giornate corrono veloci come una finale olimpica sui duecento metri piani, che il signor Simone, per la prima e ultima volta in vita, si apre, racconta di sé, dei suoi sogni, delle sue illusioni, dei suoi fallimenti, dei treni perduti, delle occasioni mancate. Di un segreto finalmente disvelato.

Un romanzo autobiografico – come lo sono, chi più chi meno, un po’ tutti i romanzi amari – e rabbioso in cui Anna Giurickovic Dato, sovente, cessa di tenere la penna tra pollice, indice e medio per impugnarla e infilzare al cuore e allo stomaco il lettore che, trafitto, non può fare altro che assistere alla ineluttabilità della vita che finisce, al copione ben conosciuto ma sempre inaccettabile.

Autore: Antonio Pagliuso

Ometto di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Redattore di altri canali di recensioni e divulgazione culturale, è ideatore della rassegna "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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