Intervista a Massimo Padalino, autore de "Il gioco" Intervista a Massimo Padalino, autore de "Il gioco"

Intervista a Massimo Padalino, autore de “Il gioco”

Massimo Padalino si laurea in Storia della musica. Inizia a scrivere di musica per vari magazine (tra cui Blow Up, Rockerilla, il Mucchio Extra). Pubblica tre libri per Arcana: due sui Beatles, e uno su Capossela. Approdato a Meridiano Zero dà alle stampe Space Is The Place.

Il gioco, suo primo romanzo, ottiene un riconoscimento al Premio Internazionale Mario Luzi.

Parliamo subito del tuo romanzo Il gioco. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Il gioco è un esperimento romanzesco a più voci condotto sui generi dell’entertainment, non solo letterario, quali: la commedia (anche nelle sue sfumature black e persino la commedia dell’arte), l’horror, il thriller, il romanzo teen e quello psicologico. A prevalere sono i toni del grottesco che scattano quando due piani criminali, fra i quali una rapina, danno il là a un’inattesa catena di eventi.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Il mio amore per la scrittura nasce dalla mia passione per la lettura, romanzi e saggi filosofici perlopiù, ma soprattutto dall’utilizzo della fantasia per creare orizzonti fittizi che raccontino il vero. E poi c’è la critica musicale, che pratico da molti anni, nelle riviste di settore e nei saggi, anche lei ha contribuito ad affinare le mie doti di scrittore.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Ci ho messo all’incirca quattro mesi. All’inizio c’è stato un sogno, di quelli fatti la notte: era la storia di una adolescente che assieme a sua zia, provetta assassina, si spostava di città in città, trovava dei fidanzatini e poi li uccideva, aiutata dalla zia, che in gioventù aveva fatto la stessa cosa e aveva imparato a farla franca. Poi venne l’idea della rapina…

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Il libro utilizza forme di humor al limite del grottesco che richiamano un po’ alla mente Gadda o persino Rabelais, anche per l’utilizzo a fini derisori di enumerazioni paradossali e parossistiche. Da un altro punto di vista, però, l’accuratezza nei dialoghi e nei dettagli dei fatti narrati e nella resa dell’atmosfera è debitrice di Stephen King.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

La colonna sonora perfetta per il libro è quella che io associo al meccanico razzista e pasticcione Cugino Berto, che sfrutta gli immigrati nella sua officina, adesca in rete le pischelle e nel mentre ascolta i pezzi più infuriati dei sudisti Lynyrd Skynyrd.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Leggete un libro un po’ diverso dal solito. Vi farà bene. Le librerie sono piene di storie strapiene di Kitsch involontario. La mia, al contrario, utilizza il kitsch e se lo fa amico. Parola di boy scout. Altro non ho da dirvi. Ciao.

Autore: Redazione

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