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Intervista a Mattia Nocchi autore de “Come cerbiatti sulle strisce pedonali”

Come cerbiatti sulle strisce pedonali Mattia NocchiMattia Nocchi, classe 1979, Toscano. Batterista mancato, giornalista. Ha diretto la prima radio universitaria italiana, a Siena, prima di lavorare nel mondo delle emittenti nazionali (Rtl 102.5 e soprattutto Radio 24 – Il Sole 24 Ore). Da qualche anno si occupo di comunicazione istituzionale e altre stranezze. “Pendolare indefesso, per non annoiarmi troppo, leggo più che posso e ogni tanto scrivo”.

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Due storie che si inseguono a cavallo del Novecento, tra Italia e Stati Uniti. Tra concerti rock e bombe anarchiche inesplose, tra i mondiali di calcio del 2006 e campi di prigionia in Texas. Un filo sottile unisce Federico, giornalista televisivo nei primi anni duemila e Giano, contadino della mezzadria toscana negli anni ’40. Un emozionante viaggio alla ricerca di un segreto nascosto dal tempo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Il mio amore per la scrittura è figlio dell’amore per la lettura. Non mi considero uno scrittore, ma di sicuro sono un lettore vorace. Prima di cimentarmi nell’impresa emotiva del mettere assieme un romanzo, superare il pudore che ti fa dire “ci sono, leggetemi”, ho letto molto e sperimentato tanto.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

Quasi due anni. Una prima stesura che prevedeva quasi il doppio delle pagine è stata asciugata per mesi. A questo si somma un’accurata ricerca storica sulle scene raccontate, ad esempio sulla vicenda poco conosciuta dei cinquantamila soldati italiani finiti nei campi di concentramento negli USA durante la seconda guerra mondiale, che fanno da sfondo alle vicende di uno dei protagonisti.

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Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

A lungo mi sono interrogato se avevo sotto mano due romanzi (la storia della generazione di Federico e dei ventenni dei primi anni duemila e quella storica di Giano), ma la lezione di “Ogni cosa è illuminata” di Johnatan Safran Foer, mi ha suggerito come complicare un intreccio in modo leggibile ma complesso. Tra i miei autori preferiti cito anche Calvino, Carver, De Lillo, Munro.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

Da amante della musica, il romanzo è accompagnato da una colonna sonora che mi sono premurato di citare al termine del libro. Non sono le mie canzoni preferite, ma quelle a mio avviso adatte ad alcune scene o a certi personaggi. Si va da Modugno agli Afterhours, da Elvis Presley ai Chemical Brothers, dai Dinosaur Jr. a Gustav Mahler e Keith Jarret.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Come diceva Borges: che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

Autore: Redazione

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