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Casi scottanti e birre gelate | Marina Caserta

La trama

Michele Martello, Mike Hammer per gli amici, e Francesco Bono, detto Sonny, sono i due cugini proprietari della Private Investigation di Palermo, un’agenzia specializzata nel pedinamento di coniugi infedeli. E, proprio mentre indagano su un ordinario caso di infedeltà domestica, la loro amica Nadia li convince a indagare sulla scomparsa di un senzatetto fuori dal comune. Quello che a prima vista si presenta come un caso di allontanamento volontario, si complica molto presto e i due, aiutati dalla ‘cazzutissima’ ispettrice di polizia Mary Abbate, si trovano a indagare su qualcosa di molto più ampio e terribile… Copertina casi scottanti e birre gelate

Sembra che la scomparsa di un barbone non interessi a nessuno, neanche a Padre Grasso e ai volontari della sua Missione, che dovrebbero occuparsi dei senzatetto sparsi per le strade di Palermo e che, invece, per motivi misteriosi, sembra che abbiano tutta l’intenzione di ostacolare il corso della giustizia…

Casi scottanti e birre gelate di Marina Caserta si presenta come un testo ingravescente, noir, ma anche ironico. Un giallo ricco di suspense, che ha come tema centrale, a dispetto dello svolgimento della storia, l’amicizia che lega i vari personaggi tra loro e il non prendere niente sul serio, che è veramente difficile in alcune circostanze. La capacità di ironizzare su tutto permea il romanzo e ciò ha permesso alla stessa autrice di imparare molto dai suoi personaggi, aprendosi a una maggiore ‘leggerezza’.

Il titolo dell’opera in esame la dice lunga: si parla di casi scottanti, davvero, anche se non sembra, all’inizio; si parla anche di birre gelate, in antitesi. E di tanto altro ancora. Di investigatori privati, poliziotti (una sola) e amici che parlano del caso facendo brainstorming con una birra gelata davanti. In modo informale, ma estremamente efficace. Questi aspetti sembrano ‘urtare’ con l’odiosa tendenza italiana di vestire di pomposità ogni aspetto relazionale. La Caserta ha voluto scardinare proprio tale tipo di rapporti tra le persone, dando spazio a un modo di intendere le interazioni più fresco, spontaneo e diretto.

Eravamo proprio una coppia bislacca. A vederci non ci avreste dato una lira, eppure io e mio cugino avevamo messo su una bella agenzia di investigazioni. Eravamo sempre stati molto legati io e lui. Forse perché, essendo i più sgangherati della famiglia, avevamo fatto comunella; forse ci facevamo forza l’uno con l’altro o chissà cos’era. Fatto sta che, alla veneranda età di ventisette anni, decisi di fondare questa agenzia, la “Private Investigation”, ovvia citazione, purtroppo ignorata dalla maggioranza dei nostri clienti, di un mitico brano dei Dire Straits, contenuto in un album ancora più mitico, e, ovviamente, scelsi come socio il mio cugino strambo.

L’autrice

Marina Caserta è nata a Palermo nel 1973, dove vive e lavora come Pediatra. Appassionata lettrice da sempre, è scrittrice di gialli e thriller per passione e per necessità. La scrittura, infatti, costituisce l’unica via per sublimare il dolore e l’angoscia che incontra quotidianamente nel proprio lavoro. Ha autopubblicato due libri con Amazon KDP.

Ma come nasce il suo amore per la scrittura? Ce lo rivela la stessa autrice del giallo Casi scottanti e birre gelate: “Il mio amore per la scrittura nasce quando ho imparato a tenere in mano la penna. Sono sempre stata molto timida e mi sono resa conto molto presto che, scrivendo, riuscivo a esprimere le mie idee e i miei pensieri in una forma che mi faceva sentire più protetta. Al tempo stesso mi sono resa conto che, davanti al foglio bianco, potevo essere chiunque, potevo dare voce a regine, fate e ad animali, senza alcun limite. Da allora non ho mai smesso di scrivere: diari, lettere, racconti, romanzi. Nel tempo, ho smesso di scrivere di fate, forse mi sono scontrata con la realtà e mi sono orientata per i racconti e romanzi gialli, noir e thriller. Probabilmente, trasferisco nei romanzi i sentimenti negativi che sperimento ogni giorno”.

La grande passione per l’arte dello scrivere è messa in bella mostra proprio in Casi scottanti e birre gelate, un’opera che si rivolge a tutti gli amanti del giallo e del thriller e che Marina dedica a tutte le persone a cui piacerà, in quanto non l’ha scritto pensando a qualcuno, bensì perché la divertiva farlo. “Qualcuno mi ha detto che, nonostante sia un giallo, l’ho fatto ridere. Non c’è complimento migliore!” ci dice.

Per conoscere meglio Marina Caserta leggete QUI la nostra intervista.

Lo stile

Qual è il mio stile? Rispondo con un commento che mi è stato rivolto da alcuni lettori del mio libro precedente: il mio stile ricorda Faletti. Ecco, se fosse vero sarebbe un grande onore, per me!” ci rivela Marina Caserta, senza dubbio felicissima di questo paragone.

Mentre, Casi scottanti e birre gelate, la sua creatura ‘gialla’, potrebbe essere collegata, per diversi aspetti, alla collana di Hap e Leonard, i personaggi creati da Joe R Lansdale, anche se con ovvie differenze: per il carattere dei personaggi e per l’atmosfera le somiglianze sussistono, ma per la storia narrata ci si discosta. Inoltre, in parte Caserta, con la sua scrittura e il suo romanzo, potrebbe ricordare Santo Piazzese, che del territorio palermitano fa una specie di personaggio pulsante.

Per quanto concerne il piano autobiografico è da riscontare, in riferimento all’autrice, la consuetudine alle birre gelate e a cercare di pensare alle cose serie anche con leggerezza, nonché qualche amico che per alcuni tratti ha ispirato i personaggi presenti nel testo oggetto della nostra presentazione.

Ma cosa ha offerto l’input, nel concreto, per la stesura di Casi scottanti e birre gelate? “Ho letto un fatto di cronaca, ma adesso non ricordo più a quando si riferisse, di un barbone che era stato picchiato da alcuni ragazzi per gioco, a Palermo – ci racconta l’autrice – poiché succede periodicamente in tutti i posti del mondo, ho pensato che questa categoria di persone, gli homeless, è esposta a ogni tipo di violenza, perché non ha nessuno che si prenda cura di loro. Infatti, il mio romanzo tratta proprio della scomparsa di un senzatetto. Per iniziare. Poi mi ha ispirato anche la mia città, Palermo, che non è scindibile da me e dai miei personaggi. É troppo piena di contraddizioni e, forse proprio per questo, di fascino, perché possa essere messa da parte”.

Autore: redazione

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