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Marta e le storie del vento | Lucia Verrilli

La trama

Anno 2031. La vita di Marta, giovane ragazza figlia di uno scienziato visionario, viene sconvolta da una serie di eventi incredibili. Per salvare Mario, bambino affetto da ADHD, dalla terribile prigione in cui è rinchiuso, si ritroverà protagonista di un viaggio dove realtà e magia si incontrano. Grazie all’aiuto di Milly, gatta dall’inesauribile astuzia, e di Leo, creatura magica del bosco, Marta risolverà il grande mistero che da secoli si cela dietro alla scomparsa di molti bambini: scoprirà così un nuovo mondo pieno d’amore e di speranzaLucia Verrilli Marta e le storie del vento

Collocabile nel genera fantasy, Marta e le storie del vento è un’opera che potremmo definire avventurosa, affettiva e pacificatrice.

Blick si avvicinò al bambino, di poco più piccolo di lui e gli porse la mano. – Grazie! Grazie davvero! Senza il tuo aiuto finirei di nuovo nelle mani di quella strega. Per me sarebbe peggio che morire. Mi hanno portato via dai miei genitori, non ho più ricordo di loro e mi hanno costretto a fare cose di cui mi vergognerò sempre. Grazie, grazie tanto!

Il ragazzino smise di piangere gli strinse la mano senza dire nulla. Lo guardava con gli occhi ancora bagnati e la bocca sempre ricurva in una smorfia di dispiacere, ma ora il suo volto si distese.

L’autrice Lucia Verrilli sviscera tematiche universali, trattandole con un piglio mirato al coinvolgimento totale del lettore. La famiglia, intesa come base di un rapporto profondo che determina chi siamo; l’amicizia, dono spontaneo che nasce tra poche rare persone e ha la capacità di rendere la vita più leggera; l’avventura, ossia quella voglia di scoprire cose nuove, di allargare i propri orizzonti, non dimenticando che “nulla succede per caso”. Questi i temi ben radicati nel romanzo protagonista della nostra presentazione, che la nostra autrice ha dedicato alla nipote, che all’epoca della stesura aveva 15 anni. Ma la dedica si allarga, rivolgendosi a tutti gli adolescenti, non solo anagrafici, bensì anche a coloro che lo sono dentro.

Per motivi di lavoro l’autrice ha passato del tempo nelle scuole ed è rimasta molto colpita dal grande numero di ragazzi con problemi di iperattività, e non solo. Questa ‘scoperta’ l’ha portata a riflettere soprattutto su quello che accade nel mondo intorno agli esseri più fragili, indifesi e sensibili. Così le è venuta in mente una storia diretta a generare una ‘zona di riscatto’ per queste persone, seppur in maniera fantasiosa e avventurosa. Nelle fondamenta del riscatto trovano spazio svariate azioni supportate da una spontanea solidarietà tra i personaggi, e da un’autentica amicizia. Beni preziosi per conquistare traguardi personali che hanno il sapore della felicità. 

L’autrice

Lucia Verrilli è nata e cresciuta in Svizzera. All’età di diciassette anni si è trasferita in Italia con la famiglia che voleva tornare nella propria terra di origine. Ha vissuto prima a Udine, poi a Perugia, dove attualmente risiede. Laureata all’Accademia di Belle Arti, coltiva con impegno e passione i suoi interessi artistici realizzando incisioni, dipinti, fotografie e, ovviamente, scrivendo. Passioni che ha ereditato, sin dalla tenera età, dal padre, un bravo pittore. L’autrice di Marta e le storie del vento organizza mostre di pittura in Italia e anche all’estero. Per vivere svolge qualsiasi lavoro le permetta di avere sufficiente tempo per dedicarsi all’Arte.

Ma quando nasce in lei l’amore per la scrittura? Nasce da adolescente scrivendo diari, dalla necessità di raccontarsi, però in questa fase, senza ancora mostrarsi; in maniera completamente intima e riflessiva solo per affermare che ci sei e che il mondo visto con i tuoi occhi ha questi colori -ci racconta – in seguito con i colori ci ho lavorato davvero diventando una pittrice, ma il gusto per la parola scritta, seppur momentaneamente nell’ombra, è sempre rimasto. Si è ripresentato in età più matura, all’improvviso per un’immagine che aveva colpito la mia immaginazione e che mi sembrò magica, quasi un richiamo, a qualcosa che non poteva più essere sintetizzato in una forma su una tela. Aveva bisogno di dispiegarsi e far scaturire luoghi che avevano suono, pensiero, emozioni da raccontare, perché erano state vissute, e perché ciò che è stato vissuto intensamente non vogliamo che vada dimenticato. E proprio per questo non poteva più restare nascosto in un diario. Andava rivolto ad altri”.

