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Intervista a Federico Leonardo Giampà, autore de “L’apprendista bardo”

L’apprendista bardo è il romanzo di esordio di Federico Leonardo Giampà, giovane scrittore calabrese, finalista nel 2007 del Premio Campiello Giovani con il thriller La Nenia del Maestro; il volume è uscito nel 2018 per le edizioni Bookabook.

L’apprendista bardo di Federico Leonardo Giampà

Federico Leonardo, realtà e immaginazione coincidono nel tuo ultimo lavoro L’apprendista bardo. Siamo nel cuore del Medioevo, quindi epoca vera, anche alcune vicende da te narrate corrispondono a fatti realmente accaduti. Intorno a tutti questi eventi vengono costruite storie inventate. Come si fondono realtà e fantasia nel libro?

Lo sfondo storico, potremmo dire, è la superficie, al di sotto c’è una trama che intreccia realtà e immaginazione, e questi eventi, reali o fantasiosi, alla fine determinano gli eventi. Non c’è una netta separazione tra immaginazione e realtà, anzi, l’immaginazione completa le suggestioni che la stessa realtà regala. Per fare un esempio, una parte del mio libro è ambientata a Brocelandia, foresta nel nord della Francia ammantata dal fascino delle leggende bretoni-arturiane. È uno di quei luoghi che ben descrive questa unione tangibile tra immaginazione e realtà.

Raymond, l’apprendista bardo protagonista del romanzo, che valore dà all’amicizia nel corso della sua avventura?

Direi che l’amicizia è uno dei temi cardine della storia. Un’amicizia vecchio stampo, basata sulla lealtà reciproca; è soprattutto grazie a questa amicizia che i personaggi del romanzo riescono a fronteggiare le sfide che si troveranno davanti.

Un’altra correlazione molto presente nel romanzo: qual è secondo te il rapporto che sussiste tra musica e natura?

La musica fa parte della natura. Nel romanzo questo si traduce in un tipo molto particolare di magia che ho chiamato “magia musicale” o “magia della musica”. Il rapporto tra il bardo e il mondo è mediato dalla musica, ed è un rapporto molto complesso che ho comunque descritto in dettaglio nel corso della storia.

L’apprendista bardo di Federico Leonardo Giampà

Tu affermi che “per un cuore valoroso nulla è impossibile”. Nella nostra epoca cosa può essere ancora etichettato come impossibile?

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Bella domanda! La tecnologia espande sempre di più i nostri limiti, ma per quanto allargati, ci saranno sempre dei limiti. I timori di fondo dell’essere umano restano sempre gli stessi; le risposte cambiano, diventano più efficaci, ma fondamentalmente i limiti restano. Conseguentemente, mentre alcune cose diventano facili, altre che prima erano facili diventano difficili. La storia dell’uomo è tutta una sfida all’impossibile, e ciò ha segnato da sempre la letteratura; a volte l’uomo è lodato per le sue capacità, altre condannato per la sua superbia.

Quanto ha potuto contribuire la realtà della tua Calabria nella descrizione del mondo che fa da scenario al romanzo?

Se parliamo del cosiddetto “world building” per nulla. Il legame con la Calabria emerge dalla “musica magica”; per darle forma e contenuti ho attinto in parte alla tradizione orfico-pitagorica, la cui terra d’elezione è la Calabria. Per i pitagorici l’universo stesso emette una musica celeste e obbedisce a proporzioni armoniche, e vi è corrispondenza tra queste proporzioni universali e l’essere umano. La scienza moderna, fin dall’inizio, ha seguito anche il tracciato pitagorico. Pensiamo a Kepler, le cui leggi si studiano in ogni liceo scientifico, e sono modellate sull’insegnamento pitagorico. In questo momento mi torna in mente la prima domanda dell’intervista: come vedi, oltre la superficie, può accadere che l’immaginazione si scopra realtà.

Tu sei laureato in Filosofia e Storia e hai una specializzazione in Scienze Filosofiche. Possiamo dire che L’apprendista bardo è nato di fatto da sé? Vale a dire, che è stata la storia a chiamare te come veicolatore della stessa?

Osservazione interessante… sì e no… alcune cose sono state conseguenza dei miei studi, come risulta chiaro dalla domanda precedente, altre sono legate a fattori diversi e a volte anche casuali. C’è da dire che, quando scrivi, puoi imbatterti in cose che “stanno là” ad aspettare che qualcuno passi.

Autore: Antonio Pagliuso

Ventenne (da otto anni) di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Redattore di altri canali di recensioni e divulgazione culturale, è ideatore della rassegna "Suicidi letterari" e autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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