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Pordenonelegge2019| Letteratura Libri e Lettori

Camaleonti ne ho visti nei miei viaggi. Noti come “leoni di terra” ci osservano con solenne e sospettosa curiosità. Forse pigri sul ramo di un albero, nascosti tra il fogliame verde e umido. Privi di orecchie ma con occhi che roteano curiosi “dell’intorno” e lingua che percepisce e assapora ogni alito di vento che delicato e repentino annuncia tempesta, pioggia oppure il caldo tepore dell’estate.

La 20^ edizione della Festa del Libro con gli autori, promossa da Fondazione Pordenonelegge e curata da Gian Mario Villalta (direttore artistico), Alberto Garlini e Valentina Gasparet è stata questo. Un vero e proprio camaleonte testimone curioso ed attento, divertito e divertente, diverso e diversificato, finestra oggettiva sulla letteratura e gli scrittori del nostro contemporaneo.  Questo non è solo testimoniato dal nuovo record di presenze – oltre 150mila – e per i 366 appuntamenti in cartellone con oltre 650 protagonisti, ma soprattutto dalla evidente capacità di modulare, focalizzare e per quanto possibile dilatare le nuove linee interpretative della attuale contemporaneità, mantenendo la sua identità e singolarità di “incontro” tra il lettore e l’autore, tra l’dea e il confronto, tra vita e letteratura.

I timori (più o meno celati della vigilia) c’erano. Chi non gli avrebbe, pensando a una edizione tonda dove tutti (lettori, fruitori, esperti del settore) si aspettano sempre quel pochino di più, che sorprenda.

E la sorpresa c’è stata. Sin da subito quando il “contemporaneo” (difficile ed incompleto) è salito in cattedra dimostrando e palesando quel magma di contraddizioni in cui spesso sembriamo perderci per poi ritrovarci.

Javier Cercas lo ha ribadito da subito, nell’apertura del festival che lo ha visto nuovamente a PordenoneLegge dopo la sua premiazione del 2016 per “La storia in un romanzo” .

“Nessuno scrittore, nessun pensiero, nessun romanzo “vive” da sé”

Ha esordito l’autore spagnolo. Sottolineando come un libro, un romanzo o un racconto prendano vita solo attraverso coloro che lo leggono: i lettori .

La vita dei personaggi narrati è donata da chi li rende vivi, in un dialogo continuo, invisibile ed infinito in una sinergia lettore – scrittore – scrittura che nasce, si accresce e diviene “reale” dando forma e potere alla letteratura.

Un potere reale che è pura libertà, immutabile, personale ed egoista.

Leggere, afferma Cercas, rende liberi ma non di quella libertà “semplice” di poter fare ciò che si desidera, ma di poter essere soprattutto veri del proprio essere e nel proprio esistere. Parte integrante di una collettività che non si isola, ma è aperta all’altro ascoltandolo.

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Senza lettori vivi o distratti, provvisori compulsivi la letteratura non esisterebbe, sarebbe lettera morta un po’ come una partitura musicale: perderebbe armonia, capacità di evolversi, di dare nuovi stimoli all’orecchio e alla mente.

Così intesi “Leggere” “Letteratura” diventano altro. Si evolvono in quella che è la declinazione che li unisce accrescendoli: l’educazione che (come afferma Ziauddin Yousafzai padre di Malala) ci permette di acquisire facendola nostra una capacità diversa: essere atto vivo e (come definito da Michela Murgia) decisamente eroico per smussare, fino a sfumare, gli angoli acuti di quel trasversale pregiudizio verso chi ha deciso di essere “se stesso”,  di vivere i propri sogni e di fare le proprie scelte, anche azzardate, malgrado il pensiero avverso della “folla”.

L’essere se stessi fino in fondo, però, impone un passaggio ulteriore. Dare corpo a quella realtà che è insita in noi stessi e nella vita e che Svjatlana Aleksievič, premio “La storia in un romanzo”, definisce

arte dissolta in briciole che lo scrittore semplicemente raccoglie”

per poi minimizzare ed offrire , attraverso la scrittura,  con uno sguardo sulle complessità della vita.

Uno sguardo che la scrittura con le sue parole, una dopo l’altra, ha e consente “a chi la fa” e “a chi la legge” quella possibilità di  spingersi oltre. Abbandonandosi. Senza limite e senza tempo, senza paura, remore o meccanismi di auto difesa.

Atto semplice ed immediato perché, come raccontato da David Grossman, solo la scrittura, lo scrivere ci permette davvero di  guardare al mondo e a noi stessi. Accettare sconfitte e perplessità, e, magari, coraggiosamente cambiare un po’ qualcosa, se si può, se si vuole, se si è capaci.

Un valore terapeutico empatico quello della scrittura decisamente condiviso che diviene salvifico e che unisce in un unico filo Litt Woon Long, Mario Calabresi e Francesco Musolino fino ad arrivare a Federico Bonadonna che attraverso un reading della sua opera, affidato alla sapiente arte di Cecilia Dazzi e Lino Guanciale, ha permesso quel passo in più sottolineato da Javier Cercas e da Svjatlana Aleksievič: dare vita a quelle briciole raccolte nella realtà che attraverso la scrittura si fanno letteratura.

E lo vedi davvero: il personaggio prendere forma. Espressione e voce. Paura e sorriso. Anima e corpo vivo.

Un corpo vivo che troveremo ancora in storie e racconti, pensieri e riflessioni che si condenseranno tra scena e narrazione dal 16 al 20 settembre 2020 quando sarà nuovamente Pordenonelegge. Io ci sarò e voi?

Autore: Marzia Perini

Scrivere, leggere due aspetti palesi di un'unica passione: la letteratura. Alterno scrittura originale (racconti, poesie, resoconti letterari) a recensioni librarie. Completano il quadro personale altre due passioni più "movimentate" , ma che si intrecciano e completano le precedenti: la fotografia con mostre dedicate a Roma Bergamo e Venezia e i viaggi (solidali e non). Sono Accredited Press al festival di Pordenonelegge dal 2015.

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