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L’ultimo spenga la luce | Lauretta D’Angelo

La trama

Milano, 1962. Una mattina, rientrando da scuola, Laura, la figura femminile protagonista del romanzo all’epoca ancora bambina, trova la madre in lacrime davanti al televisore. La donna, preoccupata per quanto sta accadendo a Cuba in seguito all’invasione della Baia dei Porci, teme lo scoppio di una nuova guerra a soli pochi anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale che lei e la sua famiglia – come molti altri – hanno vissuto tra difficoltà e sofferenze.

Da qui inizia attraverso una serie di flash back la narrazione della storia della famiglia di Laura che – questo lo si apprenderà solo alla fine – avviene utilizzando delle registrazioni fatte durante i lunghi mesi di assistenza alla madre malata. Sulla vita tranquilla di una famiglia piccolo-borghese che risiede in un paese della campagna cremonese si scatenano prima il fascismo che la costringe a trasferirsi a Milano e poi la Seconda Guerra Mondiale che la riporta, sfollata, nel paese d’origine che lascerà definitivamente solo alla fine del conflitto. Con il trascorrere degli anni gli eventi narrati dalla madre s’intrecciano con quelli vissuti dalla protagonista che viene presentata dagli anni della sua infanzia fino alla maturità in una sorta di percorso di crescita e di sviluppo/formazione personale, politica e professionale nel quale l’accompagnano alcune figure significative della cultura dell’epoca tra i quali lo scrittore Franco Fortini.  Sullo sfondo la Milano della seconda metà del secolo passato con delle aperture alla realtà tedesca degli anni settanta e ottanta. Nel corso della narrazione Laura diventa la portavoce inconsapevole di una generazione – quella dei nati negli anni cinquanta – che dopo essere passata attraverso il decennio del miracolo economico, ha vissuto il ’68, le ideologie e i sogni che lo hanno accompagnato, il loro crollo, la necessità di costruirsi un futuro in una realtà assai diversa da quella che loro avevano ipotizzato.  La storia culmina con la partecipazione casuale di Laura, oramai adulta e insegnante di tedesco in un liceo di Milano, alle grandi dimostrazioni di Lipsia e Berlino che portarono poi alla caduta del muro e alla fine di un’epoca.  Davanti alle domande dei suoi allievi Laura si sente incapace di dare loro risposte certe sul senso che ha avuto credere in un mondo diverso   ma nonostante ciò li invita a continuare a sognare, a non abbandonare l’idea di una società più giusta e solidale.

Oramai sessantenne, la protagonista ritrova grazie ai social network i suoi ex compagni di scuola, quelli con i quali ha condiviso in passato sogni e utopie.  Insieme discutono su cosa hanno realizzato dei loro progetti giovanili. Se i più si dichiarano soddisfatti della vita che hanno vissuto, Laura riflette su quello che è stato il suo percorso esistenziale e sente che in fondo una parte di lei – attraverso l’impegno nella quotidianità – ha trovato la forza di non arrendersi.

L’ultimo spenga la luce di Lauretta D’Angelo è un romanzo trasparente, emozionante e profondo. Collocabile nel genere storico, ma non documentaristico, racconta una storia di emancipazione, prima di tutto interiore e personale.

Laura, la protagonista, attraversa esperienze, anche sentimentali, non facili, e vivendole cerca di mettere a fuoco la propria identità. Nonostante le difficoltà della vita, non smette di credere, sognare e sperare.

≪Ero certo che saresti venuta. Lo sentivo≫. Si abbracciarono. Nonostante il caldo Maurizio portava avvolta attorno al collo una kefiah a scacchi bianchi e neri. ≪Per il succhiotto?≫, gli chiese e dopo averne afferrato entrambi i capi lo tirò verso di sé. ≪Voglio che lo vedano tutte!≫. Lui non rispose ma si vedeva che ciò che aveva detto gli aveva fatto piacere.
Camminarono per i viali che si diramavano dalla piazza raccontandosi delle loro famiglie e facendo progetti per il tempo libero. Laura si sentiva felice come non si era sentita da tempo. Si baciavano in continuazione, senza pudori e rasserenati da quel senso di libertà che infonde la consapevolezza di trovarsi in un contesto nel quale nessuno ti conosce e tu riesci a essere solo te stesso.

I temi principali del testo in esame sono:

  • la ricerca dell’identità nella descrizione e nell’analisi delle proprie radici
  • l’emancipazione attraverso l’educazione sentimentale e l’istruzione/apprendimento che si realizza nell’incontro con “maestri” che lasciano traccia
  • l’accettazione del dualismo tra bene e male come stimolo alla riflessione.

Gli spunti non mancano di certo in questa lettura, che si pone come “intrattenimento” ideale per un pubblico maturo, sia in qualità di lettore, sia come soggetto che predilige e apprezza le narrazioni contestualizzate, accompagnate da una scrittura pulita e lineare, nonché essenziale ma vitale e in grado di trasmettere emozioni e di sollecitare la riflessione.

