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Intervista a Massimo Polimeni, autore de “Un respiro di troppo”

Un respiro di troppo

Massimo Polimeni è un giornalista con un lungo percorso di dirigente d’azienda. Ha scritto per il teatro, realizzato documentari per la RAI. Ha fondato e diretto IN.TEA (Iniziative Teatrali). Ha a lungo vissuto all’estero (Seul, Tokio, New York), ora vive a Roma. Prima di Un respiro di troppo, ha pubblicato In Sicilia un’estate (Nulla Die, 2015) e Quel che resta oltre il buio (Nulla Die, 2017).

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Un noir psicologico di cui è protagonista Joe, afro-americano ricercato per omicidio. Sbarcato clandestinamente in Sicilia, si unisce a un gruppo di migranti e tenta di costruirsi un’identità. Rileva un bar, e lì incrocia criminali, investigatori e misteriosi avventori. Dopo numerosi di colpi di scena, l’uomo e i suoi amici si troveranno a contatto con trafficanti di organi umani. E qui mi fermo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Ho abbinato il giornalismo ad altra attività professionale (trasporto aereo), sin quando il lavoro mi ha portato a vivere all’estero (Seul, Tokio, New York) e per un lungo periodo sono stato assorbito totalmente da esso. Adesso, ritiratomi dalla professione, sono tornato alla mia antica passione. Dal 2015 ad oggi ho scritto e pubblicato tre romanzi.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Il romanzo, lo posso definire uno spin-off del precedente, (“Quel che resa oltre il buio”), che a sua volta era nato da una costola di “In Sicilia, un’estate”. E’ come se i personaggi fossero rimasti a pascolare sulla mia scrivania e io non riuscissi a relegarli in un cassetto. Alcuni ne uscivano continuamente. Un giorno ho assistito a uno sbarco di migranti da una nave ONG e lì è nata l’idea.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Difficile a dirsi. Per il primo romanzo un recensore ha parlato di Vittorini. Devo dire che lui mi ispira moltissimo. Per il secondo libro è stato scomodato anche Brancati. Comunque si tratta di autori che amo moltissimo e che certamente hanno contribuito alla mia formazione. Amo il cinema e cerco di scrivere tracciando storie e ritmi, e descrivendo luoghi come in una sceneggiatura.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Per la parte che attiene alle emozioni e alla ricerca interiore mi viene in mente Morricone con il suo splendido Tema di Deborah (C’era una volta in America). Per la parte dedicata all’azione, Billie’s arrest da Public enemies (musica di Elliott Goldenthal).

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

In “Un respiro di troppo” si muovono personaggi non convenzionali e dalla morale ambigua, apparentemente impossibilitati a compiere un percorso di redenzione. Un noir adatto a chi cerca un romanzo intrigante e in grado di lasciare un segno.

Autore: redazione

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