Intervista a Maurizio Caruso, autore de "Tutto è morbido come un cuscino" Intervista a Maurizio Caruso, autore de "Tutto è morbido come un cuscino"

Intervista a Maurizio Caruso, autore de “Tutto è morbido come un cuscino”

Maurizio Caruso è nato nella punta più meridionale della penisola e odia gli aspetti anagrafici. Da quando è in vita non fa altro che occuparsi di cose inutili e diventa ben presto un perdigiorno incallito. E’ sempre travolto da individui sghembi, più personaggi che persone tutte d’un pezzo e quindi non s’annoia mai. Scrive interviste e recensioni sulla piattaforma Mebook Social Network. Si presenta così l’autore che, nell’intervista che segue, ci parla di Tutto è morbido come un cuscino

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Si tratta di una raccolta di racconti narrati in prima persona, una sorta di autobiografia spezzettata. Le trame sono ben 19. Sarebbe lungo definirle tutte in questo spazio. Sono un misto di racconti di viaggio, racconti di vita vissuta, ricordi di piccoli traumi infantili, di fatti che mi hanno segnato nel profondo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

All’incirca a dodici anni con un mio compagno di classe fantasticavamo di personaggi che provenivano da un mondo nomade che andavano al di là delle convezioni sociali. Queste etnie riescono a conquistare il mondo, a colonizzarlo, attraverso delle guerre vinte a colpi di alito puzzolente. Ovviamente l’intento era grottesco, una presa di posizione nei confronti delle armi, di impegno antimilitarista.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Essendo una raccolta di racconti il processo di scrittura si è dilatato in un tempo abbastanza lungo, all’incirca tre anni. Le atmosfere e gli ambienti sono tanti. Si passa da un racconto che parla del trauma vissuto da una professoressa durante il periodo del liceo fino a quello che parla del mio rapporto con il catechismo e con una suora piuttosto severa.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Anche se io non ho mai avuto uno scrittore preferito, credo di essere debitore nei confronti di Jack Kerouack. Sopratutto nella sintesi delle descrizioni dei personaggi. Per il resto credo di aver adottato stili diversi in base al tipo di racconto e all’argomento trattato.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Ci metterei dei brani di musica soul, stile Sam Cooke, Otis Redding, ma anche del buon blues sanguigno ed elettrico, fino ad arrivare ad un pezzo degli Rolling Stones che io amo tanto ossia “Shake your hips” ma anche del jazz che fa un uso espressivo e romantico dei fiati.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Usare la scrittura come un’arma non sarà mai un male, contro coloro che ci vogliono nascondere certe verità. Leggiamo e manteniamoci vivi e combattivi.

Autore: Redazione

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