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Odore di camino spento | Enzo Pagano

La trama

In un caldissimo pomeriggio di giugno, un anziano dirigente d’azienda è adescato, alla fermata del bus, da una giovane tossicomane. I due vanno al mare e poi a casa dell’anziano che vive solo, abbandonato dalla moglie. Non hanno nessun rapporto sessuale, restano a bere un pregiato whisky dell’Islay: il Laphroaig, un distillato torbato dagli impareggiabili odori. Al risveglio dalla mezza sbornia, l’anziano si rende conto che la ragazza è andata via sottraendogli un preziosissimo orologio, dono dell’azienda per il suo pensionamento, promesso solennemente al suo nipotino. Inizia la ricerca della ragazza, restando coinvolto in una brutta storia in un ambiente mai frequentato: quello degli spacciatori e ricettatori di un noto quartiere della città… Copertina Odore di camino spento di Ernesto Pagano

Odore di camino spento dell’autore Enzo Pagano è un romanzo intrigante, coinvolgente, sarcastico e “odoroso”. Sono tanti, infatti, gli odori che lo caratterizzano, così come i temi, pungenti, attuali, fonti inesauribili di confronto per il lettore. I principali? La condizione senile, che per essere descritta al meglio deve essere vissuta. L’estremo amore per i nipoti, ultimo e grande innamoramento. L’inadeguatezza, sensazione scaturita dal fatto che la diversità può essere realmente compresa toccandola con mano: soltanto evocandola, non si riesce a capirla sul serio.

Una riflessione che servì a chiarire il mio più reale bisogno: con l’orologio stavo cercando anche lei, il suo odore, che lo avevo associato a quello di una bacca di falso pepe appena sbucciata; simile al vero pepe, ma con una nota fresca e più asprigna; proveniva dalla sua chioma mossa e nera, non adusa a frequenti sciampi.

Catalogabile nella narrativa contemporanea, l’opera in esame si rivolge ai coetanei dell’autore (per ovvie ragioni), ma anche ai giovani che, attraverso questa lettura, potrebbero realmente comprendere gli ideali di una generazione che ha fatto la storia del contemporaneo, portando avanti valori, nuove ricerche e consapevolezze.

Mi piacerebbe che somigliasse a Caos calmo di Sandro Veronesi – ci confida Pagano – oppure a Seta di Alessandro Baricco o, meglio ancora, a Eccomi di J. Safran Foer. Perché ho scelto il titolo Odore di camino spento? Semplice: sorseggiando un whiskey torbato, il Laphroaig, si può davvero sentire l’odore di un camino spento. La metafora mi è sembrata azzeccata alla storia”.

L’autore

Enzo Pagano, dirigente d’azienda in pensione, è nato a Taranto nel 1946, ma vive a Bari dal 1969. Negli anni ’70 è stato molto attivo nel teatro di avanguardia, in qualità di regista e di attore al Piccolo Teatro di Bari. Dal 2004 al 2010 ha partecipato, come semplice volontario, all’attività politica della cosiddetta “Primavera pugliese” di Michele Emiliano e Nichi Vendola.

Dal 2011 ha cominciato a cimentarsi con entusiasmo in campo letterario, auto-pubblicando sei libri. “Una scelta che deriva, principalmente, dal fatto che mi sveglio molto presto, come gran parte degli anziani – ci racconta – trovo così il modo di scacciare la turbolenza di pensieri e angosce che a quell’ora, nel silenzio dell’alba, fanno un gran rumore nella testa”.

Tuttavia, l’amore per la scrittura ha basi ben radicate in un’altra grande passione, quella per la lettura, come ci dice lo stesso autore di Odore di camino spento: “Ho sempre letto molto. Da qualche anno, avendo del tempo libero come pensionato e avendo scoperto la possibilità del self-publishing, mi sono voluto cimentare con la mia presunta vena di scrittore. La mia attività in campo teatrale ha rappresentato un’esperienza che mi è valsa molto per comprendere la psicologia dei personaggi interpretati e, in genere, i meccanismi della fiction. Progetti per il futuro? Ho sempre un ‘capolavoro’ in mente, forse riuscirò a scriverlo…

Lo stile

Il mio stile? In qualche modo ‘sbracato’, sul modello di J.D. Salinger – afferma Enzo Pagano, aggiungendo, in fatto di componente autobiografica presente nel suo romanzo, che “C’è abbastanza di autobiografico, alcune parti sono davvero il mio vissuto. In special modo la parte riguardante alcune fobie. Non è stato necessario ispirarmi ad altre persone. Mi è stata sufficiente una specie di auto-analisi”.

Alla stesura di Odore di camino spento, il nostro autore ha dedicato circa sei mesi, e altrettanti alla revisione di quanto scritto. Location? Il salotto che affaccia sul giardino. Sottofondo? La televisione accesa (sempre su RAI 5) anche se, quando ha un’idea, gli basta guardare fuori e concentrarsi su un tiglio. Proprio in quegli istanti può accadere di tutto intorno e la mente di Pagano è là fuori, seppur pronta ad accogliere svariati “suggerimenti” per la sua scrittura.  

Le fonti di ispirazione esterne non mancano nell’arte dello scrivere del creatore di Odore di camino spento. E queste, magari non esplicite e decisamente più celate, potrebbero essere ricercate anche negli autori che più ha amato e ama leggere: “Gabriel Garcia Marquez: il verismo magico mi ha sorpreso, allorquando il realismo letterario mi aveva in qualche modo annoiato. Isaac B. Singer: uno scrittore che, pur narrando delle esperienze molto vicine al suo popolo, è riuscito ad affascinarmi per la sua capacità ironica e sofferta di narrare. Sandro Veronesi: un modo nuovo di percepire la realtà; una capacità sintetica di riportare fatti angosciosi senza ridurli a mera retorica” ci confida, lasciandosi andare, oltre alle definizioni che lui stesso lega ai sopracitati autori celebri, anche ai commenti che i lettori gli hanno riservato, dopo aver conosciuto il suo romanzo: “Non vedevo un amico da decenni, lo avevo persino dimenticato. Mi ha scritto un piccolo commento al libro: l’ho subito riconosciuto. Mi ha commosso. Ma non è stato il solo…un commento di una lettrice: ‘Odore di camino spento’, l’ultimo romanzo di Enzo Pagano, ti rimane addosso, nei capelli e nei vestiti, rimane nell’aria e attaccato ai tuoi abiti, anche quando sei arrivato all’ultima pagina e chiudi il libro. E, ancora, un altro pensiero: difficile classificare ‘Odore di camino spento’ con un aggettivo o un sostantivo, perché di elementi su cui riflettere questo libro ne offre tanti e ogni lettore, a suo modo, è colpito istintivamente da un aspetto specifico e segue quindi quella chiave di lettura”.  

Autore: redazione

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