Intervista a Valentina Paoletti Lombardi, autrice de "Il Treno delle 8.28" Intervista a Valentina Paoletti Lombardi, autrice de "Il Treno delle 8.28"

Intervista a Valentina Paoletti Lombardi, autrice de “Il Treno delle 8.28”

Il Treno delle 8.28

Valentina Paoletti Lombardi nasce a Livorno, dopo il diploma scientifico si iscrive all’università di Pisa, facoltà di Scienze Politiche, dove consegue la laurea con una tesi in sociologia della comunicazione sul cinema di fantascienza. Attrice, autrice, acting coach per OSCE. Amante della poesia e dell’arte. Vive tra Roma e Livorno. In questa intervista ci parla del suo Il Treno delle 8.28

Parliamo subito del tuo ultimo libro. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Parla di questo Treno delle 8.28 che Letizia, la protagonista, ragazza universitaria, non riesce mai a prendere…ed esiste un motivo particolare. Chi ha letto il romanzo (breve) e chi lo ha recensito ha trovato difficoltà’ nel collocarlo: tra il visionario e il sociale con uno sguardo alla fantascienza e al genere olistico.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Scrivo sin da bambina , ero solita scrivere i diari che ho tenuto dai 7 ai 20 anni, poi già a 9 volevo scrivere un libro (pretenziosa!) intento che abbandonai per preferire le bambole. Poi a 16 anni scrissi un romanzo ambientato in uno studio radiofonico mai pubblicato. Poi vennero le poesie e i racconti e questo Treno delle 8.28, che ha avuto una gestazione un po’ lunga.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere questo libro? Descrivi un po’ l’atmosfera e l’ambiente, lascia che i lettori possano immaginarti mentre sei intento a scrivere.

In un mese senza rendermi conto del tempo che trascorrevo: guardavo l’orologio alle 9 del mattino alzavo gli occhi alle 17 del pomeriggio, a volte dimenticandomi di pranzare. Questo nel 2014. Altri 2 mesi poi di editing. Ma l’idea, direi il soggetto usando un termine cinematografico, venne durante i miei 20 anni quando frequentavo l’università proprio come la protagonista.

LEGGI ANCHE:  Gli anni del nostro incanto | Giuseppe Lupo

Sappiamo che hai uno stile tuo, ma stando al gioco, a quale autore del presente o del passato ti senti (o aspiri) di somigliare e in quali aspetti? Fai un gioco analogo per il tuo libro.

Tra gli autori che stimo in miodo particolare ci sono: Doris Lessing, Ray Bradbury, P.k.Dick, Italo Calvino, Prevert, W. Szymborska. Il romanzo risente dei miei studi fantascientifici: c’è della distopia in esso, ma non solo.

Se dovessi consigliare una colonna sonora da scegliere come sottofondo durante la lettura del tuo libro, cosa sceglieresti?

La musica è stata fondamentale nella stesura del romanzo: mentre scrivevo ascoltavo i pezzi che poi sono citati, mi sono lasciata andare alle emozioni che suscitavano quelle musiche creando così quasi un romanzo sensoriale (come alcuni lo hanno definito). Quindi: Mesecina di Bregocic,Nuotando nell’aria dei Marlene, Heroes di Bowie, The man i love di Gershwin, quella di Star Wars e Indiana Jones.

Un’ultima domanda per salutarci. Rivolgiti ai nostri 300.000 mila lettori, con un tweet in 140 caratteri.

Che il viaggio abbia inizio! Alle 8:28 (orario palindromo) un treno passa dalla stazione di Città. E’ il treno che la protagonista, Letizia, non riesce mai a prendere. Perché?

Autore: Redazione

Condividi Questo Post Su