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Intervista a Simone Censi, autore de “Il garzone del boia”

Il garzone del boia

Marito e padre, un paio di lauree, impiegato, Simone Censi ha pubblicato il romanzo “Amico, Nemico” (Montag – 2015) e il romanzo “Il garzone del boia” (Elison Publishing – 2018).

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Siamo sul genere storico, ma ho cercato di scrivere qualcosa di diverso. Si tratta della storia del più famoso boia pontificio, Mastro Titta, ma raccontata dal suo garzone. Ho ripercorso gran parte della vita del carnefice scrivendo la verità non raccontata ufficialmente, ma quella mormorata dal popolino che si appressa sotto la forca. Una rilettura irriverente di quel periodo storico.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Finiti gli studi avevo tanto tempo libero, ho letto sempre molto e per una volta volevo mettermi alla prova come scrittore? narratore? scribacchino? tracciatore di segni su foglio? non saprei, vorrei qualcuno che mi chiarisca le idee.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Finito di scrivere tanto tempo fa, rielaborato e modificato un milione di volte, alla fine l’ho pubblicato per disperazione. Nonostante l’argomento, vi assicuro che è un libro divertente e anche facile da leggere, però quando è troppo è troppo.

Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Il problema è che non ho uno stile mio, in ogni lavoro cambio genere e stile, l’unica cosa che collega i miei scritti è quella di toccare una tematica sociale diversa. Per quanto riguarda il libro ha due diverse stesure, la prima in corsivo del garzone alle prime armi, la seconda quando oramai anziano riprende questa storia su consiglio del suo analista.

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Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Qualcuno dice che se lo leggi in silenzio riesci perfino a sentire la lama della ghigliottina scendere tra i due montanti.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

«C’era una pace d’amore nella natura che incantava e avrebbe reso poeta anche me, Gianbattista Bugatti detto Mastro Titta, che in fatto di versi conosco solo il rantolo dei miei impiccati e i queruli lamenti dei giustiziandi paurosi»

Autore: redazione

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