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Saat Baar | Loris Palmieri

Saat Baar. Una vita, sette morti di Loris Palmieri è un viaggio tra esoterismo e alchimia trasformativa e, più nel particolare, un percorso che ha a che fare con il nostro più profondo inconscio.

recensione Saat Baar | Loris PalmieriPer dare inizio al cammino che ci porterà fino al Saat Baar, Loris Palmieri ci affida a Carlo Perzieri, protagonista di una storia tanto intensa quanto commovente.

Siamo nella Torino degli anni Ottanta quando tutto ha inizio. Ci troviamo davanti al geometra Carlo e a una vita, tutto sommato, ordinaria. Un uomo di quarantacinque anni, carismatico e apprezzato dalle donne che usa a proprio piacimento, interessato al divertimento fine a se stesso più che all’anello al dito. Un libero professionista, libero da sentimenti d’amore, dunque dalle distrazioni più banali. Un uomo che sa stare solo, lavorare solo e condurre il gioco. Almeno fino all’incontro con Cinzia, momento in cui il cinico Carlo capitola.

L’amore, quello che tutto può, ma che non è semplice per un uomo che non sa come gestirlo; incapace di esprimere i propri sentimenti con la naturalezza che questi richiederebbero. Si sa, però, non sempre si ha tutto il tempo a disposizione per dire a una persona quanto sia importante, ce lo ricordiamo quando basta un secondo per cambiare la vita di un uomo. Dalla gioia si passa a un dolore più grande: la perdita definitiva.

Il nostro protagonista non sa gestire tutto questo dolore, come non sapeva gestire l’amore. Preda di una routine distruttiva tra depressione, alcol, sale biliardo annebbiate dal fumo delle sigarette e prostitute per incontri occasionali e violenti, Carlo si perde. Carlo è come tutti noi.

Sarà l’incontro con il santone Shamut a invogliarlo al cambiamento, ad avvicinarlo a una pratica esoterica di origine indiana: il Saat Baar, arte segreta dedicata a pochi. Un percorso non indolore, anche fisicamente, metafora di una vita in cui bisogna soffrire per guarire. Durante il rito la sua anima si reincarnerà nel corpo di altre persone e vivrà il loro ultimo giorno di vita terrena, passando in rassegna la vasta gamma delle emozioni umane, giuste o sbagliate che siano. Lo farà con un viaggio nel multiverso, dal 1970 al 2083, dagli ultimi istanti di Antonio a quelli di Flavia. Un libro in cui certo non mancano colpi di scena in grado di sconvolgere il ritmo della storia.

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Saat Baar. Una vita, sette morti di Loris Palmieri è anche – e soprattutto – un testo riflessivo: lo stesso protagonista mette nero su bianco i pensieri stretto nella morsa dei suoi dubbi esistenziali, così che rimanga qualcosa a chi verrà dopo di lui. Una traccia di una esperienza fuori dal comune, tanto vera per il geometra Carlo quanto surreale per chi si troverà a leggere quelle pagine. Importante, in questo senso, anche la presenza di profonde riflessioni che Loris Palmieri pone alla fine di ogni capitolo.

Non solo meditazioni, però, ma anche precise scelte stiliste da parte dell’autore che alterna prosa – con numerosi paragrafi in rima – e poesia. Palmieri decide, inoltre, di rendere il lettore parte attiva della storia: tra le pagine sono nascoste trentacinque parole che definisce particolari e che compongono la morale del romanzo; non solo, vi si scovano anche alcuni termini evidenziati, ancor più importanti per capire il concetto filosofico sotteso dall’autore.

Trasmutazione in energia positiva di sentimenti negativi e reincarnazione sono i pilastri di questo romanzo psicologico, in cui la crescita personale e la consapevolezza piena di sé sono alla base di una vita che possa definirsi tale. Spogliata dal superficiale e dalla coazione a ripetere di una esistenza ormai sclerotizzata. Imprigionata in un dolore indicibile e autodistruttivo, come è inizialmente autodistruttivo il comportamento di Carlo, vittima del proprio destino. Fino alla rinascita che passa dalla morte e alla risoluzione di un problema: scoprirsi, perdonarsi, amarsi.

Sette morti. Sette vite che si spezzano, sette rinascite diverse ma unite dallo scopo finale che mira a una visione della vita totalmente capovolta, positiva. Sette gli scalini da salire per arrivare alla rivelazione finale. Sette come le vite dei gatti.

Autore: Antonio Pagliuso

Ometto di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Redattore di altri canali di recensioni e divulgazione culturale, è ideatore della rassegna "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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