Marta e le storie del vento avrà un seguito. Infatti, l’autrice è già a lavoro per portare avanti le vicende dei protagonisti che sono tutt’altro che concluse e dare voce a nuove avventure.

QUI la nostra intervista a Lucia Verrilli.

Lo stile

Lo stile di Lucia Verrilli è caratterizzato dall’uso di un linguaggio semplice, non forbito né ridondante. A tal proposito si potrebbe citare, per un paragone, Joel Dicker. Il tono impiegato dalla nostra autrice è molto discorsivo e alterna dialoghi a riflessioni e brevi descrizioni.

Non so allungare di molto la rappresentazione dei luoghi a differenza di Stephen King che riesce a sviscerare un semplice oggetto descrivendone quasi la genesi. Sono sintetica per amore della scorrevolezza della narrazione e per natura – ci dice e aggiunge – di autobiografico in Marta e le storie del vento c’è la voglia di libertà, il desiderio di superare i propri limiti, la voglia di affermare ciò che vale e di saperlo distinguere dal falso, lo stupore verso tutto ciò che esalta il cuore”.

Il romanzo in oggetto si rivolge ai bambini che stanno per diventare adulti o già lo sono, ma mantengono vivo il loro stupore per il mondo circostante e per le piccole (grandi) cose del quotidiano. La natura, i rapporti umani preziosi come le amicizie, le conquiste del proprio io. Tutto ciò li incanta e li attira. Ed è per questa ragione che la lettura di Marta e le storie del vento si propone come il viaggio d’inchiostro ideale per chi è adolescente davvero, soprattutto dentro.  Trattandosi di una favola non è adatta a chi ama principalmente le storie solo autobiografiche o di interesse storico-cognitivo.

Ma chi ha maggiormente influenzato e ispirato la Verrilli, come lettrice prima e come scrittrice dopo? “Non posso non citare J. K. Rowling e la sua saga di Harry Potter. Questa brava scrittrice mi ha tenuta incollata alle pagine dei suoi racconti fino alla fine. Era un’insegnante, e ha saputo trasformare la sua esperienza di vita in un grande racconto, che non a caso si svolge in una scuola. Il mondo dei maghi da lei raccontato non è una fuga dal mondo reale, ma una dimensione parallela dove nonostante le capacità prodigiose dei protagonisti, le regole vanno rispettate e a volte trasgredite, per parlare del coraggio, dell’amicizia, dei fallimenti e del rialzarsi da questi, della perdita, della morte e dell’amore in tutte le sue forme. Ciò che avviene con l’auspicio della magia è soltanto un gioco che potenzia la nostra capacità di riconoscere ciò che è bene e ciò che è male, e ci fa battere per l’uno o l’altro, la scelta è libera, ma con un’arma non violenta: il pensiero. É uno specchio che non rimanda la nostra immagine palesemente, ma ne svela una che sta più in fondo. Questa è la vera magia. Un altro autore è Stephen King. Lo trovo geniale nell’inventare storie che in un primo momento ti catapultano in un ambiente reale per la sua crudezza, che lui sa descrivere con dovizia di particolari e di sensazioni quasi maniacali. Il fine delle sue storie però non è la drammaticità in sé, non è tanto il creare uno shock emotivo, che comunque sa creare bene. I suoi romanzi nascondono una visione filosofica, un messaggio di grande profondità. In Le ali della libertà, che si snoda tra le violenze dell’ambiente carcerario, lui ci parla di speranza, e di come questa faccia la differenza tra sentirsi veramente vivi o semplicemente sopravvivere. Per ultimo mi viene in mente un giovanissimo scrittore di Ginevra: Joel Dicker. Mi piace molto la sua capacità di costruire una storia con sequenze alternate (un capitolo parla di una cosa, il successivo di un’altra e cosi prosegue). Queste si ricongiungono solo verso la fine dandoti finalmente il quadro complessivo, senza mai farti perdere il filo del racconto e creando così una tensione narrativa che mai viene meno. Ma non è solo il metodo che mi attira. Sono gli argomenti. In Il libro dei Baltimore riesce a creare una tale empatia con i personaggi, che descrive con affetto familiare non tralasciando un’attenta lettura psicologica di questi, che non ti permettono di mettere da parte il racconto. Perché descrive un ambiente quotidiano, rapporti semplici tra persone che però a livello emotivo suscitano vibrazioni molto alte e hanno inaspettatamente dei risvolti straordinari. Potrei parlare di molti altri, ma preferisco fermarmi qui, perché come tutti sicuramente già sanno, uno scrittore è prima di tutto un lettore appassionato”.

Autore: redazione

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