L’autrice

Lauretta D’Angelo (1952) ha insegnato per oltre trent’anni al liceo e in seguito è stata docente universitaria. Ha lavorato come traduttrice e da più di vent’anni si occupa di apprendimento bilingue. Nell’ambito della sua attività di docente ha pubblicato articoli e studi anche a livello internazionale.  In particolare, s’interessa di ricerca narrativa e biografica e proprio da questa esperienza è scaturita l’idea di dar vita a L’ultimo spenga la luce.  In passato ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Fantasmi bianchi” (Firenze libri).

Ma come è nata la sua passione per la scrittura? Ce lo rivela la stessa autrice: “In realtà ho sempre amato scrivere fin dall’adolescenza. Al liceo ho avuto la fortuna di avere come docente di lettere Franco Fortini che mi ha incitata a scrivere. Prima di questo romanzo ho pubblicato una raccolta di poesie. Poi molti articoli in ambito professionale. Finalmente sono riuscita a portare a termine il mio primo romanzo in età matura, una meta a cui tenevo molto”.

Prima di essere una scrittrice, Lauretta D’Angelo è stata ed è una lettrice. I suoi autori prediletti, che hanno influenzato in qualche modo il suo scrivere, sono Cesare Pavese, Italo Calvino, Peter Handke ma anche la poetessa Alda Merini. E non solo: “Le mie letture spaziano dai classici ai moderni, italiani e stranieri, in particolare statunitensi e tedeschi – ci dice – mi piace capire in quali ambiti si muovono gli scrittori viventi. Ho letto tutti i libri della Ferrante, di De Luca, della Mazzantini. Ma anche Kent Haruf e Carofiglio. Amo gli scrittori che scrivono e descrivono in modo nitido, comprensibile a tutti senza rinunciare per questo a trasmettere significati profondi”.

Tra i progetti letterari futuri della nostra autrice c’è una raccolta di racconti a cui sta già lavorando.

Leggete la nostra intervista a Lauretta D’Angelo QUI.

Lo stile

Il mio stile? Forse mi ispiro a Calvino. Mentre, come figura non saprei: mi immagino una Merini narratrice. Una scrittrice che guardi il mondo con sguardo lucido ma allo stesso tempo non nichilista, con una forte voglia di dare fiducia e speranza ai giovani senza però negare le radici e la continuità con il passato” afferma Lauretta D’Angelo, facendo riferimento al suo modo di mettere nero su bianco emozioni, esperienze e speranze.

La voglia di trasferire su carta tutto questo, e molto altro, l’hanno portata alla stesura di L’ultimo spenga la luce, come ci tiene a sottolineare: “Volevo parlare della mia esperienza di partecipazione ai movimenti studenteschi degli anni sessanta e poi degli eventi successivi fino alla caduta del muro di Berlino dal punto di vista di una donna che li ha vissuti nella normalità, senza assumere ruoli di leadership, una sorta di restituzione senza reticenze. Una proposta di rilettura di quegli anni salvandone gli aspetti migliori e più significativi. Allo stesso tempo volevo anche far capire le radici della protagonista, le sue esperienze e la sua lotta per emanciparsi, la sua resilienza che a tratti può sembrare anche solo passiva e cercare di lasciare disponibile per il lettore, soprattutto se giovane, un messaggio di speranza. Ci sono molti elementi riferiti alla mia famiglia d’origine, alcuni a me stessa ma elaborati poi liberamente. L’ambiente in cui ho vissuto, la mia professione d’insegnante e i periodi trascorsi all’estero, nella Germania divisa, mi hanno senz’altro ispirato”.

Un romanzo ricco, che l’autrice ha dedicato ai suoi genitori, in cui il Sessantotto fa da sfondo alla narrazione, come del resto altri eventi di cui si parla nel libro, senza risultare assolutamente il protagonista o il tema di punta. Infatti, le sfumature in esso presenti sono tante, come sottolinea la D’Angelo in merito alla scelta del titolo: “L’ultimo spenga la luce è un titolo che ho scelto pensando alle varie sfaccettature del libro. Se non l’unica è una delle pochissime metafore che il libro nel suo complesso contiene. Intanto è una frase che circolava molto all’inizio degli anni novanta in Germania, quando molti cercavamo di lasciare i paesi dell’est e stava ad indicare il progressivo spopolamento di uffici, villaggi etc. Ne parlo anche nel libro. Si riferisce anche alla riflessione che la protagonista fa con suoi ex-compagni di scuola e di lotta sugli anni sessanta-settanta. Una luce “reale” ma anche metaforica: c’è nelle pagine finali del libro un invito a spegnere i riflettori su alcuni eventi passati e ad accendere la luce su nuove vie, nuove speranze. Insomma dare luce ad altro”.

Autore: redazione

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